HIC ET NUNC FELICE NA 14 di Francesca Fiocchi

“Se me lo dici dimentico, se mi fai vedere ricordo, se mi coinvolgi capisco”, diceva Confucio. E io sono stata coinvolta nella degustazione di un vino notevole. E fuori dal coro. A cominciare dal primo impatto, visivo: il tappo a corona. Lo stesso della birra. Spiazzante. Calcolando che stiamo parlando di un nebbiolo in purezza. Niente a che fare con gli aristocratici Barolo o Barbaresco. Qui siamo in presenza di un vino giovane, ma con un suo carattere preciso, complesso. Il Felice Na 14 (dove il numero indica l’annata). Il vino naturale di Carussin. Senza additivi vari. Non filtrato. Ecco il perché delle particelle in sospensione nel bicchiere. Vini a basso impatto antropico. Lontani dall’omologazione creata da chimica, industrializzazione e tecnologia. Sulla retroetichetta si specifica che “questa bottiglia contiene solo uva “. Carussin, di Bruna Ferro, è a San Marzano Oliveto,  sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli, ma il vigneto  è a San Rocco Seno d’Elvio, in Langa, in quello splendido cuneese vocato  al Barbaresco. L’ azienda produce piccole quantità di Nebbiolo: il risultato è di alto livello.

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Felice io di averlo scoperto. Il Felice Na 14 è un vino godurioso. Un Nebbiolo originalissimo, dal frutto puro che copre quasi da subito sensazioni terrose e lievemente speziate, di aromaticità elegante cui siamo abituati con i Nebbiolo più blasonati, pieno di vigore e sfacciata spontaneità, ricco in polpa. Al gusto l’ingresso è pieno, stratificato e in perfetto equilibrio, sorretto da freschezza e da una trama tannica serrata e scalpitante, ottima la vena acido/sapida. Un vino di quelli che si fanno ricordare proprio perché lontano dagli stereotipi. Ti immagini una cosa e nel bicchiere ne trovi un’altra. Lontano ma con un suo cammino, una sua dignità. L’età dell’impianto è di 49 anni. I suoli sono argillosi, gessosi e sabbiosi. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e la macerazione lunga, quasi sei settimane sulle bucce. Nessuna solforosa aggiunta. E niente legno: l’affinamento è in cemento. Bella bevibilità. Grande originalità espressiva. Perfetto per un vino di Langa che non vuole scimmiottare nessuno. Perfetto e in equilibrio tra austerità e immediatezza,  anche se nel mondo del vino non esiste un punto di arrivo.

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