VINITALY 2016, IL GRAN TASTING DELLE DONNE DEL VINO di Francesca Fiocchi

 

Cinquant’anni e non sentirli. Vinitaly mai come quest’anno è stato un evento giovane, propositivo, all’insegna di strette di mano, progetti condivisi, iniziative dentro e fuori la cittadella del vino e di un clima disteso anche tra forze politiche lontanissime quanto a ideologia ma che non hanno mancato di alzare insieme un calice di vino, brindando a un’Italia migliore. L’eccellenza unisce, non divide: questo è quello che passa. E se il vino serve anche a generare un clima di solidarietà bipartisan ben venga! Un Vinitaly propositivo, dicevamo. E orientato al virtuale con il Wine & Spirit Festival (9 settembre), la vendita di vini online più importante del mondo, grazie alla collaborazione con Jack Ma, il potente cinese a capo di Alibaba – il sito che in diciotto secondi ha venduto cento Maserati, per intenderci. Fa ben sperare che per l’Italia questa sia la volta buona per la vendita digitale del vino. Ma un Vinitaly ricco soprattutto di eventi e degustazioni. Impossibile presenziare a tutti. Personalmente non potevo mancare al gran tasting organizzato dalle Donne del Vino, invitata dall’amica Chiara Soldati. Mi incuriosiva il tema: “Cinquant’anni di vino al femminile”. Dieci donne di altrettante rinomate aziende hanno messo a disposizione le loro etichette del 1967 e di oggi per mostrare l’evoluzione del vino nei primi cinquant’anni di Vinitaly. Evoluzione in cui le donne hanno giocato un ruolo fondamentale. Oggi l’Italia è il primo produttore mondiale con 48,9 milioni di ettolitri, seguita da Francia e Spagna, e le aziende vitivinicole sono arrivate a quota 310 mila, 21% sul totale delle imprese agricole: di queste un numero ogni anno crescente è guidato da donne under 40, laureate, poliglotte, in contatto costante con i buyer di tutto il mondo, sempre più capaci e a loro agio in un settore, quello del vino, ieri appannaggio esclusivo degli uomini. Aggiungo, con un intuito infallibile che è figlio della loro sensibilità.

 

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Mi incuriosiva anche assistere alla presentazione ufficiale della nuova presidente delle Donne del Vino, alias donna Donatella Cinelli Colombini, firma storica del Brunello di Montalcino con la sua cantina Casato Prime Donne: le cantiniere sono tutte donne, enologa compresa, caso unico in Italia, e tanti i progetti per valorizzare l’enologia femminile. Nel discorso d’apertura Lady Brunello sottolinea come nell’evoluzione della qualità e dello stile del vino Vinitaly sia stato un testimone importante e come le donne, prima sullo sfondo, siano diventate protagoniste indiscusse.

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L’ouverture, perché di una vera sinfonia degustativa si è trattata, è stata affidata a Chiara Soldati, manager de La Scolca, l’azienda di famiglia famosa principalmente per gli spumanti metodo classico e gli elegantissimi e freschissimi Gavi scelti dai vip di mezzo mondo. Un discorso, il suo, che a noi donne è piaciuto molto perché ha saputo spostare il focus dalla sua azienda al ruolo femminile nel vino: un ruolo sempre più impegnato, responsabile, attivo. <<Sono onorata di condividere cinquant’anni di Vinitaly, anche se per me sono solo venti>>, esordisce. <<In questi anni ho visto sempre più protagonista il vino vero, che io chiamo”con la firma”. Oggi quelli che degusteremo hanno il carattere della sfida e del coraggio, lo stesso che hanno messo le aziende in questi anni. Nell’ambito delle Donne del Vino ci sono amicizia e solidarietà, due note distintive che portano un valore aggiunto nel nostro lavoro. Siamo ambasciatrici del vino italiano e quando ci incontriamo alle degustazioni nel mondo c’è una concorrenza positiva>>. Un discorso in linea con i gesti di distensione dei politici intervenuti quest’anno a suggellare il prestigio della kermesse.

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Ed ora lasciamo parlare i bicchieri: è il vino a raccontarci la storia del nostro Paese con la degustazione guidata da Paolo Massobrio e Marco Gatti, che sottolineano come l’Italia del vino sia grande ovunque si creda nella propria terra.

