A MATILDE GIUSTINIANI E RUBINO DI CANTAVENNA, VINI DA PRINCIPI di Carlo Aguzzi

Durante il nostro Stop and Go al Castello di Gabiano, due i vini che hanno colpito il mio naso da sommelier ormai “collaudato”: il Gabiano Riserva “A Matìlde Giustiniani” e il celebre Rubino di Cantavenna che il Castello di Gabiano interpreta con eleganza e complessità. (In foto il direttore del Castello di Gabiano Pasquale Cometti)

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Naturalmente non si può non cominciare dal vino simbolo dell’azienda, cui è riservata una delle più piccole e antiche doc d’Italia: il Gabiano Riserva “A Matilde Giustiniani”, 2010, da uve del vigneto storico voluto dalla stessa principessa. Un vino rosso fermo, secco, vinificato con uve barbera (90-95%) e freisa (5-10%), 14 % vol., resa 50 quintali per ettaro. La tiratura è limitata, circa 4000 bottiglie annue – per la precisione, del 2010 sono 4526 -, perché la riserva è destinata solo alle annate migliori. Il 2009 si aggiudica i Quattro Grappoli della guida Bibenda, dove è definito “vino di grande livello e spiccato pregio”. Aggiungo: perfetto da meditazione. La fermentazione avviene con lieviti autoctoni in vasche di cemento e tini di rovere. Delestages e rimontaggi garantiscono una ricca estrazione delle componenti polifenoliche delle bucce, conferendo concentrazione, struttura e complessità. La sosta in botte e barrique per un minimo di 24 mesi, cui ne seguono 12 in bottiglia, regala aromi secondari e terziari di spezie, cioccolato, cuoio. Il colore è rubino intenso con riflessi profondi e aranciati, e una vena di brillantezza nonostante l’invecchiamento. Il bouquet aromatico è complesso e fine: al naso si apre con note primarie di ribes e piccoli frutti neri, cui si accompagnano sentori di confettura di prugne e frutti di bosco. Il ritorno è piacevolmente balsamico. Grande corrispondenza naso e bocca: al palato è sapido, equilibrato, con tannini non invasivi. Finale lungo, sintomatico di un vino di razza e di carattere. Lo abbinerei con un brasato e dei formaggi stagionati.

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L’altro vino che mi incuriosiva è il celebre Rubino di Cantavenna, che identifica il piccolo territorio dei comuni di Gabiano (che comprende la frazione di Cantavenna, baricentro della produzione) e un pugno di paesi limitrofi sull’ultima serie di colline del Monferrato, tutti in provincia di Alessandria. Anche questo è un vino rosso fermo, secco (come tutti i vini dell’azienda), concentrato da uve barbera (75-85%), freisa (10-20%) e grignolino (0-5%), grignolino che ultimamente non viene più utilizzato in blend, resa di 60 quintali per ettaro. Degustiamo l’annata 2013, affinamento di 16 mesi in legno: 50% in barrique e 50% in botte grande, cui seguono altri 6 mesi in bottiglia. Il nome rispecchia perfettamente il colore rosso rubino chiaro con riflessi granati. Anche in questo caso il complesso ventaglio aromatico si svela gradualmente nel suo continuo divenire: in primis note di piccoli frutti rossi che lasciano intuire sentori di cuoio, spezie e tabacco. Al palato è morbido, pieno, asciutto. La freschezza della barbera si sposa in maniera armonica con i tannini della freisa restituendo un vino elegante ed equilibrato. Ideale con primi piatti a base di carne, come agnolotti al sugo d’arrosto, di funghi porcini o di tartufo bianco non troppo elaborato per valorizzarlo in ogni sua sfumatura – tartufo da provare anche con la Barbera. Il Rubino si valorizza con secondi di carne come la battuta di Fassone al coltello e i bolliti misti, e con formaggi di media stagionatura.
Vino, gastronomia e territorio: tre carte che il Piemonte sa giocarsi molto bene!

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