GAMBERO ROSSO ANTEPRIMA TRA ESCLUSI, CONFERME E NOVITÀ di Francesca Fiocchi

È iniziato il count down per la presentazione ufficiale della guida Vini D’italia 2016 del Gambero Rosso, il 17 ottobre a Roma. Il sito www.gamberorosso.it riporta – svelandole goccia a goccia – le anteprime regionali dei vini premiati con i “Tre Bicchieri”, massimo riconoscimento della guida, più nove premi speciali già online che sono il frutto, come si legge sul sito, di mesi di viaggi e degustazioni (che fatica!).

A colpire e a suscitare le prime polemiche in rete sono gli esclusi eccellenti, nomi altisonanti dell’enologia made in Italy, apprezzati e osannati dalla critica e dalle aste mondiali dove questi vini preziosissimi raggiungono quotazioni stratosferiche. Su tutti il Masseto, primo pregiato cru italiano nella storica place de Bordeaux – considerato il miglior investimento dopo il mattone e uno dei pochi vini che i ricchi scambiano con piacere – al terzo posto fra i cento migliori vini del mondo secondo l’enoguru di origini californiane James Suckling. Per l’autorevole critico di Wine Spectator il 2011 merita il massimo dei voti (100/100) e potrebbe arrivare ad oscurare la leggendaria annata 2001. Altra esclusione il Brunello Tenuta Nuova del viticoltore Giacomo Neri di Montalcino: l’annata 2010 ha preso il punteggio 100/100 niente meno che dal wine advocat Robert Parker, critico più potente del pianeta secondo The Wall Street Journal. Altri due grandi esclusi sono il Tignanello e il Solaia dei marchesi Antinori. Questi sono alcuni dei nomi che evidenziano le divergenti vedute tra critica nazionale e internazionale.

E i premiati? Si va dai produttori privati alle cantine sociali, molte delle quali hanno alzato l’asticella qualitativa in modo significativo in questi ultimi anni. Si parte dal Sud, con l’assegnazione di venti “Tre bicchieri” alla Sicilia, uno in più dello scorso anno, quasi un record, con l’Etna che fa da solo il 30 per cento. Altra perla nel panorama vinicolo targato made in Italy è la regione del Trentino Alto Adige, culla del Pinot nero di gran classe: cinquemila ettari vitati e ben ventisette “Tre Bicchieri” (divisi tra diciassette bianchi, nove rossi e un passito). La Sicilia e il Trentino Alto Adige, due regioni agli antipodi ma unite dall’eccellenza dei prodotti e da una filosofia di lavoro volta alla valorizzazione e al recupero dei vitigni autoctoni.

In Puglia, dei tredici “Tre Bicchieri” uno se lo è aggiudicato il Primitivo di Manduria Raccontami 2013, dell’azienda Futura 14, di proprietà di Bruno Vespa e dei figli Alessandro e Federico. Un vino d’eccellenza messo a punto da Riccardo Cotarella, enologo e presidente dell’associazione mondiale di categoria, che il giornalista condivide con Massimo D’Alema (e che insieme a Carlo Ferrini e Giuseppe Caviola conta più vini premiati). Un Primitivo che alla sua prima uscita ha ottenuto punteggi altissimi da tutte le principali guide del settore tanto da essere definito uno dei migliori vini italiani.

Accanto ai grandi territori espressione dei rossi per eccellenza come il Barolo, il Valpolicella, il Chianti Classico e il Montalcino che con l’annata 2010, una delle migliori di sempre, conquista diciotto “Tre Bicchieri”, record per un territorio, entra in scena a pieno diritto l’Etna, con le sue terre vulcaniche, che si aggiudica il premio speciale più importante “Rosso dell’anno”, scalzando dal trono il Barolo (l’anno scorso vinse il Riserva Villero 2007 di Vietti). Il Vigna Barbagalli Etna Rosso 2012 dell’azienda Pietradolce, dei fratelli Faro, è un nerello mascalese in purezza: ventun mesi in tonneaux di secondo e terzo passaggio, elegante, persistente, dai tannini finissimi, regalo di una vecchia vigna che si colloca in uno scenario spettacolare: sullo sfondo l’Etna, “la colonna del cielo” di Pindaro, e tutt’intorno, disposti ad anfiteatro a mo’ di protezione, dei muretti in pietra lavica.

