COLLI BERICI TAI ROSSO PIOVENE PORTO GODI

Vorrei spendere due parole su un vino del Veneto che mi ha particolarmente colpita alle finali di ViniBuoni d’Italia, a Buttrio. Un vino che conoscevo ma che non avevo mai degustato, espressione originale e molto interessante di quel sorprendente vitigno autoctono che è il tai rosso dei Colli Berici, stretto parente del cannonau sardo, del grenache francese e della garnacha spagnola, ma che qui nel vicentino assume caratteri peculiari tipici, grazie a terreni argillosi costituiti da strati vulcanici e sedimenti calcarei.

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In particolare, il Colli Berici Doc Tai Rosso Thovara 2013, di Piovene Porto Godi, a Toara (“terra buona”), a sud di Vicenza, una delle zone dei Colli Berici più vocate alla produzione vinicola, un vino che neanche a dirlo si è aggiudicato la Corona sia della commissione parallela, di cui ho fatto parte, sia di quella ufficiale. Consumato in passato nella versione più giovane, il Tai Rosso svela eleganza e finezza sorprendenti con l’affinamento. A dimostrazione che la strada dell’autoctono, se seguita con criterio, alla fine premia non solo il singolo viticoltore ma l’intero sistema vino Italia, rendendo unica l’immagine del nostro Paese nel mondo, con vini ricchi di personalità in risposta all’omologazione del gusto dettata dal vitigno internazionale, soprattutto francese – naturalmente nei territori dove non c’è un forte radicamento e dove l’internazionale non arriva ad assumere caratteristiche proprie tipiche. Un Belpaese che vanta una ricchezza invidiabile di autoctoni, basta pensare che solo in Sicilia ne vengono scoperti ogni anno di nuovi, molti dei quali restano vitigni simbolo, oggetto di studio e ricerca, ma altri entrano in produzione. Vitigni che rappresentano una risorsa per l’identità e lo sviluppo di un territorio perché ne sottolineano la diversità biologica, paesaggistica e culturale. Soprattutto oggi che il consumatore cerca nuove sensazioni nel bicchiere ed è più attento, curioso, esigente.

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Il Tai Rosso degustato è uno splendido vino fermo secco, dal color rosso rubino brillante con riflessi violacei. La resa è di 35 quintali di uva per ettaro. Vinificato e maturato in barrique e tonneau di rovere francese di secondo passaggio per poco più di un anno, si apre con un bouquet complesso di ciliegia matura, violetta e rosa appassita, con note speziate, soprattutto pepe, e sensazioni di grafite. I tannini eleganti cedono il passo a un retrogusto lungo di mandorla. Di buon corpo e struttura, è un vino che presenta piacevole sapidità e freschezza, e buona alcolicità (15%). Perfettamente equilibrato.

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