AL CANEVON, VALDOBBIADENE PROSECCO SUPERIORE DOCG BRUT di Francesca Fiocchi

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Dopo Reguengos de Monsaraz, famosa nel mondo per la sua tradizione vinicola – qui si produce un terzo del vino portoghese della denominazione di origine Alentejo – e dopo l’andalusa Jerez de la Frontera, nota per i suoi sherrry da invecchiamento che ricordano i nostri marsala e i vini liquorosi siciliani, è Conegliano-Valdobbiadene la “Capitale della cultura enologica 2016” secondo Recevin, la rete europea delle città del vino riunitasi a Bruxelles. Sarà un anno di eventi, manifestazioni culturali ed enogastronomiche, formative e di sensibilizzazione sul vino nei quindici comuni dell’area territoriale del Prosecco Superiore Docg – la “g” riconosciuta nel 2009 fa la differenza e da queste parti ci tengono – nobilitato da questo riconoscimento per il suo alto valore identitario e culturale che esprime il legame con la terra e con la tradizione in maniera forte e precisa. Conegliano è sede della prima scuola enologica d’Italia (dove nacque il metodo di spumantizzazione Conegliano- Valdobbiadene di Antonio Carpené, rielaborazione del metodo italiano) e del primo istituto sperimentale per la viticoltura. Valdobbiadene, dove sono concentrati i vigneti di alta collina, è il cuore della produzione.

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L’azienda che ho scelto oggi con i suoi 40 ettari di vigna in località Collalbrigo, a Rua di San Pietro di Feletto, è una realtà importante nel comprensorio Conegliano-Valdobbiadene. Conosciuta per l’eccellente Cartizze e per un Prosecco Superiore di grande impatto gustativo, “al Canevon” (grande caneva) è nota per il rigore con cui lavora e per l’estrema qualità dei suoi prodotti. La cantina, a conduzione famigliare, nasce nel 1971 con la famiglia Geronazzo, che darà il via a quella che sarà una dinastia di viticoltori. Nel 2001 subentrano i giovani, Manuela, figlia di Abramo, che nella sua terra ha il cuore proprio come il padre, e il marito Fabio, apprezzato cantiniere che ogni anno tira fuori dal suo cappello magico dei vini di grandissimo profilo, tendenti alla perfezione. Come ci riesce? <<Con metodo, lavoro e amore per il nostro territorio. Cerchiamo di non cadere nella banalità, puntiamo sui valori e sulla qualità della Docg. Non è giusto deprezzare il prodotto rendendolo semplice o comunque inferiore al suo potenziale qualitativo>>, spiega Fabio dopo una lunga giornata in cantina a tirare le somme di quella che è stata un’ottima vendemmia, una delle migliori degli ultimi anni e da cui ci si aspettano vini altrettanto indimenticabili. Centoquarantamila le bottiglie annue prodotte – 10mila di Cartizze, 80mila di Prosecco Superiore e la rimanenza è Doc Treviso – con viti tra i 240 e i 290 metri di altitudine che arrivano a cento anni di età. Il futuro dell’azienda sarà nelle mani dei figli, già al lavoro: Nicola, 27 anni, è in vigna insieme al nonno materno Abramo a imparare e custodire tutti i segreti di famiglia, Sandy, 21, è in ufficio e si occupa della parte commerciale. Una realtà che sa di famiglia e di valori identitari radicati nella terra, come piace a noi che nel vino cerchiamo il sogno.

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Il Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore è un brut, residuo zuccherino 7 gr/lt, glera in purezza. Il brut è la versione più moderna e internazionale, punta, insieme al Cartizze, della loro piramide qualitativa. La vinificazione in bianco è in assenza di luce. La presa di spuma per lenta rifermentazione avviene in recipienti chiusi a 12°-14°, la pressione in bottiglia è di 5 atm. Un grande brut che si ricava dalle uve dei vigneti storici, un fazzoletto di sei ettari dove il ceppo del vecchio vitigno raggiunge i cento anni di età. Nel flute il colore è paglierino brillante e vivace, il perlage fine (sono 40 giorni di spuma) e continuo. Il bouquet fruttato e floreale richiama la mela matura e i fiori bianchi, con note finali accattivanti di agrumi e vegetali. Di medio corpo, morbido, esprime una bella energia gustativa e un’ottima freschezza. Finale lungo. Nella guida “1000 vins du monde” 2012 figura tra i mille migliori vini del mondo. E il sogno è servito…

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