CITRA E CASAL THAULERO, DIETRO IL VINO L’UOMO di Francesca Fiocchi

20160331_105233-2

Sto riscoprendo Gabriele D’Annunzio grazie a un’elegante brochure di una casa vinicola che mi ha incuriosita. Era dai tempi del liceo che non aprivo le sue pagine. Non le ricordavo così appassionate e coinvolgenti, probabilmente complice la “leggerezza” dei miei vent’anni di allora. Le descrizioni dannunziane dei molteplici paesaggi abruzzesi sono di rara bellezza: pascoli, boschi di faggi, torrenti di montagna che rotolano lunghe profonde gole e valli nascoste, santuari e chiese rupestri, l’inconfondibile territorio della Majella, la costa dei Trabocchi e il Trabocco dannunziano a San Vito Chietino, le sorgenti del Pescara a Popoli. Luoghi mitici, pittoreschi, quasi magici, raccontati come nessun altro avrebbe saputo fare, ti chiamano da queste pagine memorabili. Ti invitano a farne parte. Parlare di Abruzzo non può prescindere dalla contemplazione della natura, dal paesaggio storico e culturale, dall’enogastronomia, dalla sua gente. Da tutte quelle cose che qui contano davvero.

gran sasso- monti laga parco abruzzo

Il potente lirismo di D’Annunzio mi ha fatto venir voglia di approfondire l’Abruzzo. E Abruzzo sia. Decido di parlarne, raccontandolo a mio modo ossia attraverso il vino, con Filippo D’Alleva, direttore di Casal Thaulero, la casa vinicola della brochure chiamata in causa prima, e di Citra Vini. Casal Thaulero è il nome della cantina che trae la sua origine dall’omonima località dove risedeva la nobile famiglia dei Thaulero, che nel XVI si stabilì in Abruzzo: fu grazie al duca Giovanni Thaulero che si piantarono i primi vitigni moderni per i tempi. Nel 1961 alcuni vignaioli si associarono per imbottigliare la loro produzione di alta gamma a denominazione di origine controllata, primi in Abruzzo, dedicando la loro cantina alla nobile famiglia pioniera della viticoltura moderna. Una realtà che comprende oggi trecento soci, cinquecento ettari di vigneti e un milione e mezzo di bottiglie annue. I vigneti si estendono a perdita d’occhio sulle colline di Chieti, da Vasto fino a Torrevecchia Teatina, racchiusi in quel contesto naturalistico così ben descritto da D’Annunzio: da una parte la Majella, più a ovest il Gran Sasso, dall’altra l’Adriatico. Un territorio con condizioni pedoclimatiche uniche e variegate ed escursioni termiche ideali per la coltivazione della vite. I differenti microclimi e la relativa composizione dei terreni contribuiscono alla grande varietà dei vini e delle sfumature a volte anche significative tra vini di uno stesso vitigno: un Pecorino può assumere mille sfaccettature diverse a seconda che sia “accarezzato” dalla brezza del mare o dalle correnti delle montagne. Citra, invece, raggruppa nove cooperative, strutture di primo grado che gli conferiscono il vino, in numeri sono tremila viticoltori e seimila ettari di vigneti che coprono quasi tutta la provincia, pari a un terzo dei vigneti abruzzesi. Quando si parla di Abruzzo si parla di Montepulciano – tante le novità al vaglio a livello di disciplinare – e Trebbiano, e di una una serie di altri vitigni autoctoni, come Pecorino, Passerina, Cococciola, che restituiscono vini che ti dicono chiaramente dove sei.

Immagine3

Filippo D’Alleva, in questi ultimi anni state lavorando con soddisfazione a diversi progetti di ricerca in collaborazione con l’università. A che punto siamo della sperimentazione?

<<Al Vinitaly lanceremo il nostro vino biovegan, da una selezione delle uve nei nostri seimila ettari vitati. Vegano in quanto non ci sono residui animali,  da poco esiste una certificazione rilasciata dall’Icea di Bologna. Biologico perché sono utilizzati prodotti, pratiche enologiche e sostanze specifiche. Si tratta di tre vini: Montepulciano, Trebbiano e Pecorino, annata 2015. In Germania, Paesi Scandinavi e Giappone i consumatori hanno un’ottima percezione del biovegan, un po’ meno negli Stati Uniti. Un altro importante progetto di Casal Thaulero è la collaborazione con l’Università di Pescara per sperimentare un Montepulciano vinificato in rosato che fa 12 mesi in bottiglia a fermentare con un ceppo particolare di lieviti. I nostri vitigni regalano dei vini di alto profilo dalle enormi potenzialità ancora inespresse, proprio per questo siamo impegnati in diversi progetti di studio e ricerca. Abbiamo un team di enologi e agronomi tra i più qualificati sul mercato e la qualità raggiunta oggi dai nostri vini lo dimostra>>.

