ASSOLO 2015, SINFONIA NEL BICCHIERE di Francesca Fiocchi

Cena estiva in terrazza con colleghi. L’intento non è certo quello di giudicare dei vini, almeno non stavolta, complice il caldo e la goliardia della serata. Serata, tra l’altro a base di bianchi, ma non si sa come mai quella bottiglia è finita in tavola: un rosso frizzante, secco, freschissimo. E aggiungo piacevolissimo. Uno di quei vini poco tannici che si riesce ad abbinare senza alcuna forzatura con carni rosse o bianche, o con pesci fritti come nel nostro caso se servito un po’ più freddo del normale. Bellissimo il color rubino dai riflessi violacei, brillante, naso abbondante in fragola con note ben percettibili di lampone, ribes, susina rossa, quasi caramellate. Lungo e fresco – ma di una freschezza non asprigna –, baldo ed estroverso, armonioso. Il basso profilo del tannino fa emergere un gusto morbido e vellutato che non intacca minimamente il suo essere rinfrescante. Un vino fortemente riconoscibile: è un Lambrusco! Siamo nel cuore grande dell’Emilia. Riconoscere la tipologia ha il suo fascino e ti predispone bene verso quel vino, lo guardi con occhi diversi, più attenti, come se l’averlo riconosciuto fosse una sorta di attestato di stima. Guardo l’etichetta: Reggiano Assolo 2015 Ermete Medici, da uve ancellotta (51% circa) e lambrusco salamino. Lo stesso produttore che figurava per il secondo anno consecutivo tra i premiati dell’Emilia Romagna – ed erano solo in tre – di Opera Wine 2016 in collaborazione con Wine Spectator con il Concerto 20th Anniversary Limited Edition 2013, quello con la mitica etichetta rossa. Ermete Medici, uno dei pilastri della viticoltura reggiana. Il suo Lambrusco Concerto, premiato con Tre Bicchieri nelle ultime sette edizioni della guida Vini d’Italia 2016, nasce nel 1993 – il wine maker è Giorgio Medici – ed è tra i primi Lambruschi secchi di qualità, il primo ad essere esportato negli Stati Uniti: le rese per ettaro sono state abbassate del 30-40% rispetto al disciplinare. Non amo i pregiudizi e proprio per questo non giudico mai a priori senza aver assaggiato in prima persona. Non mi lascio influenzare dal prezzo, per cui se un vino costa molto è sicuramente buono invece se costa poco o comunque meno è scadente o comunque meno buono. E non mi lascio influenzare dal produttore e dai grandi numeri di un’azienda: c’è chi lavora abitualmente bene e può miseramente “inciampare” e chi può sorprenderti con un’inaspettata qualità. Tanto meno mi lascio influenzare dal vitigno. E non amo i colleghi critici oltre misura, per cui criticare è sinonimo di intelligenza e vivacità culturale, e di superiorità (?) di giudizio, perché a volte la critica diventa un’evidente caricatura di se stessi.IMG_8600L’Assolo di Ermete Medici è uno di quei Lambruschi che mi ha conquistata: di moderata tannicità, ben equilibrata dalla morbidezza dell’alcol, pur avendo corpo leggero. Un vino che economicamente sta in una fascia da 6 a 8 euro, un prezzo onesto come la sua anima, decisamente un buon prodotto. A un secondo, terzo sorso, oltre agli aromi di fragoline di bosco si evidenzia un floreale stratificato di rosa, peonia e violetta dalla freschezza che rallegra le papille gustative. Lambruschi come questo, ma potrei citarne anche un paio d’altri, sono frutto di quella renaissance di cui sono stati artefici alcuni produttori illuminati che hanno dato nuova linfa e dignità a questo vino, riqualificandone l’immagine in giro per il mondo, quasi porta a porta, allontanandosi anche da certe durezze forse eccessive. Il Lambrusco oggi può vantare estimatori tra i grandi critici anglosassoni, tra i primi Eric Asimov del New York Times. Sono ormai lontani i tempi in cui Francesco Guccini si lamentava del fatto che fosse considerato un “non vino” da chi non era emiliano – il suo era un colto e appassionato amore – e in cui The italian coca cola, così chiamato quel soft red wine, veniva commercializzato anche in lattina tra gli Yankees degli anni ’70 e ’80. Oggi il Lambrusco, di cui Modena e Reggio sono i due produttori più venduti, esige rispetto. Perché merita rispetto. Giosué Carducci, primo premio Nobel italiano per la letteratura, lo amava, nonostante la permanenza bolgherese, tanto che oggi un’antica trattoria porta ancora il nome del celebre poeta e scrittore che qui veniva a consumarlo. Per Curzio Malaparte era il più garibaldino del mondo, il più libero e il più italiano dei vini. Un vino che racchiude dentro di sé il fascino degli scrittori dell’età classica (Virgilio, Varrone, Catone), che lo citavano e ne decantavano le lodi. Filippo Marinetti, invece, usava servirlo in taniche di benzina durante le cene futuriste, perché era un vino in movimento, vivo, vitale, giovane, frizzante. Chi non ricorda Gilles Villeneuve in Formula Uno con la tuta marchiata Lambrusco e mentre scherzava ai box con Enzo Ferrari con una bottiglia in mano?IMG_8519

