IL MANTO DE LA GERIA di Francesca Fiocchi

Vini complessi nei profumi, dalle intense mineralità, nascenti da terroir vulcanici unici al mondo e da un’agricoltura eroica che conta viti non più alte di trenta centimetri, abbracciate da muretti semicircolari. Vini che non arriveranno mai sulla tavola italiana ma che ripagano del viaggio, soprattutto dopo una giornata di surf a Playa de Famara. Anche la squisita cortesia di Dario Rodriguez  non è un elemento da sottovalutare. Così come poter chiacchierare nella mia lingua preferita, lo spagnolo: musicale, calda, avvolgente. Questa è la bodega La Geria, una delle cantine più famose di Lanzarote e tra le più visitate di Spagna, con una media di 300mila turisti all’anno, l’ultima di questo mio reportage sull’isola.

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Costruita alla fine del XIX secolo dalla famiglia Rijo, La Geria è di proprietà degli attuali titolari dal 1993. Immersa in un manto di lava solidificata, formatosi con le eruzioni vulcaniche del Timanfaya dal 1730 al 1736, è abbagliante nei suoi contrasti cangianti a seconda della luce. Nero, verde, bianco. E nulla più. Anche la fantasia non vuole servirsi di altre pennellate di colore perché queste, così intense, già riempiono la vista. Se avete la fortuna di godere di una buona musica in sottofondo la magia è assicurata. Un’esperienza ricca di significati, che toglie il fiato e che ti fa sentire piccola piccola di fronte all’immensità di una natura così prorompente, in un certo senso mistica, e all’ingegno di vignaioli che non si risparmiano. A La Geria il substrato di cenere lavica raggiunge i 4-5 metri di profondità e dà vita a una coltivazione più profonda che permette di tirar fuori dai vini note intense. All’interno della bodega si cammina tra botti di rovere, su un pavimento vulcanico dai mille riflessi che ti dà una piacevole sensazione di continuità con l’ambiente esterno. Sembra veramente di camminare sulla luna, se non fosse per la forza di gravità. Il mio consiglio è di affittare un’auto, possibilmente quella di Cesar Manrique per restare in sintonia con lo spirito dell’isola – si può prenotare anche dall’Italia – e di girarvela tutta, da nord a sud. Senza un domani. Per godervi l’ebbrezza di giornate baciate dal sole africano e accarezzate dal vento tiepido, una costante a Lanzarote.dsc_0047

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Un wine tasting indimenticabile, ricco di sapori e profumi. Il vino che più mi ha emozionata è il Manto, una Malvasia vulcanica secca di grande intensità e molto varietale. Dopo una macerazione prefermentativa di cinque ore con la tecnica del freddo, il mosto fermenta sui propri lieviti, autoctoni di Lanzarote. Il risultato è un vino freschissimo e di fine acidità, molto tropicale e solare nel colore, nei profumi e nei sapori: maracuya, ananas e note delicate di agrumi, come cedro, arancia amara, mandarino, mapo e bergamotto, sembrano danzare insieme in un sinuoso tango argentino.

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Miprendoemiportovia mi viene da dire riguardando queste foto di un viaggio che resterà a lungo nel cuore per la sua singolarità. Un viaggio che è riuscito a stupirmi, prendendomi in contropiede. E facendomi capire che in un vino, come nella vita, la differenza la fanno sempre e comunque le persone. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

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