VINIBUONI D’ITALIA IN COLLIO

La serata ViniBuoni d’Italia in Collio organizzata dal consorzio di tutela alla Tenuta Borgo Conventi in occasione delle finali della guida, a Buttrio, mi ha pienamente convinta per l’alta qualità dei vini in degustazione. Il Collio è sinonimo di bianchi – difficile trovare in una degustazione del consorzio un rosso – o meglio di grandissimi bianchi in grado di sopportare invecchiamenti importanti mantenendo perfettamente integre le caratteristiche organolettiche: ne è testimonianza il Pinot Bianco aperto in chiusura di serata nelle cantine storiche di Roberto Felluga: strepitoso! Per non parlare dell’ultimo Vinitaly dove produttori friulani hanno aperto bottiglie di bianchi del Collio del 2002 e del 2007 da far resuscitare Sam Wheat di Ghost. Una degustazione che ha coinvolto una minima parte della produzione vinicola del Collio, principalmente nella zona di San Floriano, dove i terreni di diverse altitudini sono composti da marne e arenarie: produttori che hanno saputo interpretare la miglior espressione dei vitigni autoctoni friulani e dove la botte, quando c’è, non sovrasta mai il varietale. L’ultima mia visita in Friuli risale al 2010 e constato con piacere che la regione ha saputo alzare l’asticella qualitativa, già alta allora. Basta pensare che fino a venticinque anni fa il Friulano, allora chiamato Tocai, era il classico vino da osteria. Oggi i vini bianchi friulani sono portabandiera dell’eccellenza enologica italiana nel mondo.

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Dei dieci vini degustati, ossia due Ribolla Gialla (Humar e Muzic), due Pinot Grigio (Gradis’ciutta e Tenuta di Angoris), una malvasia (Terre del Faet), un Bianco Solarco (Livon) e l’ottima Ribolla Gialla di Oslavia Riserva 2012 (Primosic), sono i tre Friulano 2015 ad avermi entusiasmata in crescendo: Villa Russiz, Tenuta Borgo Conventi e lo straordinario Maurizio Buzzinelli, presente nel Carso italiano e sloveno: un vino, quest’ultimo, molto minerale, floreale, elegante e di buona sapidità, con finale lungo. Si tratta nei tre casi di vini freschi, già pronti l’anno successivo alla vendemmia ma con una prospettiva di invecchiamento notevole. L’augurio è che i produttori sappiano rischiare, e perché no osare, promuovendo verticali di prodotti in grado di sfidare il tempo e le mode.

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