MONDO TOGNAZZA, FRA NOVITÀ E CONFERME di Francesca Fiocchi

“Nove olive di numero, mezzo etto di stracchino e un quarto di vino”.  Ve lo ricordate il conte Mascetti nel film cult Amici miei, diretto da Mario Monicelli? Ebbene, a  volte ritornano. In questo caso in formato bottiglia, fra le prossime novità della Tognazza. Dopo Tapioco, Come se fosse, Antani, 69 e Casa Vecchia, ricomparirà sulla scena il Conte Mascetti, un Chianti Classico Gallo Nero Docg. Un primo esperimento fu già tentato nel Lazio una decina d’anni fa, ma oggi si cambia territorio e si decide di puntare sulla Toscana. “Il primo Conte Mascetti fu una forzatura. Oggi gestiamo dei terreni in Toscana, a Greve in Chianti. L’idea è quella di realizzare un Chianti Classico, proprio per questo ci adegueremo al disciplinare”, mi racconta Gianmarco Tognazzi, che quanto a disciplinari ha sempre preferito starne fuori. “Anche il  Tapioco, che era il nostro unico Igt, ne è uscito. Proviamo a fare cose diverse, tentiamo di percorrere strade nuove: questo è quello che ci caratterizza nel mondo del vino. E, francamente, è anche quello che un po’ mancava, secondo il mio modesto parere. L’ obiettivo è espanderci in diversi territori, spero anche nelle Marche e in Abruzzo”. Tapioco, che ricordo, è un blend di Chardonnay e Bellone – quest’ultima uva, tra le più antiche dell’Agro Pontino, rientra oggi in moltissime denominazioni del Lazio, con interpretazioni apprezzabili. “Il Bellone un tempo si chiamava cacchione e proprio per questo suo nome bizzarro fu abbandonato. Noi lo troviamo interessante in blend per via della forza e del carattere che sa esprimere”.

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L’occasione per parlare dei nuovi progetti si è presentata da Hic, in via Sidoli a Milano, durante un aperitivo serale con i vini della Tognazza. In sintonia con il mood dell’enoteca, intrigante experience di wine, beer, food and fun, in un’atmosfera raccolta Gianmarco Tognazzi non si è risparmiato nel raccontarsi a un pubblico di winelover e studenti interessati non solo ai vini ma anche alla storia (tra cinema e realtà) che ne sta alle spalle, e che si svela ad ogni sorso. Un’altra novità sarà il Vermentino toscano, aromatico e particolarmente ricco di impressioni olfattive e di gusto, oltreché di una buona acidità naturale, che entrerà nel blend del Tapioco, un vino che come un bambino viene preso per mano e accompagnato in un percorso di crescita. “È una strada tutta in salita, confortata dalle vendite, che hanno superato le aspettative: l’Antani, il nostro rosso blend di Syrah e Cabernet Franc, è esaurito e proprio per questo dobbiamo uscire con quello nuovo un po’ in anticipo. Anche a Londra è stato un successo”, spiega Gianmarco Tognazzi. Diversi gli store del brand in tutta Italia e gli eventi organizzati, come Eyes Wine Shot , che a Ferrara lega il teatro al vino con gli attori Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni, un’esilarante parodia, la loro, sul mondo delle guide enologiche – avete presente Antonio Albanese a Che tempo che fa?

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La serata firmata La Tognazza prosegue sui Navigli a Il posto di conversazione. Ho trovato perfetto l’abbinamento dei vini con i piatti proposti. La nota lievemente acidula e floreale del Tapioco, vino bianco fresco e non impegnativo, contrastava e riequilibrava la dolcezza del flan di zucca su crema di fave e granella di nocciole. Magnifico il riso invecchiato, con tartare di gambero, arancia e cappero di salina disidratato, con il 69, vino bianco da grechetto, chardonnay e malvasia, invecchiato in barrique, più corposo e morbido, con una nota amabile conferita dalla malvasia e gradevolissime pennellate balsamiche e leggermente speziate. Per l’oca in onto con purè di patate al rafano l’abbinamento è con il Casa Vecchia, l’ultimo rosso arrivato in casa Tognazza, blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah, un vino importante ed elegante che secondo me ha ancora molto da tirar fuori e raccontare.

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Curioso e sfizioso il dessert, un semifreddo bufala, mascarpone e la sua salsa, con l’Antani. Antani che la sottoscritta promuove a pieni voti: ricco al naso e in bocca, di buon corpo, conquista con le sue note fruttate, di mora e prugna, e di violetta, che si lasciano abbracciare da decisi toni speziati di pepe nero, da una suggestione di liquirizia e un accenno di affumicato. Il passaggio in botte arrotonda i tannini ma l’astringenza rimane una caratteristica ben presente, e che a me piace, di quest’uva. Un vino decisamente rock. Come l’anima dei Navigli milanesi, incorniciati da un tepore primaverile.

 

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