CREIAMO FIDUCIA, NON MOSTRI di Francesca Fiocchi

Non facciamo in tempo a gioire dei bei risultati portati a casa dagli spumanti italiani, su tutti Prosecco, Asti e Franciacorta, record storico nell’export nei primi mesi del 2015 e immagine non soltanto di tre territori vincenti dal punto di vista spumantistico ma di una capacità italiana che come ha ricordato recentemente il ministro Maurizio Martina ha saputo reagire alla crisi e vincere la sfida globale, che restiamo sbigottiti di fronte alle polemiche delle ultime ore tra Slow Food e Albano Carrisi, reo (?), secondo l’associazione, di violare le regole sulla concorrenza leale per i prezzi troppo bassi dei suoi vini negli ipermercati Coop, politica dei prezzi stabilita nell’ambito di una campagna promozionale a durata limitata. Mi vien da dire che ci sarebbero altre magagne (e ben più grosse!) da sollevare nel Belpaese piuttosto che fare le pulci al cantante pugliese, che ho conosciuto nel corso degli anni durante alcune interviste non legate al mondo del vino e di cui ricordo una grande umanità e una profonda etica personale nel farsi portabandiera di un Sud ancorato a valori genuini.

Detto questo, per fortuna mi rincuora la bella notizia che leggo sul Corriere della sera, quotidiano al quale sono affezionata e sul quale ho scritto per diversi anni (pagine della Lombardia). La notizia che mi incuriosisce la riporta, per la precisione, il blog sul vino http://www.divini.corriere.it, ben scritta dal collega Luciano Ferraro, che di vini e produttori ci capisce. In maniera sobria ed elegante. Senza mai alzare i toni. Il titolo promette bene: “Etna, il vino che abbatte le case”. Approfondiamo. Un vignaiolo – ma non uno qualunque! – decide di buttare giù una casa perché rovina il paesaggio. Ferraro scrive: “…primo abbattimento volontario in Sicilia”. Vero. Lui, il protagonista, è Diego Cusumano, della storica famiglia dei Cusumano: un’azienda, la loro, che si estende da Palermo a Pachino, 530 ettari, 2,5 milioni di bottiglie e un fatturato di 16,5 milioni nel 2014. Ora Diego ha comprato 18 ettari sull’Etna per costruire una cantina unica al mondo: da una parete si vedono le radici delle viti soprastanti aggrapparsi alle rocce vulcaniche.Tutto sarà pronto entro novembre. Il nome è già deciso: Alta Mora. Una storia che racconta l’amore smisurato di un giovane per la sua Sicilia, e un colpo di fulmine: un pezzo di terra sull’Etna, che promette grandi vini, da tempo rincorso e finalmente diventato realtà. Diego è un vignaiolo colto, intraprendente, elegante. Con tanti progetti e sogni nel cassetto. Ma soprattutto con idee nuove. Condivido la scelta del Corriere di raccontare storie intrise di passioni e di vita perché l’Italia ne ha bisogno. Soprattutto in un momento così delicato. Bando alle ciance!

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