QUEL REGALO CHE RACCONTA L’ITALIA di Francesca Fiocchi

Matteo Renzi durante l’ultima visita negli Stati Uniti omaggia Barak Obama con il vino italiano. Il gesto del presidente del consiglio – che lunedì sarà al Vinitaly per incontrare Jack Ma, fondatore della piattaforma cinese dell’ecommerce Alibaba, sulle sfide digitali che attendono il mondo del vino – non è passato inosservato ed è stato colto appieno nel suo valore diplomatico prima che di cortesia istituzionale da Luciano Ferraro nel suo blog (www.divini.it). Al di là di ogni valutazione o giudizio politico, i problemi dell’Italia è vero che sono altri, il gesto ci piace. Una cassetta di abete chiaro, scrive Ferraro, con sopra la targa “Il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana” e dentro quelle cose che noi sappiamo fare bene e che il mondo ci invidia: quattro bottiglie di rosso, naturalmente toscano, scelto dalla Fondazione Italiana Sommelier. Un bel modo di comunicare l’Italia all’estero, partendo dalle sue radici più profonde, da quell’artigianalità che in tanti hanno provato a copiare senza mai riuscirci.

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L’export del vino in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente e il mercato statunitense in particolare è importantissimo per i produttori italiani – le vendite oltre confine nel 2015 hanno fatto incassare complessivamente 5,5 miliardi di euro. Questo impulso si deve a imprenditori sempre più competitivi e sempre più manager, che hanno alzato l’asticella della qualità, che hanno investito e rischiato, e continuano a farlo in un periodo economico che non è certo tra i più favorevoli. Se la nostra immagine all’estero è diventata un brand sinonimo di eccellenza si deve anche a eventi come Vinitaly, che ha saputo comunicare un’Italia che produce, un’Italia vincente. Vinitaly che con il direttore generale Giovanni Mantovani è diventato un colosso di centomila metri quadrati e oltre quattromila espositori provenienti da una trentina di Paesi. L’idea migliore in questi ultimi cinque anni è stata sicuramente Opera Wine, l’evento innovativo e formativo anteprima d’eccezione della kermesse, che ha contribuito in maniera decisiva a fare da cassa di risonanza dell’eccellenza dei vini italiani nel mondo. L’appuntamento anche quest’anno è alla Gran Guardia di Verona sabato 9 aprile con l’esclusiva degustazione – il Gran Tasting – di cento produttori italiani selezionati dalla redazione di Wine Spectator, la più prestigiosa rivista americana di settore – tre milioni di lettori, quindicimila recensioni annue di vini prodotti in tutto il mondo. You think you know Italy? Look closer, si legge sul sito di Opera Wine. Sì, perché l’Italia si conosce attraverso i suoi artigiani: nel vino, nella gastronomia, nell’arte, nella musica e quant’altro. Se siamo credibili all’estero è grazie a tutte queste persone che lavorano bene proprio perché il loro lavoro lo fanno ancora con passione.

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Ma quali sono i vini preferiti dai critici americani? Rivediamoli. Sul podio quanto a numero di produttori per regione che finiscono nella lista dei “100 Great Producers” di Wine Spectator spiccano Toscana, Piemonte e Veneto: insieme queste tre regioni detengono 56 produttori e 56 vini, ossia più della metà di quelli ammessi, il che significa che gli altri 44 sono ripartiti tra le restanti 17 regioni. Lo stacco è notevole. A far la parte del leone è propio la Toscana con ben 29 presenze, e dove figura, accanto ai nomi storici del Chianti Classico, del Brunello di Montalcino, del Bolgheri-Sassicaia, del Vino Nobile di Montepulciano, del Bolgheri Doc Superiore per citare i vini più gettonati, la new entry Sting con il suo “Sister moon”, dal titolo di una sua canzone, blend di sangiovese, merlot, e cabernet sauvignon, affinato in barrique per due anni, e ritenuto da Wine Spectator tra i cento migliori vini italiani. Un vino che, come ha dichiarato lui stesso, odora di pepe nero, liquirizia e more. L’azienda dell’ex leader dei Police – la stessa dove se vuoi vendemmiare devi pagare, si sa mai di trovare Sting in persona che canta “Every breath you take” – è la Tenuta Il Palagio. A seguire, gli americani scelgono il Piemonte, dove su 15 vini ben 13 sono Barolo. Premiati anche Braida di Giacomo Bologna con la Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone e l’immenso Gaja con il Langhe Nebbiolo Sperss. Al terzo posto il Veneto con 12 vini, di cui 7 Amarone (Allegrini, Bertani, Cesari, Fratelli Tedeschi, Masi, Tommasi Family Estates, Zenato). Per la lista completa dei premiati www.operawine.it

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