STOP AND GO NELLA MAREMMA GROSSETANA, TENUTA “POGGIO MANDORLO” di Carlo Aguzzi e Francesca Fiocchi

La Toscana è sempre stata tra le regioni italiane più all’avanguardia per tutto ciò che ruota attorno al mondo vitinicolo. Progressivamente ha conquistato un ruolo di primo piano nel panorama enologico nazionale tanto che oggi, insieme al Piemonte, rappresenta nel mondo il vino italiano di qualità. Quando si parla di grandi rossi toscani, vini prodotti essenzialmente con uve sangiovese, vengono subito in mente il Chianti, il Brunello di Montalcino ed il Vino Nobile di Montepulciano.

Alla fine del secolo scorso gli investimenti in vigna ed in cantina sono stati continui, con selezione dei vitigni e dei cloni più adatti, con sperimentazioni di nuovi uvaggi, comprendenti anche vitigni internazionali – che qui si sono ben acclimatati – come Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah, Pinot noir impiegati ed assemblati col classico Sangiovese.

Inoltrandoci nell’area senese-grossetana ci si imbatte inequivocabilmente in uno dei promontori simbolo della Toscana. Stiamo parlando del monte Amiata che, oltre a fornire il cinabro (usato dagli etruschi e dai romani sia come colorante sia per l’estrazione del mercurio metallico) è una risorsa locale con le sue pendici ricoperte di castagni ed ulivi. Perché l’olio prodotto in questa zona ha caratteristiche uniche: oltre a rese superiori rispetto ad altre zone, ha un contenuto di acidità particolarmente adatto per diete anticolesterolo.

Molte cose buon della vita capitano per caso, frutto di straordinarie coincidenze. E così è stato anche per noi, enoappassionati dalla notte dei tempi o, per usare un’espressione più cool, winelover per passione e per lavoro. Nei giorni scorsi, girovagando alla ricerca di questo olio, ci siamo imbattuti in una locanda, dalle parti di Seggiano, dove ci vengono servite gustose bruschette tipiche toscane, del pecorino ed un vino rosso stupendo, intrigante e profumatissimo, dal grande rigore varietale: La Querce dell’azienda Poggio Mandorlo. Qui, nell’Alta Maremma, dove il microclima è mitigato dai venti e straordinaria è la ricchezza dei suoli vulcanici, si creano le premesse ideali per produrre vini eccezionali. Sì, perché in questi luoghi baciati dal tepore è il terroir il vero protagonista.

Poggio Mandorlo prende vita nel 2001 da un gruppo di amici che decide di produrre vino in un territorio che offre innumerevoli potenzialità. Gli enologi Roberto Cipresso prima e Filippo Paoletti poi hanno saputo estrapolare tre affascinanti vini che regalano sensazioni intense e caratteristiche sia all’olfatto sia all’esame gustativo: la freschezza del Guardiano (Sangiovese e Merlot), l’affascinante bouquet della Querce (sempre Sangiovese e Merlot) e la potenza strutturale di Poggiomandorlo (Merlot e Cabernet franc), super Tuscan di qualità superiore. Proprio per provare il piacevole connubio tra Sangiovese e Merlot abbiano optato per il vino La Querce, espressione quasi in purezza del Sangiovese (85% di Sangiovese e 15% di Merlot), ottenuto da terreni di marne di arenaria e calcare.

Rosso rubino intenso, al naso si percepiscono i profumi tipici del sangiovese come la viola, la mammola e l’amarena e quelli particolari del merlot come l’erba tagliata e l’incenso. Sentori terziari di liquerizia e tabacco ci fanno capire il passaggio in legno. Al gusto è un vino ben equilibrato, di piacevole beva, con tannini setosi e non invadenti. Quattordici i gradi. Perfetto in abbinamento con paste al ragù di carni o funghi, è ottimo con le carni rosse come la guancia di manzo in umido o scottiglia, nonché con formaggi semistagionati.

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