SPARKLING WINE RE DELLE FESTE, E NON SOLO di Francesca Fiocchi

Sta per iniziare il count down. Oltre l’85% dei vini sparkling esportati nel mondo proviene da Italia, Francia e Spagna. Noi italiani abbiamo di che rallegrarci: quest’anno nel mondo si brinda italiano, lo si è già visto a Natale. Ed è record storico di vendite all’estero: anche per Capodanno si stapperanno più bottiglie di spumante italiano che di champagne francese. Il vino, che è la voce principale dell’export agroalimentare nazionale con oltre la metà delle bottiglie prodotte in Italia e consumate oltre i nostri confini, è il vero storyteller del territorio di origine, sinonimo di qualità e passione a prezzi più accessibili rispetto ai competitors d’oltralpe. Secondo un’analisi Coldiretti, aumentano del 19% le vendite all’estero, con le esportazioni che raggiungono per la prima volta il miliardo di euro. Ed è proprio grazie agli spumanti e alla loro altissima qualità che i consumi di vino nel mondo sono in crescita: nell’ultimo decennio l’aumento è stato del 30% a fronte di una percentuale che per quanto riguarda il vino nel suo complesso non è andata oltre il 5%. Gli spumanti italiani incrementano le vendite ma quelli francesi rendono di più. Secondo Nomisma il divario in valore è incolmabile: 990 milioni di euro per gli sparkling italiani contro i 3 miliardi dei cugini francesi, più staccata la Spagna con 420 milioni di euro di vendite all’estero. La domanda è cresciuta, in valore, del 50% in Gran Bretagna e del 32% negli Stati Uniti, primo e secondo mercato di sbocco delle bollicine italiane, segue quello tedesco. In cima alla classifica italiana svetta il Prosecco, vero artefice di questo sorpasso sullo champagne – ma deve ancora trovare un suo chiaro posizionamento nel settore per quanto riguarda la politica dei prezzi e il disciplinare -,  a ruota l’Asti – dal 2009 in calo – e il Franciacorta – sempre più apprezzati sono i pas dosé franciacortini, espressione autentica del territorio -.

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Intervistato da Oscar Giannino, Paolo Castelletti, segretario generale dell’unione italiana vini – associazione che rappresenta più del 50% del fatturato nazionale del settore del commercio vinicolo e l’85% dell’export – fa il punto della situazione della produzione enologica, anche in riferimento all’evoluzione della percezione del consumo del vino rispetto al passato. L’occasione è la (neo)nascita dell’osservatorio del vino italiano, le cui elaborazioni statistiche sono effettuate sulla base dei dati trasmessi dalle aziende a cadenza periodica. L’export si conferma vincente rispetto al consumo interno con esportazioni verso Stati uniti, Canada e Nord Europa. Il dato sulle vendite di vino nel canale Horeca – che in Italia rappresenta il 38% delle vendite totali – è in crescita con + 3,1% nei volumi, +2,3% nei valori. Il consumo pro capite è calato ma in compenso si consuma meglio grazie a una produzione generale sempre più orientata alla qualità. <<Oggi non occorre spendere cifre folli per bere bene perché c’è molta più qualità che in passato>>, spiega Paolo Castelletti. <<Il settore delle bollicine registra un ottimo trend di crescita: con 519 milioni di bottiglie supereremo per la seconda volta quest’anno i cugini francesi. Una parte di queste, 362 milioni circa, sono destinate all’export. Purtroppo il consumo degli spumanti in Italia è soprattutto legato al Natale: proprio per questo chiediamo aiuto ai sommelier per veicolare le bollicine a tutto pasto. Ci vuole una maggior sensibilizzazione culturale al gusto, alle caratteristiche organolettiche del vino che si legano benissimo ai piatti ordinari, e non solo ai dolci e alle feste>>.

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