CAGLIARI, LA NOTTE DEI GRENACHES

Tempo di Grenache, Garnacha Tinta, Cannonau… Che dir si voglia! Il contesto è offerto dalla splendida Sardegna. Dall’8 all’11 febbraio la regione ospita Grenaches du Monde, il concorso enologico internazionale dedicato ai vini rossi del mondo con una percentuale minima di Grenache del 60%, compresi i vini prodotti in Italia che prendono i nomi regionali di Cannonau in Sardegna, Tai Rosso in Veneto e Gamay in Umbria, ma il vitigno grenache, con i suoi vari sinonimi ufficiali, lo ritroviamo anche in Toscana, Liguria, Lazio. Una quattro giorni che parte da Alghero, con gran finale (Notte dei Grenaches) a Cagliari, organizzata dalla Regione Sardegna e promossa dal Conseil interprofessionel des vins du Roussillon. Le adesioni vanno presentate entro il 13 gennaio. (www.grenachesdumonde.com)

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(In foto, il terreno pietroso  risalente al Miocene di Chateauneuf du Pape, in Provenza)

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Il grenache o garnacha è un vitigno a bacca rossa diffuso in tutto il mondo. Sembra provenire dalla Spagna (garnacha tinta) o dalla Francia (grenache noir), due territori dove quest’uva è molto popolare: in particolare nelle zone della Rioja e del Priorat (con Alvaro Palacios, Clos Mogador) e, per quanto riguarda la Francia, in Provenza, Linguadoca e Valle del Rodano, dove, a differenza del Priorat, è molto difficile trovare il grenache in purezza. Il vino più conosciuto è il Chateauneuf-du-Pape AOC, della Valle del Rodano (Chateau Rayas, Domaine de Marcoux), in cui sono consentiti fino a tredici vitigni diversi, tra cui il syrah, che conferiscono unicità e caratteristiche particolarissime a questi vini (aromi speziati e fruttati), irripetibili per mano dello stesso produttore. Il grenache è un vitigno tipicamente mediterraneo, ama la siccità e il caldo, e con la sovramaturazione delle uve può assumere i caratteri di confettura di frutta e fichi. Ma si è acclimatato anche in Israele, California, Australia, Sud Africa e Messico. E si presta molto bene all’appassimento.

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Il cannonau è il biotipo della garnacha spagnola più conosciuto in Italia, ha buona produttività ed è resistente alle malattie. Arrivato in Sardegna nel XIII secolo, con la conquista degli Aragonesi, oggi è coltivato su 8mila ettari e concorre a formare tre denominazioni: Cannonau di Sardegna Doc, Alghero Doc e Mandrolisai Doc. E proprio qui ha trovato il suo microclima ideale, sviluppando un legame forte col territorio, quasi da diventare autoctono. In Sardegna e nel Roussillon suoli poveri, rocciosi, aridità e influenze marine riproducono le condizioni ottimali per questo vitigno, conferendogli un profilo sensoriale unico. Vitigno che nel Priorat, dove è vinificato in purezza, raggiunge una delle sue massime espressioni.

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