Qual è il futuro dei vini abruzzesi?

<<Il Montepulciano resta il bigliettino da visita del territorio, ma abbiamo avuto un’escalation significativa dei vini a bacca bianca, come il Pecorino, un vitigno autoctono che sta dando grandi risultati da due o tre anni a questa parte. L’Abruzzo si sta anche orientando con successo su vitigni per la spumantizzazione: mentre prima esportava i vini base spumante, oggi sta cercando di ricondurre la produzione nel territorio. Da tanti anni siamo il bacino vinicolo che rifornisce le regioni del Nord e le nazioni estere europee che si fanno poi i loro spumanti: Chieti è la seconda provincia italiana e la prima in Abruzzo per quantità di uva raccolta. Quindi perché non puntare su una produzione solo nostra? È un futuro tangibile, non un’utopia>>.

Produrre spumante di qualità in un territorio vocato alla vinificazione in rosso è una sfida interessante…

<<Abbiamo già iniziato una fase di sperimentazione con pecorino, passerina, montonico, montepulciano e cococciola. È un interessante progetto di ricerca e sviluppo avviato con l’università di Teramo e il centro di ricerca viticola ed enologica d’abruzzo (C.Ri.V.E.A.), che porterà all’elaborazione di spumanti metodo classico ottenuti da questi cinque vitigni autoctoni. Lo chardonnay lo trovi dappertutto, noi vogliamo identificarci come territorio abruzzese: difendere la tipicità a partire dalle uve autoctone è la nostra riposta all’imperversare dei vitigni internazionali. Abbiamo condizioni pedoclimatiche uniche e differenziate in grado di conferire struttura e mineralità ai vini, dotati di spiccata acidità e freschezza. Ricerca e sperimentazione permetteranno alle nostre bollicine di confrontarsi con le terre di più antica tradizione>>.

Come coniugate innovazione e tradizione?

<<In Citra andiamo quotidianamente alla ricerca di nuovi prodotti e progetti, abbiamo una divisione dedicata a ricerca e sviluppo per tirar fuori dal vino tutte le sue peculiarità. Delle uve facciamo una selezione estrema e i vini li trattiamo separatamente. Citra ha un team di esperti ben collaudato che sa dove andare a pescare le varietà e i vigneti che hanno caratteristiche particolari per fare le giuste selezioni del prodotto. Qualche settimana fa abbiamo avuto due panel con agronomi ed enologi dedicati esclusivamente al vino rosso per la scelta di tutti i vini da conferire per il 2016>>.

Qual è il vostro mercato geografico di riferimento?

<<Stati Uniti e Canada, poi Inghilterra, Germania, Belgio e il sud-est asiatico, in particolare Giappone e Cina, secondariamente Corea, Singapore, Taiwan. L’export è pari al 67% del fatturato. Il Montepulciano è il nostro vino più richiesto, ma c’è un’apertura all’estero verso il Percorino, prodotto emergente: è fresco, nuovo, si abbina facilmente a tutto pasto e anche le fasce d’età più giovani lo gradiscono perché è profumato, semplice, senza grandi pretese>>.

Il Trebbiano nell’immaginario popolare è un “vinello”, invece in Abruzzo è al centro di un importante progetto di riqualificazione…

<<È così. Nei giorni scorsi ho avuto modo di degustare una verticale di Trebbiano d’Abruzzo, in particolare l’annata 2007, che può tranquillamente reggere il confronto con certi bianchi francesi. È un vino profumato, strutturato, dal sapore asciutto e armonico, che nel tempo migliora svelando risorse infinite: un grandissimo vino, basta pensare a Valentini (produttore che rappresenta un inno al territorio, alla tradizione, al vino aprutino, ndr) e a tutti i Trebbiano che ci sono in Abruzzo. Dell’esistenza di questo vitigno sul territorio c’è testimonianza sin dal XVI secolo quando Andrea Bacci nella sua opera “De naturali vinorum historia” segnala la presenza nel Fucino e nell’area Peligna di un vino ottenuto da uve trebbiano. Qui ha trovato un ecosistema ideale e dà grandi risultati sia su vini giovani sia di grande longevità. Purtroppo il suo appeal sul mercato non rende giustizia al suo valore>>.

