ERBALUCE, LA FAVOLA DI UN VINO CHE CONQUISTA SHANGHAI di Francesca Fiocchi

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<<Natale? Stiamo già pensando al capodanno cinese, a febbraio>>, esordisce Antonino Iuculano spiegandoci il motivo del caos e del ritmo frenetico che si respira in cantina. “Tonino” è presidente e ceo della Tenuta Roletto, da anni impegnata nel recupero, nella comunicazione e nella produzione – con cospicui investimenti – del vitigno erbaluce, con export in diversi Paesi del mondo. La sede produttiva e operativa è a Cuceglio, nel cuore del Canavese vitivinicolo. Tenuta Roletto Cina è invece nata quattro anni fa a Shanghai e oggi rappresenta una fetta importante del mercato internazionale di questa interessante e coraggiosa realtà piemontese. Coraggiosa perché l’erbaluce è un vitigno “ribelle” e difficile, dall’acidità spiccata, il cui vino, come dice Tonino, <<va cresciuto e accudito come un bambino perché dia il meglio di sé>>. Quindi per i risultati bisogna guardare al medio lungo termine. La Cina è il suo fiore all’occhiello. <<All’inizio gli asiatici ci chiedevano un vino rosso fermo e così ci siamo messi a imbottigliare Barolo e Barbaesco. Oggi i bianchi hanno saputo ritagliarsi una loro fetta di mercato di nicchia. Più passano gli anni più l’Erbaluce, nelle sue versioni, diventa interessante, profumato, complesso. Questo Barolo bianco è il George Clooney dei vini per la sua straordinaria capacità di svelarsi nel tempo: una bottiglia di passito dopo trenta o quarant’anni di invecchiamento raggiunge il top. Proprio per questo siamo impegnati in un importante progetto di recupero e valorizzazione del vitigno in collaborazione con il politecnico e con l’università degli studi di Torino>>.

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Uscendo dal casello autostradale in questo lembo di Piemonte che strizza l’occhio alla Valle d’Aosta ad accoglierci sono le dolci colline moreniche: uno scenario suggestivo prima scolpito dall’azione glaciale poi da quella erosiva delle acque, sullo sfondo la cerchia alpina. I terreni acidi, di origine montana, sono ricchi di fosforo e potassio, carenti di calcare. La temperatura media annua è di 13° C. Questo è l’habitat ideale per l’erbaluce, un vitigno autoctono molto esigente che restituisce vini di grande acidità e freschezza e che mal si adatterebbe da qualsiasi altra parte. La presenza di una ricca macchia boschiva consente un equilibrato sviluppo dell’ambiente, preservandolo in modo naturale e biologico da attacchi parassitari.

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All’entrata della tenuta, e tutt’intorno, uno splendido vigneto allevato con pergola canavesana: qui si trova una delle vigne storiche che compone la cuvée metodo classico. L’azienda, che comprende la cantina, un’ampia passitaia, il cosiddetto “sulé”, dove i grappoli di Erbaluce vengono appesi singolarmente per cinque mesi, un bed & breakfast e uno spazio eventi, è famosa nel mondo per il suo straordinario Passito Erbaluce di Caluso Docg, che insieme al rarissimo Cinque Terre Schiacchetrà e al Passito di Pantelleria si rivela subito, al naso e in bocca, uno dei migliori mai degustati. Le duecentocinquantamila bottiglie di Erbaluce prodotte si suddividono in passito, spumante metodo classico – più una produzione di spumante metodo Martinotti lungo di più facile consumo – e bianco fermo secco, nelle sue diverse versioni, che fa la parte del leone. Trenta gli ettari aziendali coltivati, di cui ventiquattro di erbaluce e sei da cui si ricava il tipico vino rosso della zona – per la gamma completa rimando al sito www.tenutaroletto.it. Se in tutta la denominazione si sono imbottigliate l’anno scorso circa un milione di bottiglie, i conti sono presto fatti: Tenuta Roletto detiene un quinto della produzione di tutta l’area.

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Fu Enrico Roletto, il “muliné” – da cui prende il nome un loro vino bianco fermo – a inserire anche la coltivazione di erbaluce nei primi anni ’80. Oggi Antonino e la moglie Domenica hanno conferito all’azienda un’impronta più imprenditoriale, coniugando tradizione e innovazione. Il loro è un vino poliedrico, che esprime carattere in tutte e tre le versioni: fermo, passito e spumante brut metodo classico millesimato. Tre declinazioni che prevedono la vinificazione di erbaluce in purezza e necessitano di lunghi affinamenti prima di essere commercializzate. <<È una scelta onerosa, devo ringraziare i miei figli che mi permettono di tenere in piedi tutto questo>>, ci dice Tonino.

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L’aria è pungente e la cantina non è da meno. A farci da guida l’enologo Gianpiero Gerbi che ci accompagna nella degustazione di uno spumante – che mi ha piacevolmente sorpresa – e di un passito, due vini figli del freddo e della passione di questa gente, ma che riscaldano subito.

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Con la sciabola – una di quelle emozioni da provare almeno una volta nella vita – sbocchiamo, in anticipo di qualche mese, lo spumante Erbaluce di Caluso Brut Docg, vendemmia 2010, tiraggio 2011, quindi quattro anni sui lieviti, che sarà commercializzato nel 2017. Il colore è giallo scarico brillante, suo tipico, con riflessi verdognoli; il perlage è fine e persistente. Ottime l’acidità, 8 g/l, e la freschezza. Il nerbo è sapido, eleganti gli accenni dei profumi, anche se merita ancora un po’ di “riposo” per rivelare tutto il suo carattere. A farsi sentire sulle prime è il tipico sentore di burro e crosta di pane che poi cede il passo a note minerali, erbacee e citrine. Aggiungo una nota di fieno e fiori selvatici.

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Dalla botte, invece, spilliamo il passito vendemmia 2010, che sarà imbottigliato in primavera e commercializzato nel 2018, dopo ben otto anni di affinamento in barriques. Zuccheri residui 130 g/l, acidità totale 7g/l, alcol 14,5%. L’altitudine dei terreni è di 370 metri sul livello del mare, la densità per ettaro di 1200-1300 ceppi. Coreografica la passitaia, dove i grappoli sono “stesi” all’aria come un bucato profumato che sa di fresco. La raccolta delle uve è medio tardiva, l’appassimento è di cinque mesi con parziale intervento della muffa nobile. Il periodo ideale per il passito di Caluso va ben oltre i dieci anni. Il colore è un magnifico giallo ambrato intenso. Il bouquet è complesso: si apre con note di miele, confettura e frutta candita per poi evolversi in profumi di nocciola tostata e mandorla, il finale è lungo e intenso. Quel grappolo divino nato dalle lacrime della ninfa Albaluce, figlia della dea Alba e del Sole, sconfina nella leggenda. Come recita lo slogan aziendale, “Erbaluce drink more”.

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