LINI 910, LA RIVINCITA DEL LAMBRUSCO di Francesca Fiocchi

Per Ligabue è Lambrusco (rock) e pop corn. Ma di vitis labrusca ne parlava già Catone nel De agri cultura, Varrone nel De re rustica e Plinio nella Naturalis historia. Naturalmente siamo nella pianura emiliana, ribattezzata “Food Valley”: a sud l’Appennino, a nord il fiume Po. Terra per antonomasia del Lambrusco, il vino italiano più venduto, che da qualche anno, grazie al lavoro di un piccolo gruppo di vignaioli, sta dimostrando di essere un signor vino, molto lontano dal suo cliché. Forma e sostanza insieme. Lasciato l’asse della via Emilia, a nord est nel Reggiano ecco Correggio, un territorio formatosi per sedimenti alluvionali dei fiumi appenninici, che questo week-end ospita la fiera di San Quirino, connubio di arte, musica, spettacoli, mostre e gastronomia. Mi aspettano da Lini 910 – l’azienda vitivinicola più antica del Correggese: 910 sta per 1910, anno di fondazione – per una degustazione di Lambrusco declinato nelle varie tipologie. Qui si bevono solo bollicine, a tutto pasto. Lini 910 è una solida realtà, famosa in tutto il mondo per i suoi spumanti metodo classico e charmat da uve lambrusco e pinot noir, e per avere tra i suoi clienti il celebre rocker di Correggio – che con Lini 910 aveva creato una propria etichetta di Lambrusco. Tre sono le parole chiave: modernità, tradizione, ricerca. Il loro è un laboratorio sperimentale in continua evoluzione. Una strada tutta in salita per dimostrare – e ci sono riusciti – che il Lambrusco non è solo un vino che può accompagnare la quotidianità, ma in versione spumante può dare grandi soddisfazioni. L’azienda è protagonista di una nuova era del Lambrusco, dall’anima rock, rivoluzionaria, che sa coniugare la tipicità e la sostanza di un pezzo del rocker emiliano Luciano Ligabue, dai riff immediati e riconoscibili, cantabili e passionali di un rock classico che cerca di fare i conti con la canzone d’autore con lo stile e l’immaterialità del jazz potente e graffiante alla Dinah Washington. Un’anima che riesce a tirar fuori solo dopo un lungo invecchiamento nelle cantine sotterranee, mettendo all’angolo un passato lento tra damigiane e varie follie commerciali.

12110009_897431083639935_4049995586038540462_o

All’ultimo Vinitaly mi aveva incuriosito vedere tra i cento best producers di OperaWine, evento in collaborazione con WineSpectator, due produttori di Lambrusco, uno era, appunto, Lini 910 con lo spumante Metodo Classico Rosso 2004, un brut millesimato da uve di lambrusco salamino di Santa Croce in purezza, varietà presente in tutti i Lambrusco dell’azienda. Premio che aveva vinto anche l’anno precedente con lo stesso vino, lasciato riposare per ben dieci anni sulle proprie fecce prima di essere sboccato – l’ultima sboccatura dell’annata 2004 è dello scorso febbraio, ma sono conservate anche annate più recenti: si va dal 2005 al 2012, fil rouge freschezza ed eleganza. A dimostrazione che il Lambrusco se lavorato in un certo modo può sopportare invecchiamenti importanti. <<Con questo rosso millesimato siamo partiti negli anni ’60, grazie a mio zio Fabio. È stata sua l’idea di trasformare il Lambrusco in uno champagne rosso. Lui è molto francese come mentalità>>. Alberto Lini, mio cicerone in cantina e in acetaia, quarta generazione in azienda insieme ai cugini Alicia e Alessio, fierissimo della sua “emilianità” che porta in giro per il mondo, è vulcanico e spumeggiante come i suoi vini. Si occupa del settore commerciale nazionale. Due le parole che vanno di pari passo nei suoi discorsi: sacrificio e orgoglio: della propria terra, della propria azienda, della propria famiglia. <<Questa è la mia casa>>, racconta Alberto, mostrandomi i tre livelli aziendali. Sostanza e stile. Le etichette e il logo sono di grande impatto visivo e decisamente moderne. <<Abbiamo fatto un restyling completo per il nostro centenario, sei anni fa. Un grafico ha ridisegnato il vestito delle nostre bottiglie: nel logo Lini910 in Correggio è indicato tutto quello che serve per distinguerci sul mercato. Una volta era sufficiente fare un vino buono, oggi è anche molto importante avere un marketing performante>>. Il papà Massimo e lo zio Fabio sono gli enologi, mentre la sorella, zia Anita, dalla squisita cortesia emiliana, quella che ti fa sentire a casa, è mamma di Giulia e Martina Marani: due ragazze straordinarie  che insieme al padre, Angelo, portano avanti la celebre maison d’alta moda. L’arte che punta alla qualità, scevra di compromessi,  che sa rinnovarsi, creando quelli che sono dei veri e propri gioielli di famiglia, piccoli capolavori di gusto e di stile, è nel loro Dna, così come un’imprenditorialità vincente, tutta emiliana.

