GAVI O CORTESE? di Carlo Aguzzi

 

Viaggiando da Alessandria verso sud, ad un certo punto, la pianura cede il passo alle colline: qui troviamo Gavi, cittadina collocata in una posizione strategica per il controllo delle vie di accesso e punto di collegamento del Piemonte e della Lombardia con Genova e la Liguria, famosa già nel medioevo grazie a Federico I Barbarossa che, nel 1177, l’aveva scelta come sede imperiale temporanea. Il nome “Gavi”, che dà origine alla cittadina, sembri derivi dagli etimi liguri “Ga”, ossia terra e “Va” che significa buchi: terra di buchi e di caverne, che rappresentano i primi rifugi di insediamenti umani.

Oggi Gavi è sinonimo di vino, già conosciuto in questa zona sin dal 972, come riportato in un documento che parla di vigneti e castagneti posseduti dall’arcivescovo di Genova in località Meirana . Distante solamente una trentina di chilometri da Genova, a cavallo tra Piemonte e Liguria, questo angolo di paradiso beneficia del clima mite che risente del mare, del vento caldo che riscalda la terra e compensa le fatiche dei vignaioli che lavorano con passione e con tenacia secolare questi dolci pendii. Il vino però iniziò ad avere una sua precisa entità solamente verso la metà del XVII secolo. Il primo documento che parla di uva “cortese” si ritrova in alcune lettere che il fattore del castello di Montaldeo inviò nel 1659 e nel 1688 al marchese Doria: si legge di “viti tutte di cortese, qualche fermentino, nebioli dolci” e di “chiarificare il cortese con il chiaro d’uovo”. Il nome “cortese” , “corteis” in dialetto, deriva dal fatto che si trattava di un’uva considerata particolarmente buona, destinata ai nobili. Se ne ricavava infatti un vino leggero e delicato, destinato ad allietare le mense dell’aristocrazia e dei prelati liguri che possedevano nell’Alessandrino ville e cascine. Nel 1798 il conte Nuvolone, vicedirettore della società agraria di Torino, descrisse il cortese così: “ha grappoli alquanto lunghetti, acini piuttosto grossi; quando è matura diventa gialla ed è buona da mangiare, fa vino buono, è abbondante e si conserva”. Nel 1870 due studiosi di ampelografia scrissero: “il cortese è il vitigno a bacca bianca più coltivata nella provincia di Alessandria (…) l’uva ha sapore semplice e delicato, è ricca di mosto e se ne ottiene un vino molto fruttato, sottile ed asciutto, mediamente alcolico”. Nonostante queste affermazioni di fiducia, il cortese stentava ad uscire dalla provincia. In una terra come il Piemonte, dove il freddo regna per molti mesi dell’anno e l’alimentazione non si basa sulla pesca, il vino rosso rimaneva maggiormente gradito e, di conseguenza, prodotto. Nello stesso comune di Gavi le uve coltivate erano soprattutto dolcetto (nibiò), nebbiolo e barbera.

 

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La sua fortuna fu decretata da una serie di avvenimenti: quando, agli inizi del 1900, si trattò di piantare nuove viti per rimpiazzare quelle distrutte dalla fillossera, il cortese ebbe maggior credito, grazie anche alle richieste di vino bianco da parte del mercato ligure, diventando ben presto il più importante fra tutti i vini bianchi secchi piemontesi. Il suo exploit sul mercato nazionale e internazionale è dovuto principalmente alla tenuta La Scolca, acquistata nel 1919 dalla famiglia Soldati – l’intervista di Francesca Fiocchi a Chiara Soldati, realizzata in azienda, la potrete leggere in questi giorni sul nostro blog-. Negli anni attorno al 1950, lo scrittore Mario Soldati, grande gastronomo e amante del buon bere, contribuì a far conoscere il Gavi descrivendone qualità e virtù. I meriti de La Scolca furono principalmente due. Il primo fu quello di presentare sul mercato una bottiglia che identificasse il Gavi come un vino di grande qualità, puntando sul toponimo Gavi piuttosto che sulla denominazione di uva cortese da cui era ricavato; il secondo fu quello di valorizzare un bianco sottolineandone l’aristocratica finezza dei profumi e dei sapori, puntando sulla rarità del prodotto, sulla distribuzione mirata e riservata ai ristoranti e alle enoteche più qualificate. Scommessa non facile, ma che oggi è stata vinta con pieno merito.

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