I VINI DEL NEGEV: TURISTI… E NON SOLO

Sapevate che un vigneto può sopravvivere in una delle regioni più aride al mondo con meno di 100 millimetri di pioggia all’anno? Io no. A Lanzarote questo è possibile grazie alle proprietà igroscopiche dei lapilli, ma nel deserto? Conosco bene i vini di Israele (Kosher e non), in particolare della Galilea-Golan, Shomrom, Samson, Colline della Giudea, dove i vitigni internazionali sono ormai diventati quasi autoctoni e negli ultimi trent’anni hanno fatto passi da gigante “tirando fuori”, accanto alla Golan Heights Winery e alla sua piccola “rivoluzione”, produttori inaspettati e chicche ben vendute all’estero, soprattutto in Inghilterra. Quelli del deserto però mi mancavano. Eppure qui si sviluppano biotecnologie e vini “coraggiosi” di alto profilo, grazie ad avanzati sistemi di irrigazione che hanno portato, soprattutto ultimamente, turismo e sviluppo in aree notoriamente depresse. Quando si dice l’ingegno umano! In particolare il deserto del Negev esercita sempre più appeal, fino a diventare una delle rotte (tra le più spettacolari ed estreme!) del vino e dell’olio extra vergine di oliva. Da fare almeno una volta nella vita. Qui il lavoro se lo sono proprio andati a cercare, partendo da zero e senza ricevere sconti da niente e da nessuno. Strappando con tenacia la terra al deserto.

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Si parte – mi raccomando non dimenticatevi la macchina fotografica!- da Be’er Sheva (Bersabea), la cosiddetta Capitale del Negev, nel sud di Israele e si attraversa tutto il deserto: un viaggio avventura lungo la Route 40 alla scoperta di vini e prodotti tipici ma anche un full immersion nelle tradizioni e nella storia di un paese multietnico e multireligioso, dalle mille cangianti sfaccettature. Merlot, Cabernet, Shiraz, Sauvignon Blanc sono alcuni dei vitigni internazionali coltivati su questi terreni sabbiosi e argillosi. Zvi Remak è l’enologo pioniere che vi stupirà e da cui poter apprendere mille segreti: è lui che in queste terre arse ha portato la viticoltura a un buon livello, dopo aver studiato il mestiere in Napa Valley. La sua vineria è The Sde Boker Winery ed è aperta dal ’99: fu lui che iniziò a sconfiggere il deserto irrigandolo con la scarsa acqua salata dei pozzi mescolata con acqua dolce. I suoi vigneti nascono in un kibbutz, ma non uno qualsiasi: in quello dove scelse di vivere Ben Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele e primo premier, kibbutz che ancora oggi è uno dei più prestigiosi centri di ricerca agricola di Israele. Siamo nelle terre aspre e inospitali del nord del Negev. Zvi Remak produce i rossi Cabernet Sauvignon e Merlot e i bianchi Chardonnay e Sauvignon Blanc, conservati e invecchiati per due anni in botti di quercia.

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download-3      images-8                      Per chi volesse provare il Gewurztraminer del deserto – l’idea non è poi tanto assurda – la tappa obbligata è da Yogev Zadok alla Ramat Negev Winery, verso l’Egitto, non molto lontano dal famoso cratere di Mitzpe Ramon. Ha studiato tre anni in Toscana e i suoi vini – per chi non amasse la vita avventurosa e preferisse la mondanità più tranquilla e festosa di Tel Aviv – si possono trovare nella prestigiosa enoteca Saar, dove godere delle eccellenze delle boutique wineries, come il pregiato Neve Midbar Red 2013, un blend di Cabernet Sauvignon (50%), Petit Verdot (35%) e Merlot (15%). Spostandosi a sud ci si avvicina al Mar Morto. Qui troviamo la Yatir Winery, conosciuta per il Sauvignon Blanc, il Cabernet e lo Shiraz. È il produttore più ricercato di Israele: a Londra le sue bottiglie si trovano da Selfridges.

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Da visitare anche la Carmey Avdat Winery, tra Sde Boker e il parco di Ein Avdat, a conduzione familiare ed ecosostenibile. Fanno un vino unico al mondo utilizzando l’acqua salata per irrigare e dare al Merlot un sapore speziato: è come assaggiare il deserto nella sua interezza. Se riuscite a recuperare una bottiglia vi raccomando di tenerla per le occasioni speciali: il figurone è assicurato. Neot Semander è invece il produttore vinicolo più a sud di Israele: il suo gelato fatto in casa è buonissimo, e poi potete trovare formaggio, olio d’oliva, marmellate. Nel bicchiere e nel piatto il sapore del deserto, la sua unicità, gli spazi immensi battuti dal vento, la terra arsa, le strade che finiscono nel nulla, l’emozione viva della scoperta. A me intriga e a voi? E allora zaino in spalla e via, on the road alla scoperta del Negev.

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