MARCHE IN CRESCITA QUALITATIVA

Sono le Marche la regione italiana che nell’anno appena concluso è cresciuta di più dal punto di vista qualitativo. Con Verdicchio, Rosso Piceno, Pecorino, Rosso Conero e altre 16 doc, che pesano per appena il 2% sulla produzione enologica nazionale, la regione si distingue nel panorama vitivinicolo del nostro paese e stacca le altre. Questo secondo la storica rivista di settore Civiltà del bere, che nell’ultimo numero ‘Il top delle guide vini 2017’ ha incrociato i premiati delle 8 principali guide enologiche italiane. Son ben 107 i vini made in Marche con almeno un riconoscimento di eccellenza e si registra un saldo positivo di 31 prodotti in più rispetto all’anno precedente. Un vero record in termini di crescita rispetto alle regioni più blasonate: Piemonte, Toscana, Veneto e Trentino Alto Adige. Nei punteggi top delle 8 guide prese in considerazione da Civiltà del bere il vino marchigiano più premiato è il Verdicchio, vitigno fra i più eclettici capace di regalare accanto a vini più “facili” altri che sanno distinguersi per struttura e longevità (oggi oltre i vent’anni), questo grazie a un’importante spalla acida e a un elevato tenore alcolico. Verdicchio che raggiunge punte di eccellenza anche con le vendemmie tardive. E che ha saputo riscrivere completamente la sua storia negli ultimi due decenni. Il territorio è quello che da Senigallia arriva a Camerino, nel cuore delle Marche. Uno super buono e super consigliato da me? Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva doc Ammazzaconte, da vendemmia tardiva, in parte invecchiato in legno – il 2009 è da incorniciare. Chapeau!

Nota ai produttori marchigiani di Verdicchio: lasciatelo invecchiare questo ottimo prodotto, che in purezza regala le espressioni migliori e non abbassatevi alle logiche economiche che “impongono” vini di pronta beva. Sarebbe un vero peccato! Basta leggere il (bel) libro di Francesco Annibali “Il Verdicchio fra Jesi e Matelica” per rendersi conto che siamo di fronte a uno dei più grandi vini bianchi d’Italia, che proprio per questo merita di essere valorizzato. E se il Verdicchio e altri prodotti marchigiani sono cresciuti negli ultimi anni più in qualità che in valore, la sfida da vincere oggi è quella del prezzo medio e di una giusta collocazione sul mercato di questi prodotti di alto “lignaggio”.

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Sono marchigiani anche i ‘Best in Class’, i vini che per ‘Civiltà del bere’ hanno ottenuto il maggior numero di valutazioni di eccellenza nelle rispettive categorie (rosso, bianco, bollicine, dolci). Alcuni nomi? Il San Paolo Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Docg 2012 di Pievalta. Nella classifica legata ai ‘Maestri”, che premia le Case vinicole che negli ultimi tre anni hanno ricevuto giudizi di eccellenza da almeno tre guide su otto, figurano Villa Bucci, un’azienda che non insegue le mode, Gioacchino Garofoli, da segnalare anche per il Conero riserva, Fattoria La Monacesca, con il suo straordinario Verdicchio di Matelica, ma anche Il Pollenza, Santa Barbara, cantina impegnata fin dall’inizio nel rilancio delle uve autoctone Verdicchio e Montepulciano, Umani Ronchi, Velenosi e Oasi degli Angeli, che con il suo Kurni, Marche Rosso Igt 2014 è il primo vino marchigiano in classifica con 6 giudizi di eccellenza su 8. Nient’altro da aggiungere.

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