VERMENTINO DI GALLURA DOCG SUPERIORE JANKARA di Francesca Fiocchi

La Sardegna, della cui commissione parallela di degustazione ho fatto parte a ViniBuoni d’Italia, mi ha profondamente colpita per l’alto profilo raggiunto dai suoi vini negli ultimi anni. Vini che sono andati quasi tutti a Corona, il massimo riconoscimento della guida, facendo della Sardegna una delle regioni in proporzione più premiate di questa edizione. Una regione che convince pienamente per emozione, bevibilità, gradevolezza non solo con i suoi grandi rossi – su quattro Cannonau ne sono passati quattro!- ma anche con i bianchi – il più votato è stato il Vermentino di Gallura – e i vini dolci, mai stucchevoli. Commissione parallela e ufficiale che sono andate di pari passo per quanto riguarda il giudizio sui diciassette vini finalisti: la prima assegnando quattordici corone, la seconda tredici. Undici i vini che coincidono: Jankara – Vermentino di Gallura Docg Superiore Jankara 2015; Angelo Angioi – Malvasia di Bosa Doc Salto di Coloras 2014; Antichi Poderi Jerzu – Cannonau di Sardegna Doc Marghia 2014; Argiolas – Isola dei Nuraghi Igt Bianco da uve stramature Angialis 2013; Cherchi Giovanni Maria – Cannonau di Sardegna Doc 2014; Contini – Isola dei Nuraghi Igt Bianco da uve stramature Pontis 2014; Luna Lughente – Cannonau di Sardegna Doc Capo Ferrato Rosso Riserva Nannai 2011; Nuraghe Crabioni – Cannoanu di Sardegna Doc Nuraghe Crabioni 2014; Nuraghe Crabioni – Romangia Igt Bianco Sussinku 2015; Sella & Mosca – Carignano del Sulcis Doc Riserva Terre Rare 2012; Vigne Surrau – Verementino di Gallura Docg Branu 2015. Passano a Corona anche Cantina Santadi – Vino da uve stramature Latinia 2010 e Tenuta Asinara – Vermentino di Sardegna Doc Indolente 2015.

 

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Il Vermentino di Gallura Docg Superiore Jankara 2015 è uno spettacolo di profumi e gusto, equilibratissimo in tutte le sue componenti. È senza dubbio il vino della Sardegna che più mi ha emozionata. A partire dal colore, un magnifico giallo paglierino intenso con lievi riflessi verdolini, brillante, limpidissimo. Il naso è ricco, elegante: rosmarino, biancospino ma anche sentori inebrianti di agrumi e frutti tropicali in equilibrio come in uno shaker. Fresco, di buona acidità e di gradevole mineralità, è un vino splendidamente sapido, di buon corpo e persistente al naso e al palato. Con un gradevolissimo retrogusto di mandorla. Gli aromi tipici delle zone montagnose della Gallura lo rendono perfettamente riconoscibile. In particolare quelli della prestigiosa “Vena di San Leonardo”, la migliore area al mondo per la produzione di Vermentino, perché il suolo, di origine granitica, è ideale per la complessa mineralità dei vini. L’enologo è il friulano Gianni Menotti.

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(Foto: degustazioni alla cieca a ViniBuoni d’Italia 2016)

Una Sardegna che sta lavorando molto bene in vigna e in cantina, complice la terra fertile, il sole e l’influsso del mare, e l’impiego di enologi di esperienza, alcuni provengono da altre regioni. Una terra che vanta una tradizione secolare vitivinicola, anche se oggi assistiamo a un lavoro intenso di riconversione delle vigne storiche indirizzate verso un’agricoltura più moderna. Il risultato sono dei vini ormai esportati in tutto il mondo, vincitori di concorsi prestigiosi. Accanto agli autoctoni come cannonau, monica, carignano, pascale, bovale e girò e ai bianchi vermentino, nuragus e malvasia di Sardegna, troviamo anche i vitigni internazionali – la mia scelta ricade comunque sugli autoctoni, che si esprimono con forza, intensità e mineralità come in poche altre regioni. Del resto l’alta qualità dei vini dell’isola si era vista anche nell’ultima edizione del “Grenaches du monde” a Saragozza, la più importante manifestazione internazionale dedicata al vitigno cannonau, che l’anno prossimo sarà ospitata in Sardegna. Cannonau che è il cavallo vincente della produzione enologica sarda e che a Saragozza ha fatto incetta di medaglie – la premiazione delle relative cantine è andata in scena all’ultimo Vinitaly. Altro prodotto molto interessante fra quelli degustati è il Carignano, prodotto soprattutto nelle zone del Sulcis Iglesiente, di Sant’Antioco e di Santadi, dove grazie ai venti che soffiano ricchi di sali minerali raggiunge punte di eccellenza – e pensare che fino a qualche anno fa era usato come vino da taglio da cantine piemontesi e francesi per conferire nerbo ai vini. Ottima anche la Malvasia di Bosa, nella parte occidentale dell’isola, tra i principali vini da dessert della Sardegna dopo la Vernaccia, anche se il ricordo della Malvasia di Lanzarote, completamente diversa e di cui parlerò a breve, è ancora vivo.

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