AMARONE ANERI PER DONALD TRUMP

Giancarlo Aneri porta i suoi “gioielli” in giro per il mondo, o meglio tra i potenti del mondo. La sua è un’azienda di nicchia: produce vini d’autore, piccole grandi opere d’arte che si chiamano Amarone di Valpolicella e Prosecco, fra le altre cose. Ma in questi giorni se ne parla anche perché Flavio Briatore ha inviato a Donald Trump, insieme a un sms con scritto “we did it!”, tre bottiglie magnum di Amarone Stella Aneri (dal nome della figlia di Aneri) per brindare alla vittoria alle elezioni presidenziali. Amici di vecchia data i due, dai primi anni ’90, prima che diventassero i boss nel reality The apprentice, Donald Trump negli Stati Uniti e Flavio Briatore in Italia. Vale la pena ricordare che Donald Trump è produttore di vino in Virginia con la Trump Winery, acquistata nel 2011 per circa sei  milioni di dollari e lasciata al figlio Eric.

Ma perché proprio il vino? Perché il vino è condivisione di momenti importanti, joie de vivre, amicizia: lo sottolineano anche alcuni recenti studi sociologici di settore. Insomma con una (buona) bottiglia di vino non si sbaglia mai – una pratica da inserire nel galateo e in tutte le relazioni diplomatiche.

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Giancarlo Aneri, mister Amarone, è un imprenditore caparbio, di successo. Produce vino, olio e caffè. Il suo Amarone deve restare in bottiglia almeno 10 anni per essere essere degustato al meglio, ma può arrivare tranquillamente a 30. Silvio Berlusconi regalò Amarone Aneri ai 25 premier che nel 2004 posero la firma alla costituzione europea: una serie limitata di 580 pezzi. Gli Otto Grandi della Terra riuniti a l’Aquila per il G8 del 2009 trovarono questo omaggio dell’Italia ad accoglierli. Barack e Michelle Obama brindarono con il prosecco Aneri nel loro ristorante preferito, La spiaggia di Chicago, in occasione dell’allora vittoria presidenziale. Vini apprezzati, fra gli altri, dalla Lady di Ferro Margaret Thatcher, Sarkozy, Vladimir Putin, George Bush, Ted Kennedy, David Cameron, la regina Elisabetta e papa Wojtyla. Anche alla festa per i cento anni della Juventus si era brindato con Aneri, un imprenditore che non ha mai sbagliato un colpo, shakerando come un esperto barman relazioni coraggio ambizione – basti pensare che quando lavorava per le Cantine Ferrari riuscì a vendere lo spumante italiano al Lido di Parigi, dove fino ad allora si era servito champagne. Aneri ha dichiarato di sapere dove va ogni singola bottiglia, chi è ogni singolo cliente. Il suo segreto risiede nel vendere il prodotto giusto, ma non solo, prima di tutto deve piacere a lui. L’ultimo nato è lo Spumante Rosè di Sorbara Reny. Insomma, un self made man italiano che tanto piace agli americani.

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