PENEDÈS, I CAVA DI AUGUSTÌ TORELLÒ MATA di Carlo Aguzzi

 

Nel corso di Alimentaria, la fiera internazionale dell’enogastronomia di Barcellona, ho avuto il piacere di “incontrare” i grandi cava di Augustì Torellò Mata, un vignaiolo che ha saputo portare lo spumante spagnolo alla sua massima espressione. Fini ed eleganti, floreali e fruttati, di grande freschezza e ottima acidità, i suoi cava sono momenti unici e irripetibili da condividere in momenti altrettanto unici e irripetibili. Come si legge sul sito: “… Son cavas que evolucionan con el sentimiento de la perfecciòn. Son cavas con alma”.

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Agustì Torellò Mata fin da giovane si dedica al mondo vinicolo in generale ed al settore del cava in particolare. Pioniere appassionato ed instancabile, dopo aver diretto prestigiose cantine vinicole del Penedès, nel 1950 inaugura la sua azienda e, nel 1953, fonda il primo laboratorio di analisi del vino del settore. Grazie alla sua chiara visione del mondo enologico diventa ben presto un punto di riferimento per il mondo del cava, facendolo diventare una forza indiscussa nel comparto mondiale. Fonda la confraternita del cava dalla quale, anni dopo, viene insignito della presidenza onoraria.

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La sua azienda si trova a Sant Sadurnì d’Anoia, nel cuore della regione del Penedès, tra Barcellona e Tarragona, dal clima prettamente mediterraneo, ma con tre differenti sottozone dal punto di vista geologico e climatico: “la zona litoral”, con una chiara influenza marina, collocata presso il Massis del Garraf, la “depression central” che va dal mare ai piedi delle montagne del Montserrat, dalla buona regolarità climatica, la “serralada prelitoral” con variazioni altimetriche che vanno dai 300 ai 900 metri sopra il livello del mare e influenzano le escursioni termiche, con temperature molto estreme, tanto in inverno quanto in estate.

La maggior parte dei vitigni sono autoctoni, come Macabeo, Xarel-lo e Parellada, viti che raggiungono anche i 30 ani di età e costituiscono le basi delle cuvée. Il vino più prestigioso dell’azienda è il Kripta, un brut gran riserva, prodotto in numero molto limitato e che esce solo in annate particolari, dopo lunghi  affinamenti. La prima annata immessa sul mercato risale al 1979. Il particolare design della bottiglia, che richiama la forma dell’anfora, ricorda quelle in uso nel periodo della Roma Imperiale: lo scopo è quello di facilitarne o, meglio ancora, renderne necessario l’inserimento nel secchiello del ghiaccio, garantendo così la corretta temperatura di servizio. Bottiglia realizzata a mano da esperti vetrai che, soffiando con maestria, rendono il cristallo color topazio, al fine di proteggere il vino dai raggi ultravioletti. Anche l’etichetta è un’opera d’arte, realizzata dal pittore-scultore Rafael Bartolozzi, e rappresenta la trilologia tipica del Mediterraneo: la vite, il mare, l’ulivo.

La produzione di Kripta 2006, ultima annata attualmente in commercio, è di 3.588 bottiglie, destinata principalmente ai mercati stranieri: Usa, Australia, Giappone. Di colore giallo con riflessi dorati, il vino non manca di affascinare per il suo continuo e persistente perlage, al naso ti incanta con aromi floreali e fruttati e con un delicato tocco di mandorla tostata. Al palato risulta fresco, con buona acidità ed un retrogusto di frutta matura e vaniglia. Come abbinamento è un vino da tutto pasto ma si esprime al meglio con caviale, crostacei e, perché no, anche con certi tipi di formaggio.

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