AIS VERONA E I VINI DELLA RIBERA DEL DUERO di Francesca Fiocchi

 

Route Spagna. Ribera del Duero protagonista della degustazione organizzata da Ais Verona al Villa Quaranta Tommasi Wine Hotel & Spa, in collaborazione con Icex. Dieci i vini degustati, di cui otto di Valladolid, relatore d’eccezione Carlos Juste Rossini.

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(In foto, da sinistra, Leon Herrera, console economico e commerciale dell’Ambasciata di Spagna, il relatore Carlos Juste Rossini, Paolo Bortolazzi, delegato provinciale Ais Verona)

È proprio l’alta valle del Duero (Castiglia e Leon), punto di partenza del “Camino de Santiago” e territorio straordinariamente vocato per i rossi strutturati da tinto fino, che ha saputo tirar fuori la vera anima della Spagna con vini più territoriali, dal carattere marcatamente contestualizzato, grazie ad alcune cantine che hanno abbandonato l’idea di scimmiottare il Bordeaux con vini in stile claret. È qui, tra Valladolid, Burgos, Soria e Segovia, il cuore della produzione della Do Ribera del Duero, riconosciuta nel 1982, una delle denominazioni più importanti della penisola iberica, che vanta alcune tra le bodegas e gli enologi più conosciuti al mondo: nomi come Vega Sicilia, che ha saputo creare il mito dell’Unico, una miscela di vini il cui segreto sta nella lunga maturazione in cantina, ma anche Mariano Garcia, Protos, Penafalcon, Emilio Moro, Tinto Pesquera, Dominio de Pingus, Pepe Yllera, Chafandin riscrivono la storia vinicola iberica a ogni vendemmia, con una grande capacità di dettaglio, complici vigne vecchie e rese che in molti casi non arrivano a quaranta quintali di uva per ettaro. Il risultato sono vini longevi e concentrati, di corpo pieno e potenza, molto intensi, a volte robusti, ricchi di tannini e dall’inconfondibile sentore di liquirizia. Vini che affinano in botti e barrique di legno americano e francese senza esserne sovrastati. Interpretazioni sempre più personali per uno stile unico, al di là delle influenze francesi che connotano alcuni vini in eleganza. In altri si riscontra un carattere più tipicamente spagnolo, ruvido e maschio, che si abbina con il gusto squisitamente castigliano. Uno stile nel complesso versatile e meno morbido, a differenza di quello più francese ed elegante della Rioja. Vini che in Italia si avvicinano al gusto piemontese – non è un caso che Bodegas Penafalcon esporti con buoni risultati proprio in Piemonte.dsc_0026

(Tasting Ribera del Duero, da sinistra Leon Herrera, Carlos Juste Rossini, Paolo Bortolazzi e Ferruccio Castelli di Icex).dsc_0045

In Ribera del Duero le vigne arrivano a 70 anni e oltre di età. Mariano Garcia è uno di quei produttori che ha deciso di puntare solo su vigne vecchie perché capaci di maggior complessità e struttura, concentrazione, meno varietale. Un bel traguardo se pensiamo che si considera vecchia una vigna quando inizia a perdere produttività, ossia intorno ai 25 anni, termine che si allunga a 40 in Australia. Vigne che sanno adattarsi meglio delle altre alle avversità climatiche di questo territorio, caratterizzato da estati molto calde e inverni pungenti che rendono la Ribeira del Duero climaticamente più “stressata” della vicina Rioja.dsc_0044

Geograficamente siamo a 200 km a nord di Madrid: la Ribera del Duero si estende su entrambe le sponde del fiume Duero, tra 750 e 1000 metri di altezza, dominata da un vasto altopiano (la Meseta Central). L’altitudine è un elemento che caratterizza inequivocabilmente il risultato finale. Era il 1864 quando Eloy Lecanda y Chaves, proveniente da Bordeaux con l’idea di produrre vini di qualità, creò la bodega che simbolizza la storia del tinto, la nota Vega Sicilia, portando con sé a Valbuena vitigni bordolesi (cabernet). Oggi il territorio conta 22mila ettari vitati (di cui l 85% è destinato a tinto fino) e 280 bodegas, con 89 milioni di litri prodotti nel 2015 e un export del 25%, soprattutto verso l’Inghilterra, un mercato storicamente importante per questi vini (e per quelli di Roja e Andalucia). Il tinto fino, variazione genetica del tempranillo, ha un acino più piccolo e una buccia più grande del tempranillo riojano. Altri vitigni consentiti sono garnacha tinta, cabernet sauvignon, merlot e malbec: il disciplinare prevede almeno il 75% di tinto fino ma si può arrivare al 95% con i bordolesi. L’unica bacca bianca autorizzata è l’albillo. Altro fattore determinante è il terreno, marcatamente scistoso, calcareo fino al 18% – calcare che è visibile a occhio nudo.dsc_0062

(Al centro, in piedi, il sommelier Alessandro Fiorini)

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I vini a seconda dell’invecchiamento si dividono in varie categorie: Tinto Joven, se l’affinamento in legno è inferiore a 12 mesi; Crianza, per i rossi con più di due anni di invecchiamento, di cui almeno uno in botte, mentre per i bianchi almeno 6 mesi; Reserva e Gran Reserva, per i rossi invecchiati almeno 3 e 5 anni, di cui almeno uno in botte, mentre per i bianchi 2 e 4 anni, di cui 6 mesi in legno.20161117_205917

Due i vini che mi hanno emozionata: Aalto di Mariano Garcia e Siglo XI di Penafalcon. Mariano Garcia, per 30 anni enologo di Vega Sicilia, da fine anni ’90 si presenta con la sua azienda, Aalto Bodegas y Vinedos, sita ai piedi dello spettacolare castello di Penafiel. Piacevole scoperta il suo Aalto 2014, tempranillo in purezza, 15% Vol., sesto vino migliore del mondo per Wine Spectator con l’annata 2012. Mariano Garcia lavora solo vigne di 80-100 anni. L’Aalto è un Crianza di 20 mesi, per l’85% invecchiato in rovere francese, il resto americano, non fa affinamento in bottiglia: il 50% matura in barrique nuove e l’altra metà in barrique di secondo e terzo passaggio. Il salto qui è netto: naso elegante e fine, intenso, scuro, caldo; bocca dal frutto rotondo, più maturo e complesso, che vira alla confettura, speziatura decisa, ottimo corpo, mantenuto comunque fresco da una buona acidità e da una certa salinità. Bel tannino e sviluppo largo supportato da una nota fumé. Nel finale note iodate  e suggestioni di cacao amaro per un vino sicuramente impegnativo.

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Come dicono gli americani last but not least, Casimiro della Bodegas Penafalcon incanta a ogni sorso con il Siglo XI, annata 2011, 100% tinto fino, anche qui 15% Vol.. Un Crianza che fa fermentazione sui propri lieviti indigeni, lontano dai cliché, che matura in media 26 mesi in barrique di legno francese e americano (il minimo è 12). Il naso è complesso ed elegante; in bocca è carico, corposo, con intrigante e fine speziatura, ottima alcolicità e frutto rotondo. Freschezza e sapidità restano. Ma il dieci e lode va alla sua Gran Reserva, 60 mesi in barrique, stappata ieri sera. Un vino che sa profondamente di Spagna.

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