VINITALY 2016… IL SOGNO CONTINUA di Francesca Fiocchi

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È iniziato il conto alla rovescia del Vinitaly 2016, un’edizione speciale, la cinquantesima, di quello che ormai non è più solo un evento enologico ma la storia del costume del nostro essere italiani, del nostro saper fare, di un made in Italy che rende l’Italia, un trentesimo degli Stati Uniti per superficie, un gigante nel mondo. E Vinitaly con la sua potenza mediatica racchiude tutto questo, racconta quest’Italia del vino che sa ancora sorprendere e reinventarsi, che regala dei sogni. Che il Vinitaly sia sulla griglia di partenza si capisce a prescindere dalle date: in questo periodo è praticamente impossibile trovare un produttore che vi partecipi in grado di darti retta, tutto è rimandato al “dopo Vinitaly” come se fosse uno spartiacque nella vita di un’azienda – e forse in parte lo è davvero. Ormai la frenesia della favola si è impossessata di loro, del corpo e della ragione. Mogli e figli mettetevi il cuore in pace: questa settimana e la prossima esiste solo lui, il “dio” Vinitaly!

5StarWinesAward_©FotoEnnevi_0224 (Credits: © foto Ennevi_Veronafiere)

Dalle Giornate del vino italiano – così si chiamava in origine – di tempo ne è passato: Vinitaly negli anni è profondamente cambiato, così come è cambiata negli anni la percezione del vino, che è sempre più comunicazione e marketing, cultura, storia e storie in un bicchiere, tradizioni, terroir, turismo e, ancora, emozioni, gioia di vivere, piacere. Come direbbe VascoRossi è l’equilibrio sopra la follia. Ma soprattutto il vino è innamoramento, o comunque qualcosa che gli somiglia molto. Nelle note relative alla super giuria del premio 5 Star Wines – che ha appena decretato i vincitori – alla voce Stevie Kim, managing director di Vinitaly International e brand ambassador di Vinitaly Wine Club, leggo che il suo scopo principale è diffondere il messaggio ”come innamorarsi del vino italiano” nel resto del mondo, in particolare in Cina, Russia e Stati Uniti. Fantastico! È proprio questo il punto. Di un vino ci si innamora. E quando ce ne innamoriamo? Quando lo apprezziamo, lo rispettiamo, approfondiamo il suo passato e il suo presente, con la voglia di fare insieme un pezzo di futuro e stabilire un rapporto durevole nel tempo, creando un legame profondo e vero con il suo produttore, con il suo territorio. Ma quando il vino ci spinge ad una tale emozione? Il vino è lo specchio della nostra interiorità, del nostro inconscio direbbe Freud. L’innamoramento in psicoanalisi è un comportamento psicotico in cui il distacco dalla realtà è evidente, in cui si crea un’idealizzazione e frequenti sono le azioni commesse senza un’apparente ragione. Il vino può avere lo stesso effetto e creare una sorta di mitizzazione e innamoramento. Così è quando riconosciamo i sapori che ci avvicinano alla terra, alla parte più intima e nascosta della materia: il profondo innesca ricordi e sensazioni di qualcosa di segreto, misterioso e ineffabile. Avere un vino che ci appartiene e in cui riconoscerci, che si avvicina al nostro carattere agisce sull’inconscio mettendo in moto la parte più recondita del nostro essere.

5StarWinesAward_©FotoEnnevi_0201(Credits:© foto Ennevi_Veronafiere)

“Vino e psicoanalisi, appunti e riflessioni di due psicoterapeuti” è una lettura che ti stimola emozionalmente, che ti fa capire che dal vino si può tirar fuori tutto un mondo, il nostro mondo interiore. Fabio Sinibaldi e Giuseppe Ferrari nelle loro pagine lo spiegano benissimo e con  quella semplicità propria di chi afferra un concetto, lo sviscera per poi condividerlo. Il vino rappresenta il sogno. E il sogno è per Freud la porta d’accesso principale al nostro inconscio, continuo a leggere. Anche il vino ha un suo inconscio: il sentore del terreno da cui nasce, gli aromi, gli odori e i sapori, che somiglino ai segreti e ai desideri più inconfessabili. L’inconscio del vino è il risultato del suo ambiente e delle sue modificazioni. Raccontando un vino non si può prescindere dal contesto in cui nasce, dal terroir. E il sommelier? Il ruolo del sommelier richiama quello dello psicoanalista nell’interpretazione dei sogni: anche lui cerca di interpretare gli indizi sensoriali per capire la struttura e le caratteristiche di un vino, la sua anima. Un’ anima che non sempre è facile da cogliere perché oltre al tecnicismo subentra un rapporto personale tra il sommelier e il vino. Alla base c’è un legame profondo, viscerale con la terra, e noi abbiamo bisogno di riscoprire questo legame con la materia di cui siamo fatti. È da qui che nascono l’interesse per il vino, i consumatori appassionati e i sommelier, che trasformano una passione in lavoro, e il cui numero è cresciuto notevolmente. Secondo i due psicoterapeuti il vino evidenzia lo stretto legame tra corpo e mente, e l’esperienza sensoriale ne è un esempio. L’esperienza di degustazione è prima di tutto psicologica. Quando il sommelier descrive il vino evoca immagini, situazioni, emozioni che ricordano una tecnica in voga nella psicoanalisi, ossia le associazioni libere. Il sommelier consiglia un vino adeguato a un contesto in base alla sua sensibilità e conoscenza, usa i propri sensi come strumento di lavoro per far emergere l’inconscio del vino.

Approccio psicoterapeutico a parte, lasciamoci “innamorare” anche quest’anno! Buon Vinitaly…

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