DENTRO LA LEGGENDA: OSBORNE di Francesca Fiocchi

Il New York Times per raccontare la Spagna utilizza il toro, ma non uno qualsiasi. È il 1972. Il primo toro ubicato in Spagna, a Madrid, risale al 1957. È in legno, nero, possente, alto 4 metri, arriverà anche a quattordici; nel 1961 diventa di metallo, simbolo di un brand di successo ma anche del turismo e del folclore nazionale, di un vero e proprio fenomeno culturale. Sulle etichette compare per la prima volta con la marca di Brandy Veterano. Toro che annovera fra i suoi fan numero uno il regista Bigas Luna, che lo utilizza nel film Prosciutto, prosciutto. Naturalmente stiamo parlando di Osborne, azienda andalusa di food and beverage leader nel mondo dei distillati che ha scelto il toro come suo emblema. Non una semplice cantina ma un vero e proprio impero: il ristorante (Toro tapas) a El Puerto de Santa Maria è quanto di più coreografico ci possa essere, esperienze gourmet sono anche i vari spazi enogastronomici Osborne e Cinco Jotas in giro per il mondo, dove poter gustare l’intera gamma dei prodotti della casa. In più una linea di abbigliamento, scarpe, oggettistica e il prosciutto Pata Negra, o meglio Jamon Iberico de Bellota (Cinco Jotas), uno dei migliori al mondo (il nostro ottimo San Daniele è parecchi gradini sotto!). Ma non finisce qui: distillati (eccelsi i brandy) e vini sono esperienze multisensoriali nel vero senso della parola, soprattutto quelli della Rioja e gli inconfondibili Sherry. Il brand si estende all’aceto di Jerez e all’acqua minerale. Siamo a sud di Jerez, sull’oceano. Nella spettacolare Andalusia. Poco più a ovest, a Huelva, partì Cristoforo Colombo alla scoperta del Nuovo Mondo: a lui è dedicato il caratteristico monumento alla Fe Descubridora. Per un italiano questi luoghi rivestono un significato particolare. Da vivere, in immersione totale con la natura e la storia locale.

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(In foto, l’impero Osborne a El Puerto de Santa Maria, Andalusia)

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Mi accoglie Carla Terry Osborne in persona, sesta generazione. La storia Osborne inizia alla metà del diciottesimo secolo con Thomas Osborne Mann. Oggi la maggior parte dei vigneti è in Rioja e vicino a Toledo, dove si contano qualcosa come 800 ettari. Difficile tenerne il conto. E mentre le altre cantine del territorio, tranne pochissime eccezioni, vengono acquistate dai cinesi, l’isola felice di Osborne appartiene al 100% alla stessa grande famiglia da generazioni. Carla ha studiato Milano ed è arrivata in azienda un annetto fa: prima si occupava di comunicazione, turismo e gestione di una rete di castelli privati iberici. Con lei inizia un viaggio entusiasmante nelle cantine, nel museo ma soprattutto nella storia della sua infanzia e dei bambini poi diventati famosi di cui la sua famiglia prese in carico l’educazione. Ed ecco la bellissima casa dove vive e dove da piccola giocava, scappando, appena possibile, per rifugiarsi in cantina ad annusare il magnifico odore delle botti e del vino in fermentazione. Nulla è lasciato al caso, l’eleganza e la cura dei dettagli regnano sovrane. Un percorso di vino, arte e cultura in cui ogni cosa si trasforma fondendosi nell’altra.

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Emozioni quando ci si trova davanti l’uovo “El huevo y el pie” (The egg and the foot) di Salvador Dalì, realizzato nei primi anni ‘60, un packaging color oro della collezione privata, in edizione limitata, originale come la bottiglia di Brandy e l’etichetta del Solera Gran Riserva “Conde de Osborne”. Genio e follia. Surrealismo, ironia e provocazione. O, ancora, una delle due chitarre elettriche Gibson realizzate in legno di rovere americano di barrique di inizio ‘900: quando i turisti suonano le corde si sprigiona nell’aria un profumo intenso di Sherry. Meraviglia.

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(In foto, lo spettacolare strato di lieviti esausti in superficie: il flor)

La wine experience si conclude nell’immensa cantina, dove, accanto alle botti autografate da tutta la real corte spagnola e a quelle dedicate allo zar Nicola II di Russia, spicca quella dello scrittore Washington Irving, ambasciatore di questi vini in America, che grazie a un forte contributo economico di Osborne riuscì a studiare, per poi regalarci capolavori come Tales of the Alhambra, scritto tra Siviglia e El Puerto de Santa Maria, e The legend of Sleepy Hollow. Ma questa è anche la storia affascinante di Francis Xavier Morgan Osborne, diventato poi un sacerdote cattolico diocesano legato all’oratorio di Birmingham, tutore nientemeno che dei fratelli Tolkien, sì proprio di J.R.R. Tolkien, padre de Il signore degli anelli. Insomma oltre al vino, una storia, o meglio delle storie bellissime che abbiamo vissuto e proviamo a raccontare. In punta di piedi.

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Ed ora i vini. A colpirmi maggiormente sono quelli corposi e strutturati della Rioja, su tutti il Montecillo Gran Riserva 2008. Il Brandy è stato un piacevole fuori programma. Nulla da aggiungere al Carlos Primero Imperial: intensissimo, aromatico e complesso, lussurioso e sofisticato nel finale, blend di top Brandy invecchiati anche più di vent’anni in barili di rovere precedentemente contenenti Jerez Oloroso e Amontillado.

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Ma sono gli Sherry, più o meno dolci, quelli che più mi hanno intrigato. Di struttura, corpo, bilanciamento. Al tasting, cucito su misura per noi come un abito sartoriale, si parte dal Fino Quinta 1772, 15% Vol., da uva Palomino, secco, brillante, salino, 4 anni maturato in rovere americano. Si prosegue con il Bailen Oloroso, 20% Vol., secco, 10 anni di maturazione, più accentuato il sentore di legno vecchio, vaniglia, nocciola e caffè. Lo Iorf Medium, 19% Vol., semi secco, da Palomino e Pedro Ximenez, invecchiato sei anni, è fragrante, con personalità da vendere. Gran finale con i più dolci Santa Maria Cream (il Cream è fuori dal disciplinare), 19% Vol., sempre 6 anni di invecchiamento e il Pedro Ximenenz 1827, 17% Vol., very sweet, ossia il più dolce di tutti, prodotto da uve che hanno subito un appassimento. Una chicca è il Capuchino Fundacion Solera 1790, un Palo Cortado da uva Palomino, 20% Vol., aroma e corpo dell’Oloroso e naso delicato dell’Amontillado. E poi la linea Rare Sherry, in testa il Solera 1864 BC 200, un Oloroso da Palomino e Pedro Ximenez invecchiato 40 anni, pensato per la prima volta per lo lo zar di Russia. Emozioni nel bicchiere.

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