STOP AND GO AL CASTELLO DI GABIANO di Francesca Fiocchi

 

 

20160316_122650
Senza minimamente intaccare il dio nebbiolo, che il Grignolino sia uno dei vitigni più importanti del Piemonte, con potenzialità inespresse ed esponenziali, ne sono sempre più convinta. In questo nostro mini tour nel Basso Monferrato lasciamo Rosignano per Gabiano, dove proprio al rinomato Castello di Gabiano- rinomato per i suoi vini di nicchia particolarissimi, su tutti il Rubino di Cantavenna e il Gabiano Riserva, evidente la mano dell’enologo piemontese Mario Ronco – ci aspettano per una seconda degustazione di Grignolino – in realtà il direttore ci farà degustare l’intera gamma dei vini, vini riconoscibilissimi fra diecimila per la spiccata sapidità, loro peculiare nota distintiva. Ad attenderci Pasquale Cometti, direttore dell’azienda ed enologo, origini trevisane e un passato in grandi realtà produttive come la toscana Felsina. Il Castello di Gabiano dei Marchesi Cattaneo Adorno – attenzione alla “b”: il Castello di Gabbiano è un’altra storia nell’altrettanto meravigliosa campagna del Chianti classico – è un’azienda in crescita: l’obiettivo nei prossimi dieci anni è arrivare a 40 ettari vitati dagli attuali 22 (in totale la tenuta copre 180 ettari, 5 sono riservati a parco). Un vino, il Grignolino, capriccioso, che va domato, inquadrato, interpretato: se il vignaiolo non arriva a coglierne l’anima finisce per svenderlo come merce da quattro soldi. È un po’ come per la Ferrari: il pilota fa la differenza. Pilota che deve guidare quest’uva dalla bella acidità a tirar fuori il meglio di sé. Dopo aver visitato le magnifiche cantine del castello – più quella privata del marchese Giacomo Cattaneo Adorno, dove riposano bottiglie dei primi del ‘900 accanto alle migliori e più recenti annate – eccolo, il Ruvo Castello di Gabiano, che nell’annata 2013 ha sfiorato i Tre bicchieri del Gambero rosso: al naso elegante, complesso, sottile, fresco, delicatamente speziato; in bocca ben bilanciato tra acidità, tannino e morbidezza. In una parola gustoso. <<Per contenere l’acidità bisogna raccogliere l’uva matura, noi lo facciamo venti-venticinque giorni dopo gli altri>>, spiega Pasquale Cometti. << Il colore risulta più intenso, i profumi più maturi. Abbiamo cambiato il modo di pensarlo: non più come un prodotto da commercializzare subito dopo la vinificazione, quindi saltando completamente la fermentazione malolattica, ma facendogliela completare fino a consumare tutto l’acido malico. Questo consente un’ulteriore morbidezza, più eleganza>>. Il Grignolino del castello non fa legno. <<Abbiamo proposto una revisione del disciplinare per inserire la maturazione in barrique perché è un vitigno che si presta all’invecchiamento. C’è qualche produttore che ha iniziato a vinificarlo così, con risultati interessanti. Nel nostro infernotto abbiamo dei Grignolino di cinquant’anni fa che sembrano giovani, grazie a buone tannicità e alcolicità, ma anche la salinità aiuta>>, continua. Il Ruvo è 100 % grignolino, resa 70 quintali per ettaro, fermentazione in cemento, riposo sulle fecce per circa otto mesi in acciaio inox.

20160316_132305
20160316_112552

Ai piedi delle Alpi, a un’ora e mezzo da Genova e Milano e a 30 minuti da Torino si staglia austero sulla valle del Po un piccolo gioiello di stile, cultura, gusto, restaurato a più riprese, che custodisce una perla: la più piccola e antica doc d’Italia, il Gabiano Riserva “A Matilde Giusitiniani”, un vino ottenuto dai migliori grappoli di barbera (90-95% barbera, 5-10% freisa) e dedicato alla marchesa Matilde, che in passato ha saputo riportare l’imponente castello di Gabiano ai suoi antichi splendori con un’attenta restaurazione in chiave medievale, e non secondariamente donna con una spiccata sensibilità per la natura e un grande amore per i vigneti. Il Gabiano Riserva, già premiato con medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, è un vino ottenuto solo nelle migliori annate dal vigneto storico della tenuta: 5 ettari di uve barbera cui si aggiunge qualche filare di freisa. Una produzione di nicchia e bottiglie tutte numerate che migliorano con l’invecchiamento.

20160316_125701

20160316_115745

20160316_124050

20160316_124700

Oltre a un’importante e antica tradizione viticola il castello è oggi un “rifugio” di charme dove alloggiare, magari per una gita fuori porta, con l’intenzione di perdersi nel silenzio quasi religioso del Basso Monferrato: sei suite très chic (di cui due quadruple o, se preferite, “luxury apartments”), il cui restyling è stato affidato dal marchese Giacomo Cattaneo Adorno alla moglie Emanuela, noto architetto che ha reinterpretato con gusto e un tocco femminile l’ambiente; l’agriturismo “I tre orologi”; un emporio dove acquistare i vini dell’azienda a km 0. E poi arte, cultura, percorsi naturalistici. Un contesto da fiaba che sembra scorrere al di fuori delle logiche del tempo, e il contesto degustando un ottimo vino ha il suo ineluttabile perché. È l’atmosfera a creare la magia, quell’atmosfera che lega un vino al suo terroir e che non si può acquistare insieme alla bottiglia. Perché, diciamocelo, se c’è un contesto il vino lo gustiamo meglio.

