TOURING CLUB ITALIANO: “BE AS YOU ARE” di Francesca Fiocchi

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Libri e letture su viaggi, cibo e geografie: questo il Touring Club Italiano a “Bookcity Milano”, l’evento che si conclude oggi nella sede storica del Touring in corso Italia 10, una sorta di luogo sacro e mitico per ogni viaggiatore che si rispetti. E questo è per me che del viaggio non ne faccio solo una questione, per quanto attraente, di destinazione, di spostamento da un luogo all’altro, ma un percorso di crescita interiore ragionato, sostenibile, culturale. Perché un viaggio cambia le prospettive, il modo in cui si percepisce il reale: non è semplicemente una meta che soddisfa la vista, ma  scoperta di noi stessi che coinvolge il sentire, l’ascoltare, il gustare, il toccare. È un’esperienza valoriale profonda che ci dà la misura intima del nostro essere, ci dice chi siamo, dove vogliamo andare fisicamente e come progettualità di vita.

Il viaggio è scoperta, emozione, passione, sogno. È arte, cultura, storia, tradizione. Un’esperienza sempre nuova pur tornando a visitare uno stesso luogo. Il reale che sconfina nell’irreale. Sensazioni che ritroviamo in un bicchiere di vino, un piccolo grande viaggio nell’universo del gusto che valorizza la nostra identità: il cibo e il vino sottolineano quel sentimento di appartenenza territoriale che più di qualsiasi altra cosa ci lega a una comunità, ce la fa “abitare”, ce ne fa sentire visceralmente parte. Il turista culturale è esploratore del gusto e della bellezza. Territorialità e food sono due concetti intimamente connessi che non possono prescindere l’uno dall’altro: il cibo e il vino seducono il turista e lo calano nella realtà del luogo. Il food è esso stesso patrimonio artistico, culturale e storico di una comunità, la sua libera espressione.

“Il Touring Club ha inventato il turismo in Italia, un nuovo modo di viaggiare: centoventi anni fa non esisteva il concetto di turismo, ma già allora i nostri padri fondatori hanno capito che non doveva identificarsi con quello che poi è diventato, ossia un fenomeno di massa mordi e fuggi”, commenta Silvestro Serra, direttore del mensile Touring. “Già il fatto di aver scelto da subito la bicicletta come mezzo turistico di locomozione la dice lunga: non era un modo povero di viaggiare il loro, ma un mezzo per conoscere il Paese in maniera slow, e quindi approfondita. Pedalate su pedalate,  hanno scoperto e comunicato l’Italia, realizzato le guide, suggerito la creazione delle autostrade. Che cosa è rimasto di questa lezione? Che oggi turismo vuol dire fare delle esperienze di vita, conoscere, assaporare, e qui l’importanza del cibo non solo come veicolo di scelta della destinazione ma come esperienza sensoriale che durante il viaggio si fa. La nostra storia ha permesso di sviluppare in ogni paese, e all’interno di ogni singolo borgo,  delle cucine, delle tradizioni,  delle storie da salvaguardare. Non c’è un modo uguale all’altro di fare gli spaghetti. Questo perché l’utilizzo dei prodotti locali si fonde con la creatività. L’enogastronomia è una leva importante del turismo. Anche il nome italiano ha molto appeal, quello che chiamano Italian sounding. Sul Financial Times inglese trovo molto divertente una rubrica, “A lunch with”, dove sono intervistate persone importantissime su varie umanità: dentro il servizio c’è il conto del ristorante, ebbene nove su dieci mangiano italiano e le citazioni sono sempre risotto e tagliolini. Non siamo un brand ma il brand di qualità nel mondo. Tutti lo sanno tranne noi”.

Nei territori con un’evidente sinergia tra turismo ed enogastronomia l’occupazione è salita del 5,4%, dati Censis 2015. Senza contare l’appeal all’estero: i nostri prodotti sono sinonimo di genuinità, autenticità, espressione di un territorio. La qualità del cibo e dell’offerta turistica sono volano per la soddisfazione del cliente e la valorizzazione delle tipicità. Ogni aspetto della vita organizzata è direttamente legato all’evoluzione della cultura della qualità come variabile competitiva: dall’indotto economico e produttivo all’ambiente, dalla sicurezza all’etica. Sta a noi capirlo.

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