Tra i bianchi classici italiani sono sempre presenti quei territori che vantano una lunga tradizione, come il Veneto con il Soave e le Marche con il Verdicchio, quest’ultimo al centro di un’operazione di rilancio iniziata qualche anno fa. Menzione speciale per il Friuli Venezia Giulia, che si aggiudica il premio “Bianco dell’anno” con un vino d’autore dalla forte tipicità e dalla spiccata personalità: Il Collio Friulano 2014 di Schiopetto, azienda nata nel 1965 a Capriva, nel Goriziano, con l’innovatore Mario Schiopetto che ha dato vita ai grandi bianchi friulani moderni. Un vino in bocca sapido e dinamico, da uve friulano in purezza, coltivate in fascia collinare e ventilata, su terreni di origine eocenica marnosi. La Campania, invece, si distingue con la Falanghina, il Greco di Tufo e il Fiano, confermandosi la regione del Sud a maggior vocazione per i bianchi. Il premio “Bollicine dell’anno” va alla Franciacorta con il Dosage Zero Noir Riserva 2006 di Ca’ del Bosco, linea Vintage Collection, settore che l’anno scorso ha visto trionfare il Brut Classico Nature di Monsupello, azienda dell’Oltrepò Pavese che quest’anno si “accontenta” dei “Tre Bicchieri”. Il vulcanico e geniale Maurizio Zanella, patron di Ca’ del Bosco e presidente del consorzio franciacortino, da sempre al vertice della produzione spumantistica italiana, raggiunge così i quarantesimi “Tre Bicchieri” in carriera con un personalissimo blanc de noir millesimato creato da Stefano Capelli, chef de cave di Ca’ del Bosco. Uno spumante da uve pinot nero in purezza della tenuta Belvedere, a 466 metri di altitudine a picco sul lago d’Iseo, il punto più alto toccato dai vigneti in Franciacorta. Lunghissimo affinamento – dagli otto ai dodici anni sui lieviti – e degorgement che avviene in assenza di ossigeno, un sistema ideato e brevettato da Ca’ del Bosco.

In Valle d’Aosta è il nettare Chambave Moscato Passito Prieuré 2013, della cooperativa di Chambave La Crotta di Vegneron, da uve moscato bianco in purezza, ad aggiudicarsi il podio come “Dolce dell’anno”. Il bouquet è ampio e di grandissima eleganza: i profumi sono intensi, aromatici, floreali e fruttati. Il colore è un giallo dorato intenso per un vino di corpo, dal gusto persistente.

Dalla Toscana al Veneto. “Cantina dell’anno 2016” se lo aggiudicano Marilisa e Franco Allegrini, famiglia storica dedita alla produzione del vino da oltre quattrocento anni. Più di cento gli ettari a vigneto in Valpolicella, con cantine anche in altri territori come San Polo a Montalcino e Poggio al Tesoro a Bolgheri.

Altri cru prestigiosi sono quelli di Giulio Grasso, alla guida della cantina piemontese Ca’ del Baio, a Treiso, nel Cuneese, “Viticoltore dell’anno”. Diversi i vini che produce ma solo pochi lo identificano, come i cru Barbaresco Pora, Barbaresco Asili e Barbaresco Vallegrande.

Cantina emergente è Guado al Melo, a Castagneto Carducci, di Michele Scienza, figlio di Attilio Scienza docente all’università di Milano e tra i massimi esperti di viticoltura al mondo. Rivelazione dell’anno, i suoi diciassette ettari a Bolgheri sono curati in modo maniacale per qualità e sostenibilità, in cantina il lavoro è artigianale e poco invasivo.

Il testimone per la “viticoltura sostenibile” passa da Barone Pizzini alla cantina Manincor, a Caldaro, in Trentino Alto Adige, quattrocento anni di tradizioni. Il conte Michael Goess-Enzemberg e sua moglie Sophie conducono l’azienda seguendo l’agricoltura biodinamica: cinquanta ettari di proprietà sotto la vigile collaborazione del signore dell’uva Helmut Zozin che la dirige. Eccelsa qualità organolettica dei vini ma anche sostenibilità e rispetto dell’ambiente, per la famiglia un vero e proprio stile di vita. La cantina è interrata sotto i vigneti in modo da lasciare inalterata la superficie vitata e da essere protetta termicamente. Il calore geotermico, d’inverno, è integrato con un impianto a biomassa a base di trinciati provenienti dal bosco e dal legno di meli e viti. Una filosofia di conduzione della cantina che segue i cicli lunari e sfrutta la forza di gravità per sostituire l’impiego di pompe e il filtraggio.

Ultimo riconoscimento per il miglior rapporto qualità-prezzo va alla Falanghina del Sannio Svelato 2014dell’azienda olivinicola Terre Stregate, nel Beneventano, che si appresta a diventare un classico dell’enologia campana.

I produttori più premiati? Anche quest’anno Panerai, Zonin, Antonio Moretti, Giv e Claudio Tipa. Polemiche a parte.

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