L’ACCENTO SU “OLTREPÒ”… E ALTRI ERRORI di Carlo Aguzzi

Torno a parlare di Oltrepò per risolvere una querelle linguistica che appassiona e divide da anni. Proprio in queste serate, passate con gli amici di Montù Beccaria per l’Agosto montuese, la rassegna dei vini locali giunta alla cinquantunesima edizione, si è tornati sul fatidico problema: “Oltrepò” si scrive con l’accento sull’ultima “o” oppure senza? Già qualche anno fa il professor Paolo Pulina, scrittore e funzionario delle Provincia di Pavia, si era posto il quesito, schierandosi tra coloro che difendono l’accento con argomentazioni diverse e precise, a tal proposito citando il linguista Aldo Gabrielli, lo storico Giulio Guderzo, il coautore del dizionario di ortografia e pronunzia Tommaso Borri ed altri ancora.

Per quanto mi riguarda sono anch’io un convinto assertore dell’accento finale. Da tempo immemorabile. Da quando cioè, giovane sommelier in servizio presso un supermercato di Como, mi sentii chiedere da una simpatica acquirente in quale regione si trovasse l’Oltrepo, letto su una etichetta di Bonarda, in quanto lei era a conoscenza solo dell’Oltrepò pavese. Da allora iniziò la mia piccola battaglia. Contattai la camera di commercio di Pavia ed il consorzio dei vini, consultai libri e manoscritti di vecchia data. Ebbene, tutte le fonti consultate erano per l’accento. Basta controllare il logo del consorzio dei vini (o semplicemente guardare la voce nell’elenco telefonico) tanto per averne un esempio immediato. Anche in certe stampe antiche riproducenti il nostro territorio si legge “Oltrepò” accentato. Solo quando la parola viene disgiunta e scritta in “Oltre Po” l’accento scompare.

Gianni Brera, mio impagabile maestro, scrive la parola in questione con l’accento (vedi i volumi “La pacciada”, “Una provincia a forma di grappolo d’uva” ); così pure Mino Milani (“Strade d’Oltrepò”, “Quei due anni di amore e di guerra”). Mi sembra di aver citato abbastanza esempi e quindi mi fermo qui con la speranza di vedere carte dei vini ed etichette con la dicitura precisa. Purtroppo, su molte etichette dei vini oltrepadani, anche quelle con il marchio del consorzio, si riporta ancora la dicitura “Oltrepo”.

L’errore appena citato non è il solo che si può leggere scorrendo carte di vini e di menù. Generalmente sono errori superficiali, dovuti per lo più alla scarsa conoscenza dei nomi. Così il “Bianco di Custozza” suona meglio di “Custoza” oppure “Valcaleppio” può sembrare più corretto del vero “Valcalepio”. In un supermercato della Brianza ho letto un cartello promozionale di “MuellerThurgau” proprio accanto ad un “Muller Thurgau” di un’azienda concorrente.

Certamente i nomi stranieri inducono a compiere sbagli ma basterebbe una semplice rilettura del testo o dell’etichetta. Si eviterebbe di legger “Sovignon” anziché “Sauvignon” oppure “Whiscky” al posto di “Whisky” e così via. Anche certi menù contengono perle da ricordare. Luciano Imbriani, grande giornalista e scrittore di enogastronomia, mi fece notare una sera in un ristorante di Fabriano, antica dimora settecentesca del Marchese del Grillo (ricordate il film interpretato da Alberto Sordi?), che nel menù vi era un piatto originale: le “malefatte di Onofrio”. Chiaro che si trattava di “malfatti”, ossia piccoli gnocchetti di pane, spinaci lessati, formaggio ed uova. In un’altra occasione lessi anche “boffet” al posto di “Buffet”. La prima parola non esiste nemmeno nel vocabolario francese. Per approssimazione possiamo trovare “bouffer” che significa “dirsene di cotte di crude”, oppure “sbafare”. Ma il corretto “buffet” significa “credenza, dispensa”. Termine che successivamente ha assunto il significato di “rinfresco, party”. Potrei continuare ma è meglio fermarsi: non vorrei incorrere anche io in qualche errore…

 

2 pensieri su “L’ACCENTO SU “OLTREPÒ”… E ALTRI ERRORI di Carlo Aguzzi

  1. D’accordissimo con Carlo – e lui lo sa…
    Mi permetto tuttavia di osservare che la grafia “Mueller” – semplificazione di “Müller” – è ammessa in tedesco, anche perché la “ü” di norma non si trova sulle tastiere non-germaniche.

  2. Come anche “menu” che sarebbe preferibile scrivere senza accento, in quanto resta a tutti gli effetti una parola francese (anche se ormai è accettata anche la versione con accento)…

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