DUE DONNE UN VINO di Francesca Fiocchi

<<Cosa ne pensi dell’etichetta?>>. Inizia così, chiedendomi un consiglio, la nostra intervista di fronte a un bicchiere di Schioppettino che decanta nel calice. Stretta (io) tra un treno da prendere e una colazione appena servita che ho molto apprezzato, complice un panorama di vigneti proteso naturalmente verso la Slovenia, a pochi metri in linea d’aria. Lei, premurosa padrona di casa, è Anna Muzzolini dell’azienda agricola Grillo Iole (il nome della mamma), a Prepotto, un comune di neppure mille abitanti a cavallo tra il mare e la MittelEuropa. È tornata nel suo Friuli dopo un viaggio avventuroso tra California e Canada con l’amica e collega Susanna Grassi dell’azienda I Fabbri, nella Toscana del Chianti Classico. <<In quindici giorni abbiamo cambiato dieci aerei più un’auto a noleggio: sembravamo Thelma e Louise>>, mi racconta spiegandomi che quello appena intrapreso era un viaggio-lavoro-vacanza per incontrare degli importatori. << Lo Schioppettino è il mio vino più venduto all’estero>>. E infatti il suo Schioppettino, dall’omonimo vitigno autoctono conosciuto anche con il nome di ribolla nera, che deve il suo nome allo scoppiettare degli acini durante la fermentazione, è un vino elegante, invitante e seducente. E al contempo forte, deciso, schietto. Documenti datati 1282 ritrovati nell’archivio del Castello di Albana ne documentano già l’esistenza. Salvato dall’estinzione, oggi è un grande rosso friulano.

 

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(In foto, da sinistra, Anna Muzzolini e Susanna Grassi)

Due donne un viaggio, due donne un vino. E proprio Due donne è il frutto della loro amicizia: un blend al 50% di Schioppettino e Sangiovese grosso di Lamole, affinati separatamente in botti da 500 lt, di terzo passaggio, per 18 mesi e dopo l’assemblaggio per altri sei in un unico tonneau. Una moderna interpretazione di due storici territori e di due autoctoni di gran corpo e dai profumi fruttati che nasce prima che dalle mani dall’anima di due vignaiole appassionate, viaggiatrici curiose, ma prima di tutto amiche inseparabili. <<Eravamo a Londra durante un altro dei nostri viaggi e ci è venuto in mente di fare qualcosa insieme viste le tante affinità caratteriali, anche le nostre aziende sono simili: entrambe sui 9 ettari, entrambe totalmente gestite da una donna. Lei vive a Ferrara con la sua famiglia e quando dovevamo scambiarci i vini ci incontravamo lì, a metà strada>>. Anna Muzzolini approda al vino dopo una brillante carriera universitaria in Biologia: borse di studio, dottorato, qualche anno in università con risultati eccellenti e poi la vigna, due figli.<<Era il ’99: il Friuli mi ha “chiamata”. Ferrara è una città bellissima, ricca di arte, ho cercato di vedere la bellezza nel delta del Po ma quando si torna qui… In realtà un friulano non riesce a staccare la spina da questi luoghi che sembrano dipinti col pennello da un artista>>.

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L’azienda vitivinicola nasce con papà Sergio negli anni ’70. L’alloggio agrituristico è annesso alla barricaia: una bomboniera che mi ricorda lo stile della cote de Provence. La colazione al mattino è su un ampio e soleggiato terrazzo, all’ombra di un caratteristico portichetto di legno dove senti il delicato profumo dei boschi tutt’intorno e dei fiori che abbelliscono la balconata. Anna coccola i suoi ospiti con cose meravigliose: torte fatte in casa, yogurt nostrani, e quando ti giri e non la vedi è perché è andata a comprare le brioche. Siamo in una villa padronale di campagna del 1600, con annessa la cappella gentilizia di S.Giustina. Nove gli ettari vitati, circa 40mila bottiglie e la scelta, da qualche anno a questa parte, di puntare soprattutto sui vitigni autoctoni, a eccezione di qualche internazionale, tralasciando chardonnay, pinot grigio, pinot bianco e malvasia. Tre i bianchi secchi: Friulano, Ribolla Gialla e Sauvignon, che nella Valle della Loira dà vita ai celebri Sancerre e Pouilly Fumé – c’è da dire che questo vitigno è molto radicato in Friuli, in particolare sui colli orientali, dove il terreno è marnoso e riesce a trovare un’espressione diversa dal resto del mondo, caratterizzandosi per il patrimonio aromatico complesso. I bianchi fanno affinamento in acciaio, tranne una piccola selezione di Sauvignon (circa mille bottiglie) che riposa per dieci mesi in tonneau di rovere francese. A tiratura limitata (poche centinaia di bottiglie) sono il Verduzzo friulano e il celebre Picolit, due grandi vini bianchi da meditazione che l’azienda produce più per una sorta di cordone ombelicale con la tradizione autoctona friulana che per business. Qualche vitigno internazionale resta per i vini rossi, come il cabernet e il merlot, ma il focus è anche qui sugli autoctoni: refosco dal peduncolo rosso e schioppettino di Prepotto.

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Il Sauvignon degustato resta sui lieviti per tre mesi e affina in acciaio per mantenere intatte le caratteristiche organolettiche. I sentori vegetali, ortica e peperone verde in primis, si accompagnano con freschi aromi di frutta appena accennati come pesca, litchi e agrumi ma anche con sentori di sambuco. <<Facciamo tre vendemmie in tempi diversi perché abbiamo vari appezzamenti. La prima conferisce più acidità, l’ultima freschezza. Vinifichiamo separatamente i vini in acciaio e dopo la fermentazione realizziamo l’assemblaggio>>, mi spiega. Fine e delicato al naso, il suo Sauvignon è equilibrato, pulito e intenso al palato.

 

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Lo Schioppettino lo degustiamo direttamente nella barricaia del ‘600. Su questo vino in particolare Anna Muzzolini utilizza legni grandi usati, giusto per mantenerne integre e intense le note fruttate e speziate. Degustiamo l’annata 2013, due anni in botte di rovere. L’uva è vendemmiata la seconda settimana di ottobre. A fine fermentazione avviene il travaso in legno, dove si svolge la malolattica. Il bouquet aromatico vira dai frutti di bosco maturi alle erbe aromatiche, con note eleganti di viola, vaniglia, muschio e suggestioni di fieno. Sensazione gradevole in bocca: il vino è caldo, pieno, rotondo e persistente, con lunghezza nel retrogusto. Che aggiungere! Ora aspettiamo le nuove etichette… (www.vinigrillo.it)

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