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La Scolca Gavi White Label 1967 è una vera sorpresa: non presenta sfumature ossidative ma è di un magnifico colore giallo oro brillante. Al naso sa di frutta matura, dattero: descrittori del passito del Sud Italia, ma in realtà siamo nel Nord, a Gavi, e l’uva è cortese. In bocca l’ingresso del vino è di corpo, con una straordinaria freschezza che rimane inalterata dopo 50 anni, sinonimo di un grande bianco. Il paragone è con le donne di razza, che a 50 anni sono sempre bellissime. La versione di oggi portata in degustazione è di un giallo paglierino luminosissimo. Al naso è un vino di grande equilibrio, pulito ed elegante, con note di salvia, rosmarino, fiori bianchi. Al palato rivela grande freschezza e sapidità, grande sorso e grande corrispondenza naso e bocca. Mi ha colpita l’annata 1967, che invoglia a berla non solo a fini degustativi ma – ed è un raro caso – come gioia da condividere.

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Pia Donata Berlucchi, dell’azienda Fratelli Berlucchi, la intervistai anni fa, quando era presidente delle Donne del Vino: una donna spumeggiante, al di fuori di qualsiasi categorizzazione, che mi rilasciò un’intervista molto articolata, basta dire che finimmo col parlare di filosofia. Nel suo intervento sottolinea altri due concetti importanti, e cioè come il vino sia <<un universo che si svela poco alla volta>> e <<storia, cultura, agricoltura, anima e cuore degli uomini e delle donne>>. In degustazione, per l’annata più giovane, il Mandola Rosso Curtefranca 2013, da uve cabernet franc e merlot. Il colore è rosso rubino non molto carico, con una bella nota giovane violacea. Il naso è potente e intenso, il frutto elegante, con note bordolesi e una bellissima speziatura. In bocca è sapido e la freschezza denota una vita ancora lunga. Preponderante il succo di mirtillo, che poi evolve in note vegetali e molto incisive. Il bouquet sprigiona elegantissimi fiori, in primis la viola. Un vino che nella versione Fratelli Berlucchi Rosso di Franciacorta 1967 è di grande equilibrio e struttura, non dimostrando per nulla i suoi cinquant’anni.

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Il Castello di Gabiano dei Marchesi Cattaneo Adorno – di cui abbiamo avuto l’onore di visitare la cantina privata a Casale Monferrato – custodisce al suo interno la più piccola e antica doc d’Italia. Qui degustiamo la Barbera d’Asti Superiore doc 2011, barbera in purezza, colore tipico purpureo, di struttura. Al naso si sentono la carezza della rosa, della ciliegia e una bella mineralità. Al palato si avvertono per primi l’acidità tipica della barbera, il tannino e una persistenza notevole. Un vino da cui esce la terra del Monferrato, il sentore di goudron, cioccolato, spezie profonde, cuoio. Le note terrose e minerali si aprono verso altre floreali. Se assaggiassimo un Barolo avremmo tanti descrittori come in questo caso. Nella versione Castello di Gabiano Riserva 1967 (95% barbera e freisa) è salva l’anima della Barbera, ossia la sua acidità importante che sostiene la longevità di questo vino di grande emozione.

IMG_7976In Puglia, ad Andria, Rivera, sotto la direzione della famiglia de Corato, produce vini dall’ottimo rapporto qualità e prezzo. Finalmente in degustazione il Falcone, uno dei più prestigiosi e rappresentativi del Sud Italia da oltre 40 anni. Il Falcone Castel del Monte Riserva doc 1967 (Riserva Rosso Stravecchio) è sorprendente: il colore è intenso; al naso si avverte una nota che ritorna di frutta secca, prugna tamarindo, spezie; in bocca è vivo, con una nota acida molto presente. Di grande integrità e longevità. Il nero di troia gli conferisce struttura, eleganza e carattere. Nella versione di oggi è un vino elegante e austero, con sentori di viola e frutta matura, cuoio, tabacco, spezie: sicuramente di grande carattere, con tannini che aiutano l’invecchiamento. Il colore è rubino fitto, merito di una terra dove il sole è forte; c’è alcol, spalla. Si percepiscono note di viola, mirtillo e confettura. In bocca è di forza, si sente il tannino vivo, il corpo è nobile.

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Il Brunello di Montalcino della Fattoria dei Barbi Etichetta Blu docg 2011 è un signor vino. Il colore rubino tende al granata; il naso è elegante, con note di prugna, piccoli frutti, ribes, pelliccia, spezie, frutta candita; in bocca è un giovane scalpitante, di grande sorso ed equilibrio, finale lungo. Grande vino anche nell’annata 1967: di corpo, eleganza e struttura.

