ITALIAN LIFESTYLE, BRAND DI QUALITÀ di Francesca Fiocchi

Mi capita di viaggiare, per lavoro e per passione. E devo dire che ciò che mi inorgoglisce di più, rendendomi fiera della mia appartenenza territoriale, è che quando dici “prodotto italiano” dici “qualità”. La qualità è in tutto quello che gli artigiani italiani producono. Insita nel loro Dna. È nei vini, riconosciuti e ricercati in tutto il mondo. Il Bel paese è simbolo di un lifestyle che abbraccia la buona tavola, la moda, l’arte, la cultura, il gusto: in una parola, quel “buon vivere” di cui noi italiani siamo maestri. E che si riflette in una joie de vivre che contamina ogni cosa: dal bicchiere di vino all’arte millenaria, che a ogni passo ci circonda facendoci sentire parte, e protagonisti, di una tradizione che non ha precedenti nella storia. Ed è proprio in virtù di questa storia e delle nostre radici che all’estero siamo rispettati.

Una qualità che è testimoniata anche dai dati dell’Osservatorio di Vinitaly. L’Italia si conferma leader nella produzione mondiale di vino, anche se in leggera diminuzione rispetto alla Francia: nel 2014 le cantine hanno toccato il record delle quantità esportate con 20,4 milioni di ettolitri (+0,8%) e un valore di 5,11 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto al 2013.  Nel 2014 siamo stati il secondo esportatore mondiale per quantità, dietro alla Spagna, e per valore, dietro alla Francia. Fenomeno in continua ascesa è quello dei nostri spumanti (+18% a volume,+14% a valore), grazie alla spinta del Prosecco, che rappresenta il 59% dello spumante esportato. Merito anche dell’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Ma chi beve di più? Sono gli americani. Secondo Coldiretti, l’Italia è il principale fornitore di vino negli Stati Uniti con 2,4 milioni di ettolitri. Ed è proprio il brand enogastronomico di qualità di cui possiamo fregiarci a rafforzare questa tendenza. Tra i vini più richiesti dal mercato d’oltreoceano figurano Prosecco, Pinot grigio, Barolo, Chianti e Brunello di Montalcino. A ruota, gli altri mercati rilevanti sono: Germania, Regno Unito (dove spopola il Prosecco), Canada, Svizzera e Giappone. In Russia i vini più consumati sono quelli piemontesi e toscani. Anche nel Nord Europa il vino italiano sta prendendo piede, a scapito di quello francese.

Ci difendiamo bene all’estero ma è il momento di fare i conti con una realtà in evoluzione per l’emergere sugli scenari mondiali di nuovi attori come gli stessi Stati Uniti, l’Argentina, l’Australia e anche la Cina, che hanno scardinato lo scacchiere vitivinicolo internazionale, frastagliandolo. Se nei primi anni del secolo scorso tre Paesi (Francia, Italia, Spagna) costituivano l’80% della produzione mondiale, oggi per raggiungere quel dato bisogna mettere insieme almeno dieci Paesi. L’Italia deve già da ora guardare al futuro e i produttori devono essere pronti a partire per investire nei nuovi territori emergenti, con strategie di marketing più competitive. L’obiettivo finale è quello di portare il consumatore che sta dall’altra parte del mondo nelle nostre cantine, fidelizzarlo, creando un rapporto diretto con il vignaiolo-produttore. È su questo rapporto che si giocherà la sfida del futuro, orientando le scelte del consumatore. Il vino non è un oggetto di consumo voluttuario ed edonistico. Dietro il vino, c’è l’uomo con le sue ambizioni, con le passioni, con i sogni, con i progetti in vigna e di vita. Ecco perché un bicchiere di vino non è solo un bicchiere di vino. Quando degustiamo (attenzione: non si dice mai “bere” il vino!) assaporiamo il territorio con la sua storia, le tradizioni e i segreti che sono tramandati di generazione in generazione, e che vengono “consegnati” al consumatore con tutto il loro carico di emozioni. Il vino ci porta un piacere immediato, sì. Ma ce ne porta anche uno secondario, non meno importante: la conoscenza. Degustando si arricchisce il nostro bagaglio di informazioni, di cultura, di vita. Ma perché questo accada bisogna andare sul posto, visitare le cantine e parlare con la gente per capirne la storia che sta alle spalle. È questo che fa la differenza tra un bicchiere di vino e un altro.

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