GLI ANGELI DELL’ERBALUCE di Francesca Fiocchi

Tornare alla Tenuta Roletto da Antonino “Tonino” Iuculano, che ha portato l’azienda al massimo del suo splendore con un importante rilancio internazionale, è sempre un piacere. Oltre al fascino di un nome, Erbaluce, e di un luogo dolcemente adagiato tra le colline del Canavese e l’anfiteatro morenico, due sono i motivi che quando si parla di vino si intersecano e creano il desiderio di far parte di un nuovo capitolo di quella storia: la cortesia e l’ospitalità dei padroni di casa e l’alta qualità dei vini, in questo caso l’Erbaluce, top di gamma della Tenuta Roletto, dall’omonimo vitigno autoctono con cui Antonino Iuculano, coadiuvato da Gianpiero Gerbi, enologo e co-fondatore di Svinando, riesce a ottenere apprezzabilissimi risultati in tutte e tre le versioni: bianco fermo, spumante brut millesimato e il tanto decantato passito, un oro intenso e viscoso dove dolcezza e alcolicità sono in un perfetto delicatissimo equilibrio, “il vino santo di Caluso, vero nettare divino” secondo il Chiei-Gamacchio nel 1986. Da Giovanni Tinetti, che iniziò a coltivare le zone delle Guie nei primi anni del Novecento, di strada ne è stata fatta, un passetto alla volta, sempre in avanti, spostando l’asticella della qualità. Oggi l’azienda è sede di studio e ricerca in collaborazione con il Politecnico di Torino. In cantina un gruppo di giovani promettenti, chiamati poeticamente “Angeli” dell’Erbaluce, si attiva per comunicare alle nuove generazioni la storia di questo vitigno oggi in grande spolvero. E l’Erbaluce Passito Docg è, secondo me e non solo, uno dei migliori passiti d’Italia: l’uva cresce a 370 metri di altezza, quella ottimale e fa cinque mesi di appassimento in solaio con parziale intervento della muffa nobile. Difficile dire quale sia il mio Erbaluce preferito, visto che il giudizio su un vino dipende non solo dalla sua qualità intrinseca ma dal momento della vita in cui lo si degusta e dal contesto. Sono arrivata pensando al passito degustato l’anno prima e sono andata via con in testa il Mulinè, affinato in acciaio, dieci mesi sui propri lieviti, che mi ha convinta sia con l’annata 2010 – per freschezza, lunghezza, progressione e per il bel corpo rotondo – sia con l’annata 2011, entrambe servite durante il pranzo con la stampa. Un vino capace di invecchiare bene, ottimo in accompagnamento con flan di zucchine e fonduta e con il capunet con crema di bagna cauda – che ha meritato il bis!

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(In foto da sinistra con Franca Bertani, Liliana Savioli e Antonino Iuculano)

Un territorio ricco di fascino e storia che vive una seconda giovinezza: nell’ultimo periodo è aumentato il numero di appassionati che investe in questi vigneti e, conseguentemente, nella qualità della vita. Tonino Iuculano è in partenza per la Cina, un mercato significativo per la sua azienda, dove terrà degli incontri all’università di Pechino e parteciperà al prossimo ProWine China a Shanghai. <<I cinesi sono sempre più interessati al Made in Italy, l’Erbaluce sta registrando un periodo positivo di grandi conferme internazionali>>.

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La seconda parte della due giorni mi aveva decisamente incuriosita. L’incontro Le bianche bolle autoctone, un blind tasting organizzato da Franca Bertani di Ais Veneto e da Liliana Savioli, coordinatrice della guida ViniBuoni d’Italia per il Friuli Venezia Giulia, mi lascia un ricordo positivo. A confronto diversi spumanti metodo classico di tutta Italia e di varie annate, da 36 a 48 mesi sulle fecce, con l’obiettivo (non semplice) di valutarne oltre la qualità e la piacevolezza la riconoscibilità. Obiettivo raggiunto con l’Erbaluce, le cui note distintive sono una sorta di marchio di fabbrica: bollicine cremose, perlage fine e continuo, splendida acidità, ventaglio aromatico ben preciso, in bocca pieno, con entrata corposa seguita da una sensazione morbida. Se usciamo dal territorio canavese, un vino che mi ha emozionata è la Ribolla Gialla, ma non una qualsiasi: il brut metodo classico Ronco Vieri 2012 Vigneti Pietro Pittaro. Tante le declinazioni enologiche di questo vino, ma quella di Pittaro è un’interpretazione magistrale, con un ventaglio aromatico ampio, equilibrio ed armonia. Quindi, chapeau a Pittaro e a Liliana Savioli, che l’ha portato in degustazione. Al di là di un giudizio tecnico che rimando ad altra sede perché qui potrebbe annoiare, questa Ribolla Gialla è un vino godibilissimo, piacevole, con la capacità di emozionare. Obiettivo centrato. Le donne quando si impegnano sanno tirar fuori dal loro cappello magico ottime cose.

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