PERCHÉ… l’editoriale di Francesca Fiocchi

Innanzitutto perché chiamarlo editoriale. Beh, è semplice: queste poche righe danno il senso del blog, del perché io e il mio stimato collega Carlo Aguzzi siamo qui a scrivere, a raccontare il vino e chi il vino lo fa, togliendo tempo prezioso alle altre nostre occupazioni. Siamo in tanti a parlarne, è vero. Ma ci siamo anche noi a dire la nostra in piena libertà e autonomia, onesti prima di tutto con noi stessi. Qualche tempo fa una conoscente mi ha chiesto:”Ma perché vuoi fare un blog?”. Alle domande banali non rispondo, e infatti non ho risposto, perché ho tanti difetti ma quello dell’essere banale per fortuna non mi appartiene. Detto questo, amo scrivere e amo il vino. Profondamente. Intrinsecamente. Io sono così, sono questo. A quattro anni ho preso in mano la prima penna e non mi sono più fermata: vero amore a prima vista. Quello per il vino è arrivato un po’ più tardi, anche se fa parte da sempre della mia storia personale e famigliare. Ricordo annate eccezionali e vendemmie strepitose in braccio a mio padre, maestro vinaio della valle Versa, che di vino ci capiva più di mille enologi messi insieme. E vi assicuro che non è un giudizio dettato dall’amore di una figlia per il proprio genitore. Nel vino c’è la mia infanzia, la persona che sono oggi proprio grazie a quella infanzia, la mia famiglia. Scrivere è comunicare tutto questo al mondo.

Qui troveranno spazio i grandi produttori con le loro cantine, dei i quali è più facile scrivere, ma anche le piccole realtà semisconosciute, delle quali scrivere può diventare più complicato perché poco avvezze alla comunicazione. Lì fuori c’è un universo di gente che lavora in maniera strepitosa producendo quelle eccellenze del nostro made in Italy di cui tutti – e per primi lo devono essere, e senza gelosie, gli altri colleghi vignaioli- andar fieri. Non deve essere una guerra tra poveri ma una condivisione di pezzi di vita. Io ho una vinicola mia ma scrivo anche di altri piccoli e grandi imprenditori agricoli, senza alcuna rivalità, perché amo questo settore e sono orgogliosa di puntare su prodotti che meritano delle riflessioni. In una bottiglia non c’è solo un vino: c’è cultura, storia, tradizioni, il lavoro di un anno o di anni di una famiglia. C’è l’amore, la passione, l’emozione. Perché il vino è proprio questo: scambio di emozioni dal vignaiolo al consumatore finale. A noi non interessa far notizia sulla pelle degli altri. Consapevoli, la sottoscritta in prima persona, della fatica che è tirar su una vite e coltivarla, aspettando anni perché dia i primi frutti. Parleremo delle eccellenze, solleveremo delle problematiche territoriali, senza discriminare nessuno. E se dovesse capitare, chiediamo scusa in anticipo. Una cosa è certa: non saremo schiavi del potere, con i suoi compromessi e le sue logiche contorte, di quel potere che inquina il mondo e purtroppo, e in buona parte, anche il settore vitivinicolo. Mi piace utilizzare un’espressione della mia cara amica catalana Rocio, presa in prestito dal gioco del baseball: “battitori liberi”. Sì,  è proprio questo quello che saremo.

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