POVERO OLTREPÒ di Carlo Aguzzi

La vicenda della crisi vinicola in Oltrepò Pavese non è più un “privilegio” del territorio: è notizia recente che al caso della Cantina Terre d’Oltrepò si sta interessando anche il Ministro delle Politiche Agrarie, retto da Maurizio Martina. Meno male, vien da dire! Che si faccia chiarezza in fretta, senza “sconti” o “perdoni”. Ormai la domanda che mi rivolgono in molti è la solita: “ma cosa combinate in Oltrepò?”. Hai un bel daffare a spiegare che comunque non si tratta di una frode alimentare dannosa per la salute ma “semplicemente” di una grande frode commerciale ai danni dei consumatori. Mi trovo inascoltato quando spiego che l’Oltrepò non è solo quello che si legge ma è fatto da una moltitudine di vignaioli onesti e volonterosi, che passano la vita tra la vigna e la cantina. La gente mi guarda perplessa…E poi acquista vini di altre zone.

Il danno all’immagine del nostro Oltrepò è palesemente visibile. Ecco perché auspico che la vicenda si risolva in fretta, e che magari si investa in una operazione di pubblicità tendente al volto pulito del territorio. Certamente le mancate dimissioni del Cda di Terre d’Oltrepò, oltre ad una caduta di stile, non sono una buona carta di presentazione, così come ritengo un errore quello di riconfermare nelle elezioni di inizio anno il vecchio Cda (e quindi anche molti soci sono responsabili).

Ora che il patatrac si è verificato bisogna smettere di spararsi contro l’un l’altro: è necessario rimboccarsi le maniche e tirar fuori idee vincenti.

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, in una conferenza stampa, ha ribadito 3 punti, anzi 3 parole d’ordine che sono: apertura, riforma, impresa. Vediamo di analizzarle:

Primo. Apertura a Coprovi, Camera di commercio, Coldiretti, Cia, Distretto del vino… Sono un po’ perplesso e mi vien da dire “perché adesso?”. Non è di pochi mesi fa lo “strappo” tra consorzio e distretto del vino? Non si poteva collaborare prima? È vero che qui si parla di apertura, ma chiudiamo la stalla quando i buoi sono scappati!

Secondo. Riforma delle denominazioni. Punto più che giusto. Disciplinari che vanno rivisti, doc magari da ridurre, zonazione… Se ne parla da anni. Speriamo sia la volta buona!

Terzo. Occorre fare impresa, è vero. Perché in Oltrepò servono modelli d’imprenditoria vincenti. Allora mi vien da pensare che finora l’Oltrepò sia vissuto di improvvisazione, pressapochismo, mancanza di una guida. È altrettanto vero che in questi ultimi decenni il territorio non ha espresso un personaggio carismatico capace di far da traino agli altri, come è successo invece per la Franciacorta, il Piemonte, il Veneto. (Ah, quanto mi manchi caro Duca Denari…!).

Un passaggio della conferenza stampa che mi ha fatto sorridere è la frase che “il consorzio continuerà a collaborare con la Repressione Frodi e con gli organi ispettivi”, come Nas, Guardia di Finanza o, ormai ex, Guardia Forestale. Vorrei sperare che collabori, ci mancherebbe altro!!

Ecco, questi punti – peraltro tutti condivisibili – vorrei che venissero applicati il più presto possibile perché altrimenti come tante altre volte risulterebbero semplicemente lettera morta, da classificarsi alla voce “promesse”.

Concludo citando il professor Giuseppe Fogliani, fondatore e già direttore del centro studi di Riccagioia, che, proprio in merito a queste vicende, ha sentenziato:“Via dunque gli imbroglioni, gli egoisti, i malfattori e gli incapaci che attualmente occupano posizioni di comando nelle istituzioni pubbliche, nelle associazioni, negli enti privati e nelle aziende cooperative… Diamo spazio al virtuosismo che sicuramente ancora esiste nello spirito e nel corpo di molti oltrepadani ma che l’ignorante arroganza conferita dal Dio denaro legato al malaffare ha purtroppo represso”.

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