ANTONIO RALLO E IL FUTURO DEL VINO ITALIANO di Francesca Fiocchi

Con Donnafugata lui e il padre, il compianto Giacomo Rallo, hanno riscritto la storia della viticoltura siciliana indirizzandola sulla strada dell’alta qualità. Ora lo attende l’ennesima sfida. Dal 17 maggio Antonio Rallo è presidente nazionale della Confederazione Italiana Della Vite del Vino – Unione Italiana Vini, eletto all’unanimità. Succede a Domenico Zonin. Ago della bilancia, uomo della condivisione e dell’accordo, sopra le parti e tra le parti al tempo stesso, il suo sarà un ruolo chiave all’interno di Unione Italiana Vini, solida realtà rappresentativa espressione dei diversi segmenti della filiera, con circa cinquecento aziende associate che rappresentano un fatturato pari al 70% dell’export italiano del vino. L’elezione arriva dopo tre anni da vicepresidente vicario e una partecipazione molto intensa alla vita di Unione Italiana Vini con impegno diretto in alcuni dossier importanti, tra cui l’Ocm promozione. Nella “sua” Sicilia ha guidato prima Assovini, lo storico sindacato di categoria fondato dal padre, e poi il Consorzio della Doc regionale, del quale mantiene ancora la carica presidenziale.

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Antonio Rallo, cosa rappresenta per lei questo incarico, giunto tra l’altro in un momento delicato della sua vita?

<<È un impegno di grande responsabilità che affronto in modo sereno e propositivo, forte degli insegnamenti di mio padre, con tanta voglia di fare, e fare bene. I tanti consensi sono un attestato di stima da parte di colleghi autorevoli che mi riempie di orgoglio e sottolinea che in questi anni all’interno di Unione italiana vini io e mio padre abbiamo operato nella direzione giusta, con un’etica e dei valori che ci hanno sempre connotato in maniera precisa e senza mezze misure. Lo stesso patrimonio che ci ha distinto come imprenditori del vino. Una base così ampia di consenso mi permette di contare su una squadra coesa e convinta di colleghi e amici, conferendo ancora più autorevolezza all’associazione, alle sue iniziative e alla sua capacità di orientare le linee di sviluppo del settore vinicolo italiano. Con Domenico Zonin abbiamo svolto un lavoro di squadra che ha portato l’associazione a essere sempre più inclusiva di tutte le realtà vitivinicole interpreti dei valori territoriali e dello spirito di filiera e abbiamo incrementato la base sociale in maniera significativa. Un altro passo in avanti è stato il graduale ma costante riconoscimento di Unione Italiana Vini come il principale riferimento istituzionale del settore a livello nazionale, ottenendo grandi consensi anche a livello europeo, dove l’associazione è diventata più incisiva. Abbiamo sviluppato una capacità nuova di dialogare con la politica e le istituzioni comunitarie. La nostra è stata una sorta di piccola rivoluzione silenziosa, una politica dei piccoli passi che ha rinnovato anche l’organizzazione interna. C’è ancora tanto da fare, il mondo è veloce e il settore del vino richiede decisioni rapide, strategie di marketing condivise e sempre più competitive, continui aggiornamenti>>.

Lei guida con sua sorella Donnafugata, azienda che in Sicilia ha fatto da traino a tutto il comparto, ed è presidente di associazioni di vitale importanza nel settore del vino. Suo padre è stato un personaggio chiave dell’associazionismo siciliano. Di quali eperienze e insegnamenti farà tesoro nei prossimi mesi?

