L’ITALIA VERSO LA RICONQUISTA DELLA LEADERSHIP MONDIALE NEL VINO di Francesca Fiocchi

È quanto emerge dalla relazione sui dati previsionali della vendemmia 2015 presentata ieri da Unione Italiana Vini, Ismea e Mipaaf a Ca’ del Bosco, in Franciacorta. Previsioni che se confermate dall’andamento climatico delle prossime settimane permetteranno all’Italia di riconquistare il primato mondiale nella produzione di vino, dopo una leggera flessione dello scorso anno. La stima a livello nazionale è intorno ai 47 milioni di ettolitri, il 12% in più rispetto ai 42 previsti dall’Istat l’anno scorso, Francia e Spagna leggermente in calo rispettivamente con 4,6 milioni di ettolitri (-1%) e con circa 43 (-3%). Un aumento generalizzato che riguarda quasi tutte le regioni italiane, con punte in Sicilia e Puglia del 20%, tranne la Lombardia, in leggera controtendenza rispetto alla media nazionale (-3%), e la Toscana, con una produzione pressoché stabile, mentre per la Calabria lo stacco negativo previsionale è del meno 10 per cento. Una stima effettuata sulla prima raccolta di uva tra la fine di agosto e la prima decade di settembre, con una vendemmia non ancora conclusa che induce a un cauto ottimismo. Decisive le prossime settimane, soprattutto per la qualità dei grandi rossi, anche se i termini qualitativi non dovrebbero variare visto l’andamento climatico e fitosanitario positivo dell’anno. Un prosieguo di vendemmia che si preannuncia buono e abbondante, con punte di eccellenza e gradazioni ritornate nella norma, nonostante un mese di luglio tra i più caldi degli ultimi anni e la mancanza di precipitazioni che hanno provocato casi di scottatura o disidratazione dei grappoli.

Risultato vendemmiale che si inserisce in un quadro generale complesso, specie nel circuito dei vini comuni, da tempo nella morsa della concorrenza spagnola che determina un mercato a due velocità: i vini a denominazione mantengono buona remunerazione e crescita costante sui mercati esteri, mentre i vini comuni attraversano una situazione critica, già penalizzata da significative flessioni sui prezzi – addirittura del 22% su base annua – dovute alla caduta libera dei concorrenti iberici. Situazione fotografata da Domenico Zonin, presidente dell’Unione Italiana Vini:<<L’aumento della quantità delle uve e la divaricazione crescente tra prezzi dei vini da tavola e quelli a denominazione di origine confermano la strategia produttiva del Paese orientata con decisione verso la territorialità, le denominazioni, ossia produzioni ad elevato valore aggiunto. Un segnale di conferma che fonda una giustificata fiducia verso la crescita complessiva del valore della produzione vitivinicola italiana, con riflessi auspicabili sull’export del 2016 dove a questo punto, sfuggendo alla morsa ribassista imposta quest’anno dai vini spagnoli, è lecito attendersi incrementi di fatturato più consistenti rispetto a quelli del 2015>>. Salendo nella piramide qualitativa si registra il meno 8% delle Igt, mentre il segmento delle Doc-Docg ha maturato un più 3% nei prezzi alla produzione, nonostante un quadro generale che va rivisto e attende una presa di posizione forte del governo, come sottolineato da Domenico Zonin:<<Alle istituzioni chiediamo polso. Il settore vitivinicolo è una fetta importantissima dell’agroalimentare, a livello di export è bandiera di un made in Italy di altissimo profilo. Una rinnovata qualità dei vini sostenuta da politiche di prezzo adeguate, in un contesto economico con ripetuti segnali di lieve ripresa, contribuirà a riavvicinare il consumatore italiano a un consumo più costante del nostro prodotto. Per far questo è necessario che la filiera condivida strategie sui prezzi capaci di garantire stabilità e prospettiva di medio-lungo periodo agli operatori del settore. Il sistema delle autorizzazioni, oggi troppo rigido, sarà rivisto nel 2017, ma questo andrà fatto in un quadro europeo e non meramente nazionale>>.

Una reimpostazione del sistema, quindi, che crei fiducia negli operatori e nei consumatori in uno scenario dove la competizione si è fatta a più voci. Prima il vino era monopolio di Francia, Italia e Spagna, oggi ci sono più nazioni che producono dove si consuma. Questo porta inevitabilmente a delle riflessioni strategico-produttive e, soprattutto, politiche. Se negli anni ’80 la competizione si faceva solo con la qualità, oggi l’offerta di vino di alto profilo è fornita da diversi Paesi, e questo sposta la competizione sul marketing e sul commerciale. Conclude Domenico Zonin:<<Risorsa fondamentale per restare competitivi sul mercato è senza dubbio la somma stanziata dall’Unione europea per la promozione in Paesi Terzi. La competizione non deve essere tra noi produttori: la partita si gioca al di fuori. Le aziende italiane si sono mosse bene negli ultimi anni, Dop e Igp stanno crescendo di numero e di valore, a conferma che il settore è sano e le aziende sono competitive. Abbiamo solo bisogno di più competitività del sistema>>.

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