WINEGRAFT: IN UNDICI PER LA RICERCA di Francesca Fiocchi

Tutto ha inizio da un sogno. Marcello Lunelli, enologo e vicepresidente di Cantine Ferrari, lo sa bene. Due anni fa nove aziende vitivinicole guidate da imprenditori visionari, portabandiera del made in Italy di qualità nel mondo, più due outsider, Bioverde Trentino e Fondazione Venezia, quel sogno hanno provato a costruirlo, con passione e coraggio, investendo di tasca propria mezzo milione di euro. Poche parole, fatti. Nasce così Winegraft, una startup innovativa con l’obiettivo di sostenere la ricerca dell’Università degli Studi di Milano, coordinata dal professor Attilio Scienza, su una nuova era di portainnesti, la serie M, che si preannuncia rivoluzionaria. Perché il futuro del vino si scrive in vigna. È qui che gli agricoltori che sapranno trasformarsi da fornitori di prodotto a custodi del territorio e dei suoi cambiamenti climatici firmeranno quell’eccellenza che ci rendi fieri di essere italiani. Piccoli sì, ma grandi in termini di qualità e progettualità. Soprattutto in una fase storica in cui il vigneto è diventato globale e in un settore fermo da centoventi anni. Oggi sono state vendute le prime 30 mila barbatelle dei principali vitigni italiani con portainnesti M che danno l’avvio a un circolo virtuoso tra università e impresa, tra ricerca e mercato, una simbolica conclusione del primo ciclo di attività di Winegraft. Portainnesti che sono diventati mediatori tra ambiente pedoclimatico e caratteristiche varietali, raccogliendo sfide importanti. <<Il nostro sogno nasce dall’incontro di due esperienze: quella di noi imprenditori, che ogni giorno dobbiamo valorizzare il prodotto della terra, che altro non è che l’incontro dell’adattamento della vigna al territorio in cui è piantata e vive per 30- 35 anni e quella legata alla ricerca scientifica dell’Università di Milano e del professor Attilio Scienza, che negli anni ’80 ha iniziato un lavoro molto anticipatorio: prendere in mano  e affrontare le opportunità ma anche i rischi e le debolezze del mondo dei portainnesti>>, spiega Marcello Lunelli, presidente di Winegraft. <<Per il momento si tratta di quattro portainnesti M che hanno un assorbimento selettivo di alcuni oligo e microelementi come manganese, potassio e magnesio, con un’influenza su sintesi, maturazione, accumulo di polifenoli e tannini. La loro resistenza alla siccità, alla salinità e ad elevati tenori di calcare nei terreni contribuirà a conferire caratteristiche organolettiche peculiari ai vini, affinché non solo conservino ma incrementino la qualità in vista di un peggioramento delle situazioni edafiche dei territori. Mi spiego: in Toscana abbiamo ottimi vini, ma se aumentano la siccità e la salinità dei terreni dobbiamo essere in grado di fronteggiare l’emergenza giocando d’anticipo per mantenere l’eccellenza sul prodotto finale. Portainnnesti, come ad esempio l’M 2 e l’M3, che vanno a ridurre il vigore vegetativo in zone molto fertili che prima limitavano la coltivazione della vite, creano delle nuove opportunità di impianto. Così come l’accumulo di polifenoli o la tendenza a conservare un pH basso, che per noi che facciamo base spumante è fondamentale. Nel nostro nuovo vigneto Alto Margon, a 600 metri sopra Villa Margon, abbiamo piantato una serie di ripetizioni di serie M per vedere quali possono essere opportunità e limiti nella nostra viticoltura di montagna di un materiale genetico appena scoperto>>. L’idea non è di fermarsi a questi primi quattro portainnesti. <<Ci sono ancora migliaia di piante da testare: dalle 30 alle 50 mila secondo il professor Scienza. Ormai la tecnologia può dire qual è il gene che controlla una determinata manifestazione, poi c’è la fase di sviluppo in campo che non è da meno perché bisogna mantenere geneticamente pure le specie e anche un certo standard a livello sanitario. Siamo tutti impegnati. La vendita di queste prime trentamila barbatelle è un primo timido ma incoraggiante risultato visto che i produttori sono stati molto recettivi: dai nostri soci al Wine Research Team, il gruppo di ricerca di Riccardo Cotarella, cui abbiamo inviato le barbatelle per l’impianto in diversi terreni d’Italia, diverse le varietà coinvolte>>.