L’Abruzzo è famoso per i suoi rosati. Come è orientato il mercato internazionale?

<<In Italia il rosato è venduto bene, col tempo gli italiani hanno imparato ad abbinarlo a qualsiasi piatto, sia a base di pesce sia di carne, in Germania è lo stesso. Negli Stati Uniti stiamo mandando dei Cerasuolo per quest’estate: di certo qui non sviluppa numeri elevatissimi però la presenza c’è. Il Cerasuolo d’Abruzzo è prodotto con vitigno montepulciano, lo stesso da cui nasce il vino riserva, nel contesto dell’omonima doc. Ha un inconfondibile color rosa ciliegia ed è tra i più longevi rosati d’Italia: versatile, fresco, elegante nei profumi, delicato, con retrogusto mandorlato. A fregiarsi di questo nome c’è anche il Cerasuolo di Vittoria, che è sostanzialmente un rosso>>.

Il Montepulciano è un grande vino che non sempre nei concorsi internazionali è capito…

<<Il Montepulciano ha una spigolosità accentuata che è la sua caratteristica peculiare e originale, tipicità che non tutti conoscono e che noi difendiamo, perché identifica il territorio. Invece il consumatore oggi, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, è orientato verso un vino più rotondo, verso note più morbide>>.

L’associazionismo attraversa un periodo di crisi, voi siete un esempio che funziona. Qual è il vostro punto di forza?

<<Abbiamo una risorsa imparagonabile: i tremila soci, piccoli e medi coltivatori che amano la loro terra, e vigneti straordinari che insistono su un territorio altrettanto straordinario che ci dà la possibilità di scegliere: ben cento chilometri fronte mare, per salire verso la montagna per altri trenta o quaranta. I microclimi sono molto differenti: si va dalle zone pianeggianti a quelle collinari e a seconda della tipologia di prodotto da collocare sul mercato si sceglie il territorio. I nostri coltivatori hanno vigneti eterogenei, e la qualità è percepita da tutti come crescita culturale di un’intera area. Citra nasce nel 1973, era una realtà anticipatrice che oggi viene riconosciuta per la sua forza e solidità: se guardiamo anche altri settori del mercato notiamo che si cerca di concentrare le aziende, per condividere le risorse, abbassare i costi e migliorare le qualità. Siamo un consorzio di secondo grado con nove realtà, ma dovremmo essere molti di più. Insieme si è una forza e il cliente oggi si aspetta una struttura come questa a garanzia della qualità che richiede: all’estero i buyer preferiscono trattare con una struttura che ha una forza per garantire continuità nei rifornimenti e qualità. Il buyer se si appoggia a noi si sente coperto tutto l’anno. Abbiamo tante certificazioni, che non sono solo pezzi di carta ma sottendono una precisa mentalità che ha portato a tutto questo. Ed è proprio la mentalità all’interno di un’azienda che dà luogo al cambiamento, alla crescita>>.

Quando si può parlare di cantina ideale?

<<Quando la tecnologia è all’avanguardia e quando si fa sperimentazione e ricerca continue. La cultura del territorio è fondamentale e noi puntiamo su questo concetto, cercando di rendere partecipi i clienti della nostra realtà territoriale. Siamo impegnati a coniugare oltre alla commercializzazione e produzione del vino progetti legati all’ambiente, alla cultura, al turismo, alle energie rinnovabili. Il processo di innovazione e riconversione delle imprese passa attraverso la contaminazione con altri settori. In Casal Thaulero la linea Orsetto Oro – a Manhattan riconoscono questo nome – è dedicata all’orso bianco marsicano, simbolo del parco nazionale d’Abruzzo di cui intendiamo prenderci cura attraverso alcuni progetti di salvaguardia. Amiamo questa terra e siamo rispettosi degli impatti ambientali nel riciclo e utilizzo delle acque, abbiamo il fotovoltaico e quando scegliamo i vetri cerchiamo quelli più leggeri, che tradotto significa trasporto con pesi inferiori, siamo attenti all’impatto della bottiglia e a quanta CO2 possiamo risparmiare. Stiamo andando oltre le normali situazioni di salvaguardia dell’ambiente a livello di certificazioni. L’impresa agricola è sempre più un’impresa multifunzionale per far fronte alle sfide europee. Anche i nostri soci rispettano la natura e accolgono favorevolmente le nostre indicazioni sui prodotti da utilizzare. Non inquinare è fondamentale perché tutto parte dal terreno. La vita stessa>>.

parconazionalediabruzzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...