TRUMP WINERY E MERCATO USA di Francesca Fiocchi

Anche i presidenti fanno il vino. Ma se sei il 45esimo presidente degli Stati Uniti e in più sei un magnate plurimiliardario, costruttore e (ex) stella della reality tv, la cosa non può certo passare inosservata o non suscitare la curiosità di provarlo quel vino, anche se il tycoon ha dichiarato di “essere più interessato al settore immobiliare che al nettare di Bacco”. Si dice che sia addirittura astemio. Congetture a parte, in vista del nuovo anno viene da chiedersi quale sarà la linea politica di Trump nel settore: apertura o protezionismo commerciale? E le maggiori testate del vino internazionali come si comporteranno nei loro ratings? L’export italiano in Usa occupa un segmento molto importante delle vendite, registrando un valore di 655 milioni di euro nel primo semestre del 2016 (+3% dell’anno precedente), basta pensare che il Belpaese esporta sul mercato americano un miliardo di prodotti agroalimentari. Seconda domanda: cosa accadrà al TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’accordo di liberalizzazione commerciale in corso di negoziato dal 2013? E poi c’è la questione del rafforzamento delle denominazioni: ci sarà un’accelerazione? Staremo a vedere, certo è che Donald Trump ha dimostrato interesse per il vino italiano in più di un’occasione, in particolare per l’Amarone: era il 2011 quando partecipò personalmente a una verticale di Amarone Masi, guidata dal neo cavaliere del lavoro Raffaele Boscaini, nella celebre Trump Tower di Chicago, e come non ricordare l’Amarone Aneri regalato da Flavio Briatore in occasione della sua vittoria presidenziale.

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(In foto, Eric Trump, presidente di Trump Winery)

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In attesa di degustarli, mi fido di David Haeberli che giura che sono buoni, dal Blanc de Blancs al Cabernet Sauvignon allo Chardonnay invecchiato in botti di Bourbon. Il tutto innaffiato dal lusso estremo, in perfetto stile Trump, della tenuta, la Trump Winery, nella Virginia centrale. Pochi vini al mondo possono vantare la possibilità di trovare una vetrina di promozione così particolare come quella delle primarie della campagna presidenziale, dove i vini sono stati pubblicizzati niente meno che dal candidato alla Casa Bianca. Trump, le cui proprietà sono state stimate in 3,7 miliardi di dollari dalla rivista Forbes, acquistò l’azienda vitivinicola nel 2011 (prima apparteneva all’imprenditore John Kluge) con un investimento – un vero Trump affare! – di poco più di 6 milioni di dollari, per poi lasciarla al figlio Eric (general manager è l’intraprendente Kerry Woolard). Con i suoi 800 ettari, di cui 81 di vigneti, è una delle più grandi dello stato (sono circa 300 i produttori in Virginia) e dell’intera costa orientale. Situata alle pendici delle Blue Ridge Mountains, nella Monticello AVA (American Viticultural Area), vicino a Charlottesville, la splendida proprietà (dalle stradine asfaltate tra i vigneti) si trova a poche miglia da Highland di James Monroe (che incentrava la sua ideologia nella frase “L’America agli Americani”) e da Monticello, patria di Thomas Jefferson, rispettivamente quinto e terzo presidente Usa, Jefferson in particolare era un appassionato viticoltore che proprio qui diede l’avvio alle prime uve (da varietà europee) del nuovo continente.

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La produzione comprende una decina di tipologie tra rossi, bianchi, rosé e spumanti. I vitigni più utilizzati sono cabernet e chardonnay, i cui vini  hanno già ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Per i vini di taglio bordolese le uve rosse coltivate sono merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, malbec, petit verdot; pinot noir, pinot meunier e chardonnay per gli spumanti, rigorosamente Metodo Classico; semillon, viognier, sauvignon blanc per i bianchi fermi. Vitigni che crescono su suoli di granito, calcare, argilla, gneiss. Incuriosisce il Viognier in purezza, poco più di seimila bottiglie prodotte. Al centro della tenuta un luxury hotel, piscine da favola e una magnifica sala degustazione con cucina gourmet e vista su interminabili vigneti di proprietà. Verrebbe da dire “Yes, we can!”

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