SWEET GOLD DO LANZAROTE di Francesca Fiocchi

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Don German Lopez ha quasi ottant’anni e tutti i giorni è nel suo vigneto lunare nero come la pece, sulle pendici dei vulcani, a curare piante surreali di malvasia vulcanica e moscatel che crescono rigogliose sulla cenere lavica e da cui produce vini pregiati: edizioni limitate e numerate a mano come il suo pregiatissimo (e premiatissimo) Sweet Gold DO Lanzarote, da moscatel de Alejandria in purezza. I chicchi grandi di moscatel si riempiono d’acqua, nonostante nel terreno di acqua non ce ne sia, regalando un nettare di una dolcezza elegante e di un giallo dorato da far invidia al sole. Siamo alle Bodegas Rubicon, a La Geria, principale area vinicola di Lanzarote.

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Lo Sweet Gold è custodito in una bottiglia di forma rotondeggiante ultra chic, che ben si adatterebbe a un profumo dalle fragranze esclusive: un viaggio dei sensi seducente, tra sacro e profano, tra le memorie aromatiche che dall’antico Egitto, attraversando paesi ed epoche lontane, giungono a noi creando suggestioni e facendo riaffiorare ricordi remoti. Note di testa, di cuore, di fondo, le stesse di un profumo di lusso, ti creano l’illusione che non si tratti solo di un vino. Complessi ed elegantissimi aromi di fiori gialli e quelli opulenti della frutta matura, dell’uva passa, del miele e del caramello, con note tropicali e di cardo lievi ma intriganti, caratterizzano in maniera unica e inconfondibile il varietale sull’isola. L’atmosfera e il paesaggio da Jurassic Park potrebbero solleticare la fantasia di Steven Spielberg. Sicuramente hanno solleticato la vena creativa e stilistica dell’immenso José Saramago, che sulle montagne dietro la bodega ha scritto alcuni degli amori possibili dei suoi romanzi. Lo Sweet Gold è un capolavoro che in 50 cl racchiude tutto questo. È esso stesso poesia. Un universo al confine con l’arte. Duemila bottiglie all’anno – quando va bene! – ripagano dei tanti sacrifici per produrlo, spezzandosi la schiena su terreni duri come il ferro sperando che venga presto sera. Un mistero che solo Madre Natura può spiegare: invano arrovellarsi con mille domande di fronte a un’immensità che non trova spiegazioni scontate. Un vino che si adatta magnificamente a tutti i tipi di dolce ma che noi, più fantasiosi, abbiamo abbinato, nel caratteristico ristorante attiguo alla bodega – uno di quei posti dove non puoi venire se sei di fretta -, a dei magnifici taralli e formaggi di capra. Questo tipo di convivialità è il miglior souvenir dell’isola che ho portato via con me. Il ristorante del Rubicon, di fianco al punto vendita, piccolo ma ben curato, e dove si possono gustare ottime tapas, gode di una vista panoramica a 360 gradi sui crateri conici di cenere lavica. L’ideale sarebbe prolungarsi per un aperitivo nella vicina Teguise, uno dei paesi più pittoreschi dell’isola, dai colori magnetici di tramonti mozzafiato, quando il sole rosso brucia tra vulcani neri.

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Il Giardino delle Esperidi del mito di Atlantide è inquietante e fantastico al tempo stesso. Spiazzante per qualsiasi visitatore. La pianta che produce lo Sweet Gold ha 150 anni ed è la più antica dell’isola. Un’altra a fianco è per metà listan negro e per metà malvasia. Macarena è la squisita figlia di Don German Lopez: la sua competenza inizia dove finisce quella del padre. I Lopez sono proprietari della tenuta dal 1979, ma il suo patrimonio storico-artistico si perde nella notte dei tempi: a seguito di varie acquisizioni, alla fine del 1600 la proprietà passò all’arciprete Don Diego Laguna, che ordinò la costruzione dell’iglesia La Caridad, tuttora esistente. Oggi sono 23 ettari più una rete di piccoli conferitori e 350mila bottiglie annue. Oltre alla malvasia vulcanica – ottimo il Malvasia  semidulce che ne ricavano – e al moscatel si coltivano listan blanca, diego, listan negro e negramoll. Le etichette disegnate da Cesar Manrique per il Don Diego y Dona Luce, rispettivamente Diego e Moscatel, sono vere pennellate di colore alternate a colpi di luce, omaggio a el campesino che ha scolpito col suo lavoro il paesaggio de La Geria.

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(In foto sopra, con Macarena Lopez, titolare della bodega)

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(In foto sopra, le Bodegas Rubicon con gli originali lampadari realizzati da Cesar Manrique)

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Lanzarote, isola di contrasti dove la lava diventa arte. Dove la commistione di culture e razze è tangibile e nel corso dei secoli ha dato vita a un modello di agricoltura unico al mondo, con la cenere vulcanica che funge da fertilizzante, e senza acqua. Nei testi di Plinio il Vecchio già si narrava di un viaggio di re Juba II nelle isole Fortunatae, in particolare Lanzarote, chiamata dai romani Pluvialia. Nella parte più a sud del comune di Yaiza, si estende la zona conosciuta come El Rubicon, da cui prende il nome la bodega: una pianura arida dove nel 1400 si costituì il primo insediamento europeo delle Canarie – e dove oggi si può praticare il birdwatching -, il cui toponimo deriva dal latino “rubicundus” ossia “rosso”, probabilmente per il colore del paesaggio circostante o forse per la Montana Roja, una collina dall’aspetto marziano – da visitare al tramonto – formata da una caldera vulcanica dormiente. El Rubicon è la parte più antica dell’isola, a sud dei campi di lava del Timanfaya e dell’imponente catena montuosa di Los Ajaches, il cui percorso inizia nel villaggio di Femes e arriva fino alla spettacolare Playa Papagayo. Evidenti i segni della conquista romana. Un’isola da vivere… E da bere, fino all’ultima goccia! Alea iacta est.

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(In foto sopra, le etichette artistiche realizzate da Cesar Manrique per Bodegas Rubicon)

L’ultima cosa che Saramago ha scritto sul suo blog prima di morire a Tias, altro grazioso paesino dai tramonti indimenticabili di cipria e zucchero filato, è questa: “Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte”. Filosofia che credo non manchi in questi vini da meditazione strappati alla terra con ragione e sentimento. Fatti di anima e cuore. La cui sola esistenza vale più di mille discorsi.

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