PORTO-MARSALA, GEMELLAGGIO? di Francesca Fiocchi

È il sogno di Francesco Alagna, in partenza nei prossimi giorni per il Portogallo, terra dei grandi vini liquorosi famosi in tutto il mondo prodotti esclusivamente da uve provenienti dalla valle del Douro. Trentasette anni, una laurea alla Bocconi in economia aziendale, master e una carriera avviata come consulente in una multinazionale nel settore della sanità. Poi l’intuizione, che si trasforma giorno dopo giorno in un sogno dai contorni sempre più netti, di ritornare nella sua Sicilia per <<provare a cambiare le cose>>, per mettere su carta quella che era solo un’ambizione, cullata dai tempi del viaggio di nozze quando visita il National Wine Centre of Australia di Adelaide: fare un museo del Marsala, per ridare dignità a questo straordinario prodotto e a tutto il suo territorio, scommettendo su un nuovo modo di intendere il turismo e di fruirlo. Secondo obiettivo, inserirlo in un circuito museale del vino europeo, in una rete tra le grandi città-icona dei vini fortificati e non solo: Porto, Jerez, Madeira, Marsala ma anche Bordeaux, perché <<con i cugini bisogna andare d’accordo>>. Il museo vedrà la luce nel 2017; il gemellaggio sarebbe un ponte ideale tra due culture, due (e più) stili, due modi di intendere i vini liquorosi, così difficili da realizzare e capaci di regalare emozioni come pochi altri, vini che hanno bisogno di ottimi enologi ma anche di tempo e passione, oltre all’insostituibile aiuto della natura del luogo.

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Il Marsala è un vino prodotto in provincia di Trapani da diversi vitigni a seconda della tipologia. Nel 2000 erano 93mila gli ettolitri all’anno prodotti, nel 2004 80mila, oggi sono 40-50mila, soprattutto di Marsala Fine.<<Dovrebbe avere un posto diverso nel mondo, più rispettoso della sua storia>>, commenta Francesco Alagna. <<Ho capito che il museo sarebbe stata la scelta giusta quando mia moglie, mia preziosa consigliera, ha alzato il pollice senza la minima esitazione nel momento in cui le ho sottoposto l’idea. Mio padre da quando l’ha saputo mi invia in continuazione libri sul Marsala e sulla storia degli inglesi sull’isola, ce n’è uno in particolare che parla di come le situazioni meteorologiche finiscano per condizionare un territorio, e questo è quello che è accaduto proprio a Marsala>>.

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Francesco Alagna non ha interessi da produttore coinvolti, è un arbitro neutro: semplicemente ama la sua terra ed è un grande appassionato e collezionista di Marsala – nella sua cantina privata ha qualcosa come cento bottiglie storiche, pezzi unici senza prezzo, anche dal punto di vista del design dell’etichetta che le connota inequivocabilmente come opere d’arte. Il nobile intento è veicolare i vini siciliani e le aziende, che sono il punto di partenza per la rinascita del Marsala, una rinascita che non deve nulla al settore pubblico ma è frutto di una volontà di far rete e impresa privata. Il museo sarà un luogo lontano mille anni luce, come concept, dalle tradizionali enoteche regionali. Avrà sede negli spazi museali dell’antico Baglio Woodhouse e sarà uno spazio contenitore multimediale e interattivo di 400 metri quadrati, un’esperienza immersiva nel territorio e nel vino a partire dalla coltivazione della vite, per poi passare alla raccolta, alla trasformazione dell’uva, alla descrizione del Metodo Solera, fino all’imbottigliamento, e suggerendo anche nuovi, interessanti accostamenti col cibo. In questo spazio, provvisto di dispenser automatici, saranno inserite le riserve storiche e si potranno bere dei vini <<che hanno la loro età>>, quindi uno stacco netto con i tanti locali turistici che propongono prodotti più giovani e immediati.

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<<Tutto nasce dal costante contatto con i turisti in vacanza sull’isola, che mi chiedono di questo vino: vedo curiosità intorno alla sua storia, ed è proprio questo racconto globale, collettivo che oggi manca. Le notizie sono frammentate. Noi diamo per scontate tante cose che il turista, invece, vorrebbe sapere. Spiegheremo che il Marsala non è solo un vino dolce ma si può tranquillamente proporre come aperitivo e a tutto pasto. <<Negli ultimi anni mi sono affezionato sempre di più a questo prodotto. Quando sono partito magari ne sapevo come gli altri, pian piano ho investito il mio tempo, ho cercato di farlo bere spiegando cosa c’è nel bicchiere e accompagnandolo con piatti tipici del territorio: un lavoro certosino che mi sta dando tante soddisfazioni. Nella mia esperienza di imprenditore di Ciacco Putia Gourmet ho incontrato giovani sempre più interessati, che comprano etichette storiche di aziende magari non più esistenti>>.

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Già, Ciacco Putia Gourmet, nel cuore storico di Marsala. Un luogo che sa profondamente di Sicilia, che non si può perdere, salvo pentirsene. Tra i cento locali del bere slow della guida Slow Wine 2017, è una bottega alimentare ma anche un piccolo ristoro e una vineria molto cosmopolitan, sul modello nord europeo, un posto friendly sbilanciato sul turismo che in base all’orario cambia il vestito: si va dall’aperitivo al pranzo alla cena. Chi viene qui a bere lo fa per condividere esperienze multisensoriali in uno spazio che prima di essere fisico è mentale. What else?

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