<<Alla base di tutto ci sono quei valori che hanno permesso di affermarmi sia come imprenditore sia all’interno del mondo associativo siciliano e di Unione italiana vini. Il dialogo e la concertazione sono sempre stati dei nostri punti cardine e lo saranno anche in futuro. Assovini Sicilia ha saputo crescere principalmente grazie al lavoro di mio padre, di Lucio Tasca d’Almerita e Diego Planeta, tre grandissimi presidenti prima di me. La Sicilia è in crescita costante: in questi primi mesi dell’anno, il Nero d’Avola e il Grillo hanno avuto una domanda crescente. Io ho fatto la mia parte e ho sempre cercato di mettere a frutto l’unità delle imprese associate per migliorare la qualità del vino prodotto in Sicilia ma anche la sua comunicazione in Italia e all’estero, dove, per fronteggiare i paesi emergenti, dobbiamo essere, oltreché preparati e credibili, liberi dalle briglia strette, anzi strettissime che una burocrazia eccessiva ha messo al nostro settore. All’estero c’è curiosità intorno al vino italiano, che è sinonimo di qualità, di prodotto legato al territorio e spesso di nicchia: lo si è visto anche all’ultimo Prowein e al Vinitaly, con una forte attenzione rivolta ai vitigni autoctoni che meritano di essere valorizzati sempre di più perché sono il nostro punto di forza, la nostra carta di riconoscibilità nel mondo. Continuerò l’impegno per un progetto di sviluppo condiviso della viticoltura, incentivando sempre di più un clima di collaborazione fattiva tra grandi e piccole imprese affinché ci sia una rappresentanza concreta di tutta la filiera. Per contare a livello nazionale e comunitario dobbiamo fare sempre di più gioco di squadra, mettendo da parte i particolarismi>>.

Quali sono le primissime questioni cui dovrà metter mano indirizzando la sua linea programmatica?

<<A breve riuniremo i tavoli di lavoro tematici per elaborare le linee di programma delle attività del prossimo triennio, favorendo il coinvolgimento attivo di tutti i consiglieri nel dibattito associativo. Lavoreremo su uno sviluppo ulteriore dell’azione politica e sull’implementazione dell’organizzazione interna. La competitività di sistema e d’impresa saranno l’obiettivo strategico della nostra politica. La credibilità di questo settore, che vale più di quattordici miliardi di euro, si giocherà su strategie di mercato, sburocratizzazione, puntuale applicazione dell’Ocm vino, Pac, Testo unico, dematerializzazioni, sistema autorizzatorio e accordi di libero scambio. Il Testo unico, strumento fondamentale per semplificare la vita alle imprese, sta diventando sempre di più una realtà ora che sta per essere approvato in commissione Agricoltura della Camera: è un provvedimento innovativo, condiviso da tutta la filiera, un passo in avanti a trent’anni dallo scandalo del metanolo, che ci consentirà di avere una sola norma di riferimento e di sintesi, razionalizzando tutte le normative esistenti. Sono d’accordo quando Matteo Renzi dice che l’Italia ha avuto paura, per troppi anni, della globalizzazione che invece rappresenta una grande occasione per un paese che sa coglierne le opportunità. Per coglierle, però, abbiamo bisogno di un sistema competitivo liberato dai troppi paletti. Spero che il sistema vino diventi sempre di più un aggregatore di opportunità di crescita e il volano per lo sviluppo del territorio dal punto di vista paesaggistico, economico e turistico. Il vino non è solo un progetto produttivo ma anche culturale, e mi impegnerò a diffondere sempre di più la sua cultura e il valore unico del territorio che ne sta dietro. Il vino non è solo business ma condivisione di stili di vita e di tradizioni secolari>>.

Cosa ne pensa del rientro di Carlo Calenda al ministero dello sviluppo economico?

<<È uno dei dicasteri più importanti per lo sviluppo del made in Italy e Carlo Calenda è un manager avveduto, che ha avuto un ruolo importante all’interno di Confindustria e nell’industria italiana. Da viceministro si è sempre dato molto da fare su queste tematiche e finalmente riprenderemo il dialogo che si era interrrotto per qualche mese. Come viceministro era stato tra i protagonisti del “Piano straordinario del made in Italy” e del finanziamento per le campagne di promozione dei vini italiani in Cina. Anche il ministro Maurizio Martina ha dimostrato che una politica attenta e sensibile a questi temi può solo che fare bene all’intera agricoltura>>.

Ho saputo che sono stati tanti i telegrammi di congratulazioni dalla Sicilia. Come se la sua elezione sia una sorta di riscatto sociale e culturale. Questa chiave di lettura è anche la sua?

<<Ho ricevuto congratulazioni dalla Sicilia alla Valle d’Aosta e questo mi ha fatto un enorme piacere. La Sicilia vede questa elezione come il naturale proseguimento di un lavoro iniziato tanto tempo nel mondo associativo isolano e con Donnafugata per la valorizzazione del nostro territorio. Questo incarico è quindi un impegno umano oltreché professionale>>.

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