RIOJA, DA VEDERE E (DE)GUSTARE di Francesca Fiocchi

Come si presenta la Rioja nel mondo? Date un’occhiata a http://www.us.riojawine.com. Quello che hanno fatto e stanno facendo i cugini è strepitoso. Un’abile operazione di marketing  che nulla lascia al dilettantismo provinciale raffazzonato in qualche modo. L’obiettivo è preciso, puntuale: non convincere ma coinvolgere. Con un’esperienza immersiva che fa venir voglia di partire. Subito. Per rendersene conto https://youtu.be/qEsao3s_HQ4.

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Un’operazione che sa mettere al centro della storia il “perché”. Un biglietto da visita che spende il territorio e il vino come se fossero una cosa sola. Il vino è sempre più atto del narrare attraverso lo storytelling, è racconto di storie ed emozioni in cui il discorso narrativo fissa il vissuto rendendo possibile una riflessione, tutto in maniera interattiva. Strano che l’Italia non ci abbia ancora pensato. Perdendo così un’opportunità straordinaria di crescita. Siamo il paese con i maggiori siti Unesco e con circa il 50% del patrimonio artistico internazionale, con un territorio vitivinicolo molto variegato da nord a sud e con il maggior numero di vitigni utilizzati: oltre 200 contro gli 87 della Francia. Italia che dovrebbe essere proiettata nell’olimpo del turismo del vino, invece  il discorso è lasciato alle singole aziende e questo non basta, perché accanto a grandi cantine guidate da menti “illuminate”, con una cultura nella comunicazione, che stanno lavorando molto bene in questa direzione, altre (la maggioranza) sono lasciate sole. Il sistema vino Italia deve scontare alcune debolezze dovute a una competitività a livello di turismo enoturistico che va a rilento rispetto ad altri paesi, in primis Stati Uniti, Australia, Spagna, Nuova Zelanda, ma anche Cile ed Argentina si stanno muovendo (bene). Il tutto è ascrivibile a un’inadeguatezza del dialogo tra istituzioni ed operatori e alla mancanza di un approccio settoriale, veramente innovativo a livello di marketing.

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La comunicazione professionale diventa fondamentale oggi che il vigneto è globale: ottimi vini si possono bere in ogni angolo del mondo, basta pensare che secondo l’influente rivista americana Wine Spectator il miglior vino del 2016 è un Cabernet Sauvignon 2013 della Napa Valley, della cantina Lewis, 100 dollari a bottiglia. Inimmaginabile solo fino a qualche anno fa che un vino californiano potesse aggiudicarsi il posto d’onore con 95/100 (quasi la perfezione), scalzando una riserva francese o i grandi vini italiani e spagnoli. Al secondo e terzo posto uno Chardonnay e un Pinot Noir entrambi dell’Oregon. Bisogna aspettare il quarto posto per vedere un vino europeo, in particolare francese: lo Chateau Climens Barsac 2013, un Bordeaux della regione di Barsac. Un’opportunità di differenziazione è stata colta dalla Spagna in Discover Rioja: “We promise”, dicono, “it’s an unforgettable journey”. E noi gli crediamo sulla parola.

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