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(In foto con Alessandra Medici nell’acetaia della Tenuta Rampata)

Incontro Alessandra Medici alla Tenuta Rampata, circa 30 ettari, a Montecchio. Qui mi perdo tra filari incantevoli di Trebbiano – per la verità un piccolo appezzamento destinato al loro aceto balsamico – e di malvasia . L’alta pianura e il pedecolle sono particolarmente vocati alla coltura dell’uva grazie allo speciale microclima sempre ventilato, umido e al terreno argilloso scavato dal torrente appenninico Enza, che delimita il confine tra le province di Parma e Reggio Emilia. All’ombra di castelli e borghi antichi crescono i vigneti delle Doc Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa. La famiglia Medici possiede due tenute nel raggio di una decina di chilometri: Rampata appunto – da “la rampeda”, che in dialetto locale significa” zona che sale verso la collina” – e Quercioli in direzione Cavriago: in totale sono 70 ettari coltivati per la stragrande maggioranza a Lambrusco: salamino, marani, grasparossa e un po’ di maestri, il sorbara invece viene acquisito. La cantina di vinificazione e imbottigliamento si trova a Gaida, sulla via Emilia. All’ingresso della tenuta mi accoglie il pioppo gigantesco che Alessandra chiama affettuosamente <<il grande padre>> e che non riesce ad abbattere nonostante i suoi innumerevoli piumini liberati nell’aria che danno l’effetto di neve anche a maggio, <<prima o poi smetterà, lo lascio fare>>, mi ripete. Visitiamo la magnifica acetaia – qui non c’è cantina che si rispetti che non ne ha una, con tanto di batteria di botti che ci si tramanda di padre in figlio – e il caratteristico museo del vino, inserito tra i diciannove musei del gusto dell’Emilia Romagna. Alessandra insieme al fratello Alberto – nel cda di Unione Italiana Vini – e al cugino Pierluigi sono la quarta generazione in azienda. Ottocentomila le bottiglie prodotte, <<ma con l’imbottigliamento arriviamo a nove milioni>>. Lungo la Strada del vino e dei sapori sui colli di Imola, grazie a una piccola tenuta, l’azienda produce Sangiovese e altri blend di vini fermi. Il Sangiovese in purezza merita discorsi a parte, mi riferisco al Campo Rosso Riserva e al classico Vigna di Cambro Superiore, affinati in acciaio, il primo passa anche un po’ di tempo (14-15 mesi) in barrique. La collaborazione con l’azienda Castelli del Duca li porta a imbottigliare vini fermi piacentini: bonarda, barbera, gutturnio, sauvignon e malvasie piacentine.IMG_8595

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(In foto Concerto red label 2013, fra i cento migliori vini italiani secondo Opera Wine 2016)

<<Esportiamo l’80% della nostra produzione in 70 Paesi del mondo>>, mi racconta Alessandra Medici. Il vino più richiesto, il loro portabandiera, è il Concerto, che nasce grazie a papà Giorgio. Per ottenere la qualità si parte dalla vigna: riduzione delle rese per ettaro, lieviti super selezionati. <<Mio padre ha fatto un lavoro certosino sui lieviti in collaborazione con alcune università del Nord Italia. I nostri Lambruschi aperti anche dopo 18 o 24 mesi mantengono intatte tutte le loro caratteristiche>>. Per il Gran Concerto, uno spumante brut rosso metodo classico (30 mesi sui lieviti), una piccola produzione di circa 2500 bottiglie, bisognerà aspettare il mese di ottobre. <<Il Gran Concerto è più ancestrale, non è per tutti>>, spiega. Alberto e Pierluigi si occupano principalmente di export e di mercato italiano. <<Cambiare l’immagine di questo prodotto ha comportato una missione, un peregrinare Paese per Paese in tutto il mondo per sensibilizzare prima di tutto gli importatori affinché credessero nel nostro prodotto e poi ristoranti, enoteche, clienti importanti che potessero percepirne il valore>>.IMG_8534

IMG_8532Suggerimento di Alessandra Medici per l’estate: Unique, spumante rosé brut metodo classico da uva marani, con un’acidità piuttosto spiccata – difficilmente si direbbe al palato che è un Lambrusco – con una gustosa frittura di pesce e fiori di zucca in pastella. Voilà!   (www.medici.it)

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