13055659_993844587331917_6335767459850285068_o

Oggi sono 25 gli ettari di vigneto fra Correggio e Canolo, più una rete di conferitori. Dal bisnonno Oreste di strada ne è stata fatta, alzando anno dopo anno l’asticella qualitativa. L’azienda produce quattrocentomila bottiglie all’anno: a far la parte del leone è il Lambrusco Scuro Igp, il loro charmat più venduto, circa cinquantamila pezzi; a seguire il Lambrusco Rosé Igp e la linea La Brusca, centomila bottiglie tra le tre tipologie; infine il metodo classico nelle varie declinazioni.

IMG_8684

Al Pinot noir siamo abituati, ma vedere il Lambrusco che riposa sulle pupitre è davvero spettacolare. Le bottiglie accatastate sono lasciate rifermentare alcuni mesi: quarantotto il bianco, almeno trentasei il rosso e il rosato. Il remuage dura trentadue giorni ed è rigorosamente manuale: a testimoniarlo dei segni bianchi fatti con la tempera su ogni bottiglia, che ne indicano lo stato. La sboccatura è à la volée. Gli spumanti sono tutti brut, tranne il pas dosé, che è rabboccato col suo stesso vino. E se la tecnologia aziendale è all’avanguardia, ad alcune autoclavi non si può rinunciare perché <<le prime, introdotte negli anni ’60, furono vendute a noi e a Gancia e ormai fanno parte della nostra storia insieme a quelle più recenti in acciaio>>. Col metodo charmat c’è anche una vinificazione in bianco del lambrusco salamino, che, come spiega Alberto, è un vitigno più docile e dà un vino <<più secco e con una minor acidità del Lambrusco di Sorbara>>. Di recente  hanno introdotto il Pas Dosé, un metodo classico bianco da pinot noir 100%, e il Metodo Antico, una rifermentazione ancestrale ancora con i lieviti all’interno.<<Il Lambrusco è un ottimo vino, non troppo alcolico e con un ottimo rapporto qualità prezzo. La sua percezione, con gli anni, è molto migliorata, anche se la strada per smarcarlo dai tanti pregiudizi che spesso e volentieri non gli permettono di entrare nelle grandi carte dei vini è ancora lunga. Il mercato e la critica americana hanno fatto passi da gigante: quando assaggiano un Lambrusco secco di Reggio o Modena fatto come si deve, si ricredono>>, spiega Alberto Lini. Il mercato? Import ed export sono pressoché paritari: il 55% della produzione va all’estero, soprattutto Stati uniti, Canada, Brasile, Corea, Australia; il resto rimane in Italia.

IMG_8655

Lambrusco ma non solo. Il colpo d’occhio sull’acetaia, dove riposano 650 botti di rovere, più altre 300 in un sottotetto dietro il corpo principale dell’azienda, è un coup de théatre. Qui matura l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, affinato dai dodici ai trent’anni. Inconfondibile e inimitabile. Come l’ospitalità, che da queste parti è sacra. E l’ospite una gradita conquista. Il quadretto, per capirci, è quello impeccabile di una pubblicità Barilla old style: famiglia, coesione, convivialità. Questa la forza degli emiliani, e non sono dettagli, o se lo sono fanno sicuramente la differenza tra un bicchiere di vino e un altro.

IMG_8692

In degustazione due Lambrusco che mi hanno decisamente convinta perché sanno giocarsi la carta di riconoscibilità del territorio e del produttore. Uno è il Lambrusco Scuro Igp, 11% Vol., affinato sei mesi in autoclave, da uve lambrusco salamino (85%) e ancellotta (15%), quest’ultima è particolarmente indicata per i tagli perché apporta colore e zuccheri. Di un limpidissimo rubino con orli e schiuma violacei, come pure violacei sono i riflessi, colpisce per il bell’impatto olfattivo: profumato, vinoso, intenso e particolarmente fresco, si apre con un bouquet di frutta matura e piccoli frutti rossi come amarene, ribes e lampone, per poi conquistare con note di erbe aromatiche, biscotti da forno e suggestioni di liquirizia e datteri. Buona corrispondenza naso e bocca. I tannini ben presenti e a grana fine ne sostengono l’immagine garbatamente vinosa. L’attacco gustativo invoglia a berne un secondo bicchiere: di buon corpo, leggermente sapido e con una buona acidità che conferisce freschezza. Un Lambrusco degno di questo nome, con una grande abbinabilità in tutte le stagioni. Io personalmente lo vorrei provare con un cheeseburger americano.

IMG_8695

Nella versione Rosé, signorile e aggraziata, si sente in maniera chiara ma delicata il lambrusco di Sorbara (50%), l’altra metà è lambrusco salamino. Affinato sei mesi in autoclave, 11% Vol., è un rosato di grande appeal, che si fa ricordare. Il magnifico colore rosa ciliegia è brillante, limpido. Al naso il profumo è fresco e pronunciato, con una nota finissima di violetta. Il bouquet sprigiona gli inconfondibili aromi varietali di fragoline di bosco, ribes, lamponi, mentre sentori agrumati e di mela cotogna, che regalano complessità ed eleganza, rincorrono evanescenti suggestioni di melograno, rosa canina e iris. Al palato è un vino molto fresco, equilibrato, con sensazioni acido-sapide che richiamano i piccoli frutti rossi. Finale leggermente minerale e persistente. Un Lambrusco che convince per la sua bevibilità e l’allungo fresco e piacevolissimo. Servito ancora più fresco del solito, lo abbinerei con un piatto di mare a base di gamberi o, vista la multiculturalità del vino italiano, con uno sfizioso piatto agrodolce della cucina orientale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...