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Investimenti in vigna, rispetto dell’ambiente e della biodiversità sono i tratti distintivi della linea imprenditoriale di Marcello Lunelli, che fin dall’inizio ha creduto in questo progetto apripista facendo da catalizzatore con gli altri soci di Winegraft. <<L’idea è stata quella di mettere insieme aziende, dalle Alpi alla Sicilia, con DNA anche molto diversi: da Ferrari a Cantine Sette Soli, passando per Banfi, Zonin, Armani, Cantina Due Palme, Bertani, Claudio Quarta, Nettuno Castellare. In sostanza si trattava di interfacciare gli uomini del vino e del mercato con IpadLab, società specializzata nella fito-diagnostica a livello internazionale, e quindi legare la certificazione sanitaria genetica della moltiplicazione di questo materiale a uno spin-off di Milano. A questo punto chi poteva fare da moltiplicatore? Ci siamo rivolti al più grande vivaio d’Europa, se non del mondo, che è Rauscedo. Con un primo investimento iniziale siamo riusciti a far partire questo processo virtuoso che ha dato un cospicuo finanziamento all’Università di Milano perché continuasse lo studio sulla serie M, dall’altra parte perché si desse il via a una moltiplicazione dei portainnesti sul territorio molto più intensa>>.

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Il futuro è a portata di mano. <<Non ci si ferma a questi soldi dati dagli undici soci. Abbiamo messo in piedi un meccanismo virtuoso grazie a cui i Vivai Cooperativi di Rauscedo, che si occuperanno dello sviluppo industriale, dalla moltiplicazione alla commercializzazione in tutto il mondo, ci riconosceranno delle royalty che andranno in parte a finanziare questo tipo di ricerca scientifica e in parte a restituire ai soci il finanziamento iniziale>>. Un incremento importante delle vendite fa parte del piano strategico dei Vivai di Rauscedo. <<C’è un’enorme potenzialità in Italia e all’estero soprattutto per i portainnesti M2 e M4 perché ci sono territori in cui il fattore idrico è di cruciale importanza per la sopravvivenza e la diffusione della viticoltura, penso ai Paesi ex Unione Sovietica: dalla Crimea alla Georgia, dove è previsto un programma significativo di impianto di vigneti. Ma ci sono anche altre aree che potrebbero beneficiare di questa scoperta, come il deserto del Negev. Bordeaux e Rioja hanno chiesto di inviargli delle barbatelle per testarle sui loro terreni. Da noi, invece, la sperimentazione è consolidata: ci sono già degli impianti e stiamo continuando ad impiantare, tanto che abbiamo ricevuto la registrazione da parte del ministero. Il team del professor Scienza crede molto in questo progetto e nei suoi sviluppi futuri. Noi produttori nel nostro piccolo siamo soddisfatti di contribuire. L’Italia sta facendo una bella figura nel mondo perché il settore era immobile dalla fine del 1800, quando con l’avvento della fillossera è partito il movimento dei portainnesti che tuttora stiamo utilizzando, ma che a furia di essere propagato per via vegetativa da oltre 120 anni rivela dei limiti, soprattutto se proiettato nel futuro. Due portainnesti su tutti stanno dando segni di stanchezza e deperimento, il 420A e il 161-49>>. Un’amicizia e una stima quella di Marcello Lunelli per il professor Attilio Scienza che va avanti dai tempi dell’università: l’enologo di casa Ferrari – che finora non ha sbagliato un colpo – si laurea con 110 e lode in scienze agrarie con una tesi sulle sostanze aromatiche del processo di maturazione sui lieviti degli spumanti. <<È stato il mio professore, ci sentiamo spesso per confrontarci e metterci a disposizione l’uno dell’altro. Questa era una bella avventura, un’opportunità straordinaria da raccontare e da vivere, ma prima di tutto da cogliere. Mi sono messo al telefono e ho fatto personalmente tutte le chiamate. Oggi posso dire di essere orgoglioso dei miei soci, che hanno creduto quanto me in un progetto che sta prendendo più sapore ora che iniziano le vendite e si alimenta un circolo virtuoso. Quando siamo partiti non sapevamo dove saremmo arrivati, forse lo abbiamo intuito con una sensibilità vestita di concretezza>>. Tante realtà, una sola missione. La ricerca ha bisogno che imprenditori capaci assumano rischi, osino. Con una visione nel lungo termine. Imprenditori che sappiano proiettare i riflettori del mondo su un’imprenditorialità e una sfida tutta italiana in grado di distinguersi e distinguerci. Oggi più di ieri. Domani più di oggi.

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