20160316_115604 (1)

 

20160316_121859

20160316_121001

20160316_120425

I vini del castello non hanno fretta di uscire sul mercato: la loro nascita è intrinsecamente legata a una lunga maturazione in botte che li affina, restituendo un bouquet complesso ed elegante. Una piccola magia è il Rubino di Cantavenna, la seconda piccola doc del territorio, del quale raccoglie i profumi e gli aromi fruttati; l’affinamento in legno sedici mesi, più ulteriori sei in bottiglia, fa il  resto regalando un sottofondo di spezie, cuoio e tabacco. L’altra riserva dopo il Gabiano è la Barbera d’Asti Superiore Adornes, barbera in purezza di grande struttura e complessità, che matura per circa diciotto mesi in barrique e dodici in bottiglia. La terza riserva è il Castello (cinque grappoli guida Bibenda alla vendemmia 2013), chardonnay in purezza che fermenta in barrique, con successivo affinamento sulle fecce e con gestione accurata dei battonage per nove mesi, più un affinamento in bottiglia di altri dodici. Accanto alle tre riserve, una linea di vini pregiati e selezioni. <<Se siamo riusciti a prendere i “Due bicchieri” del Gambero Rosso col Gavius, il nostro Monferrato rosso base, barbera in prevalenza e pinot nero, vuol dire che stiamo lavorando bene a prescindere dalle riserve>>, dice Pasquale Cometti. La produzione si attesta sulle centoventi – centotrentamila bottiglie annue. A fare i numeri è la Barbera Braja, una barbera giovane, in purezza, irrobustita da un lieve affinamento in cemento e legno. <<È la nostra Barbera più commerciale, e comunque transita per quattro – cinque mesi in botte >>, spiega Pasquale Cometti. <<Essendo il nostro un target medio-alto il mercato di riferimento non può che essere l’estero: soprattutto Brasile, dove il dottor Giacomo Cattaneo è nato e ha molte amicizie, e Cina>>.

20160316_114446

20160316_114153

Quanto a diradamento e portinnesti il direttore non ha dubbi:<<Noi preferiamo lavorare sulla potatura, nel senso che se un vignaiolo già in potatura imposta la vite per avere una produzione molto limitata, e quindi di qualità, potrebbe evitare il diradamento. Tutta l’azienda è stata ricostituita dal punto di vista viticolo quindici anni fa a causa di una terribile malattia, la flavescenza dorata, che aveva devastato le viti. Il dottor Cattaneo ha quindi deciso di rifare tutto, inserendo dei cloni e modificando la densità dei ceppi per ettaro: oggi siamo sui sei – settemila per ettaro, quindi una densità medio-alta. Anche qui abbiamo fatto scelte sul portinnesto e abbiamo adottato il Gravesac, che è molto qualificante per le uve perché esalta le caratteristiche del vitigno, lo tipicizza. La ricerca è molto importante in viticoltura: oggi esistono ottanta cloni diversi di sangiovese, la barbera ne ha solo una decina interessanti e vengono tutti dall’astigiano. Qui al castello abbiamo scoperto sette piante antiche di barbera, le abbiamo selezionate e adesso ne abbiamo circa duecento. L’idea è di fare un vivaio e riprodurre questi sette cloni>>.

 

20160316_114848

20160316_114740

UN PO’ DI STORIA

Il castello di Gabiano ha più di mille anni di storia. Fondato dal marchese Aleramo nel X secolo, è passato nelle mani delle più importanti famiglie nobili d’Italia. Conteso tra i Montiglio e i Gonzaga, infine il Duca Ferdinando di Mantova lo ha ceduto assieme al marchesato al genovese Agostino Durazzo nel 1622. Da questa data è di proprietà dell’attuale famiglia, i marchesi Cattaneo Adorno.

Un primo restauro ha visto la luce nell’Ottocento, che ne ha cancellato l’aspetto di fortificazione turrita. Nei primi del Novecento i proprietari Matilde Giustiniani e Giacomo Durazzo Pallavicini hanno commissionato un altro attento restauro all’architetto Lamberto Cusani, includendo la completa ricostruzione del borgo medievale, dei fabbricati agricoli e vinicoli. Il restauro, interrottosi con la prima guerra mondiale, è portato a termine negli anni Trenta. Con lungimiranza è stata Carlotta Cattaneo Adorno, l’ultima “regina” di Genova e nipote di Matilde dei principi Giustiniani, a dare inizio all’attività enologica portata avanti oggi da Giacono ed Emanuela, con i figli Filippo e Serena. www.castellodigabiano.com

20160316_132937

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...