 

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Verrebbe da chiedere anche in questo caso come si faccia ad avere cinquant’anni e non dimostrarli. Il Villa di Capezzana Carmignano 1967 Riserva (sangiovese) della Tenuta di Capezzana ha una trasparenza che fa pensare alla freschezza. Al naso sprigiona sentori di ciliegia candita e trasforma i suoi descrittori gentili in note più speziate e penetranti. La tannicità è acerba, la maturazione di questo rosso toscano è lenta. Il Carmignano Docg 2012, 80% sangiovese e 20% cabernet sauvignon, affinato in tonneaux, è il vino storico dell’azienda dato che la famiglia ha bottiglie dall’annata 1925. Il colore è rubino profondo. Grande naso, intenso nel suo bouquet di prugne, more, ciliegie e frutti di bosco che ben si bilanciano con la trama speziata tipica del legno. Un vino equilibrato, in bocca il sorso è vigoroso, con un bel tannino scalpitante che col tempo si domerà. Di corpo. Finale lungo.

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Il Picchio Riserva 2012 è uno dei cinque cru del Castello di Querceto, gran selezione di Chianti Classico, sangiovese 92% e canaiolo 8%. Il colore è rubino impenetrabile. Il naso è intenso, con note fruttate di prugna e piccoli frutti rossi, la speziatura è allappante. In bocca ha forza, corpo, è equilibrato tra acidità e tannini, persistente. Nel Chianti Classico Castello di Querceto Riserva 1967 non troviamo corrispondenza tra naso e palato. Dal bouquet particolarissimo esce preponderante la prugna. In bocca è allappante, i tannini ancora vivi. Sicuramente è un vino da meditazione, da ascoltare in solitudine.

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Il Brunello di Poggio alle Mura 1967 è un Montalcino di grande impatto. Il colore non tende all’aranciato come gli altri rossi toscani ma ha una maturazione più lenta. Al naso ci si aspetterebbe l’aggressione di profumi più speziati, invece ci colpiscono quelli gentili. In bocca frutta e note balsamiche. È un grande Brunello, equilibrato come una sinfonia musicale. L’annata 2010, sangiovese 100% , nasce da venti anni di ricerca Banfi su questo vitigno: il colore è un bel rubino, con una nota leggermente più evoluta, grande finezza al naso. In bocca si sprigionano sentori di frutta rossa, note balsamiche e un’elegante speziatura. Di grande equilibrio, bellissima corrispondenza naso e bocca, il corpo è muscoloso, tonico.

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Il Rubesco Rosso di Torgiano delle Cantine Lungarotti è uno dei grandi vini italiani, molto longevo. Da uve sangiovese, Rubesco è un nome di fantasia, in latino “rubescere” (arrossire). La versione riserva che assaggiamo oggi nasce nel 1964. L’annata 2009 Vigna Monticchio è di un rubino impenetrabile, il naso è complesso: le note fruttate, eleganti, si combinano con quelle balsamiche, minerali. Buona la speziatura di pepe e tabacco, sullo sfondo si percepiscono la violetta e le conserve di frutta rossa. In bocca è di grande impatto e forza, grande struttura, grande equilibrio tra componente tannica ed eleganza. L’annata 1967 è di un colore ancora brillante. Al naso si intuisce la coerenza nell’arco di cinquant’anni: i descrittori del vino giovane si sentono anche qui, con note di frutta secca, sorso profondo. In bocca, a occhi chiusi, se non fosse per quella nota sapida finale farebbe pensare a un vino con non più di vent’anni. Grande equilibrio.

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Il Masi Campofiorin Rosso del Veronese nella versione giovane degustata è un rubino brillante violaceo, in sostanza un ragazzino che ha davanti un grande futuro. Il naso è complesso: marasca, mallo di noce, speziatura elegante e intrigante, retrogusto di cacao. Al palato ha potenza, è persistente, con tannini ancora scalpitanti. L’annata 1967 non presenta nessun segnale di marsalato: non si direbbe che questo vino ha cinquant’anni. Il naso è elegante, con note fini di caffè, torrefazione, erbe aromatiche, frutta sotto spirito. In bocca l’acidità è ancora presente. Sicuramente un vino che ha un’integrità sorprendente.

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