IL PRIVILEGIO DELLA BELLEZZA SECONDO LUIGI MOIO di Francesca Fiocchi

Finalmente ho avuto il tempo di finirlo! E di commentarlo con un amico e collega proprio oggi. Luigi Moio tra i tanti pregi ha senza dubbio quello (invidiabile) di essere una penna interessante, di quelle che riescono a trasformare in immagini concetti generalissimi, astrazioni che spesso annoiano, vestendole di sentimenti, emozioni, passioni. Una pennellata di colore (luce e cromaticità) sulla tela grigia. Il suo ultimo libro, Il respiro del vino (pp. 481, Mondadori) è uno dei più bei regali che ho ricevuto negli ultimi tempi, più belli nel senso di graditi e utili. Luigi Moio ha il dono di appassionare. Tra fantasia e realtà. Incanto puro, come davanti a un’opera d’arte.

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“Vi parlerò di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo aver avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un’alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l’aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni…”.

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La lettura, strutturata in un crescendo come una degustazione, prima di tutto educa al rispetto, concetto chiave che pone al centro quell’universo intero racchiuso in un bicchiere di vino: è qui che si trova “la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione”, scrive l’autore citando Richard Feynman, premio Nobel per la Fisica nel 1965. Luigi Moio dipinge il suo quadro, c’è tutto quello che serve: ricordo l’odore dell’uva e del mosto, i colori che generano odori, i piani olfattivi, l’affascinante distinzione tra vini solisti e vini orchestrali, i seducenti sbuffi floreali, le vette odorose (dai fiori del Moscato e del Geewurztraminer alla sorprendente “pipì di gatto” del del Sauvignon Blanc, al petrolio del Riesling), ma anche gli scambi olfattivi tra vino e barrique, il sentire la terra e i suoi profumi, il grande elogio della purezza olfattiva, suolo, colore e forma del vino, il big bang odoroso. E il suono, già. “Il suono generato dal vino nel momento in cui passa dalla bottiglia al bicchiere, in funzione della sua densità, può essere più acuto o più grave, basta affinare l’udito per cogliere anche questi sottili dettagli sonori”.

La degustazione, nell’appagante visione dell’autore, è metaforicamente condotta da un abile direttore d’orchestra che sappia scomporre il vino nelle sue singole parti cogliendole una ad una all’interno di un’armonia, perché la degustazione non è solo “una procedura puramente tecnica o una dimostrazione di abilità soggettiva”, ma è quel “momento di concentrazione così elevata” che non può essere ridotto “a una fredda capacità di analisi”. Per degustare un vino “non sono sufficienti solide conoscenze metodologiche, una vasta esperienza o una buona memoria olfattiva, ma occorre essere artisti”: entra così in campo quel valore aggiunto che non appartiene a tutti, che si ha o non si ha, che assolutamente non può essere insegnato. In sostanza quello che per Moio è “il privilegio della bellezza”. Già, la bellezza, motore di ogni cosa, come sostenevano gli antichi. Come sostiene l’autore. “Se si è privi di un allenata sensibilità estetica e di una spiccata attitudine a cogliere la bellezza dei singoli dettagli che ci circondano, è veramente difficile, se non impossibile, percepire tutte le sfumature sensoriali, e dunque emotive, che il vino è capace di inviare a chi lo beve con passione, a chi si accosta a esso per soddisfare non un bisogno primario come la sete, ma il proprio desiderio di piacere”.

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“Sarò certamente felice, perciò, se voi gentili lettori, arrivati all’ultima pagina, riporrete soddisfatti e arricchiti questo mio libro e un attimo dopo vi lascerete prendere dalla curiosità di stappare un’ottima bottiglia del vino che preferite per scoprire l’invitante e meraviglioso mondo di profumi che vi è racchiuso”. Professore, ho già orientato la mia bussola olfattiva seguendo le istruzioni. Ora non mi resta che stappare una bottiglia proiettandomi con la fantasia nella bella campagna friulana.

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