ALBA, A PRANZO DAI RIVETTI di Francesca Fiocchi

Al’inaugurazione del nuovissimo Ape wine bar and restaurant ad Alba non potevamo mancare. Occasione speciale per fare due chiacchiere con la famiglia Rivetti, Giorgio e Anja, che ha fatto centro anche stavolta: dopo l’Ape wine bar a Santo Stefano Belbo, ecco un altro luogo friendly, raffinato e informale al tempo stesso, dove incontrarsi per un aperitivo, preferibilmente spumante metodo classico, o un brunch, un pranzo, una cena. Ci accoglie Anja Cramer, tedesca, stacanovista, esperta di marketing internazionale, di cui si occupa in azienda da diversi anni. Giorgio Rivetti, business man di Contratto e La Spinetta, sta rientrando dal Prowein con l’amico Ezio Cocito, raffinato produttore di Barbaresco, in tempo per pranzare tutti insieme. I Rivetti sono da poco tornati da Miami, nei cui pressi si trasferiscono ogni anno per un paio di mesi. Qui i loro vini si possono trovare anche da Zuma, nel cuore di Downtown, un ristorante giapponese con un tocco di contemporaneità (Izakaya style) – consiglio una tappa orario brunch. Giorgio Rivetti ha tante idee e progetti in essere, è vulcanico. Mentalità internazionale, una sua idea precisa di Piemonte e denominazioni. Ma soprattutto durante il pranzo non stacca mai: è un continuo alzarsi, incontrare gente, parlare di lavoro e della sua grande passione oltre il vino, i cavalli. Mentre Ezio Cocito davanti a un bicchiere del suo Barbaresco 2009 riserva Baluchin, piacevole fuoriprogramma, commenta:<<Ha una bella testa>>.

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Giorgio Rivetti, celebre produttore de La Spinetta (con cantine a Grinzane Cavour, Castagnole Lanze, Casanova e vigneti nella zona del Barolo) ha rilevato nel 2011, da Carlo Bocchino, la storica cantina Contratto a Canelli, leader nella spumantistica italiana, che quest’anno compie con orgoglio 150 anni. Export dell’80%, distribuito in vari paesi in tutto il mondo, bottiglie quasi sempre finite prima che entrino in commercio le nuove. Il futuro del made in Italy? Tipicità, tradizione e storie da raccontare. <<Gli americani vogliono questo. Il vigneto è globale, oggi ottimi vini si possono bere in territori prima impensabili, ma le storie, e con esse una solida tradizione di famiglia, non tutti possono raccontarle. Noi italiani sì. Sono storie di persone, storie del vitigno, storie del territorio. Parli del Barolo prima di parlare di te. Un americano della Florida devi farlo sentire in Langa, non a Miami o a Fort Lauderdale>>, mi spiega Giorgio Rivetti. <<Il mercato americano per il 90 % è rivolto al prodotto interno, il restante 10% è diviso fra gli altri paesi. Gli americani preferiscono vini alcolici, dolci, pieni. Stanno capendo che un buon bicchiere è convivialità, invece un cocktail si può bere anche da solo>>. Terroir è il concetto chiave. <<Il nebbiolo lo stanno piantando ovunque. Ho assaggiato quei vini, ma non è il nebbiolo come lo intendiamo noi. In futuro lavoreremo sempre di più sulla diffusione della nostra cultura per esprimere il massimo del territorio. Per quanto riguarda gli spumanti vorrei arrivare a un metodo classico 60 mesi>>.  E poi il Nizza docg, il “super” Barbera. <<Prima di parlare di denominazioni occorre lavorare ancora sui vitigni, farli conoscere in maniera più approfondita. Per allontanarsi da un nome bisogna essere molto forti,  sapere se all’estero ti capiscono e capiscono quello che vuoi veicolare. In Piemonte ci sono troppo denominazioni,  vorrei vedere più umiltà nei produttori, ci vuole rispetto>>.

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Si inizia, come aperitivo, con il loro extra brut millesimato, 80% pinot noir e 20% chardonnay, elegante e delicato, aspetto tipico degli spumanti Contratto, che non sovrastano i cibi ma li accompagnano dolcemente. Lentissima maturazione, minimo 30 mesi sui lieviti in bottiglia. In bocca è secco, ampio, ricco senza essere invadente e nel contempo cremoso. L’aroma intenso richiama il floreale, la mela verde, i frutti di bosco, la pesca, i lieviti, mentre note tostate, di crosta di pane e brioche, con sfumature di miele, intrigano. Il ritorno leggermente speziato e ammandorlato  invita a un nuovo sorso. Grande godibilità. A pranzo a colpirmi per l’interessante profilo sensoriale, ricco di impressioni olfattive e di gusto, è il Vermentino che con La Spinetta producono in Toscana, a Casanova, tra Pisa e Volterra. Non è una parentesi l’ottima  trota salmonata all’orientale in abbinamento. Il Vermentino rivela subito un carattere completamente differente dai suoi cugini: più selvaggio e delicato rispetto a quello ligure, meno “piacione” del sardo. Di buona struttura, aromi pochi ma decisivi: note floreali e agrumate su sfondo citrino, bella mineralità e freschezza, con acidità che si fa sentire, nervoso, con corpo ampio e finale ammandorlato. Altro fuoriprogramma il Barolo Campè 2012, potente ed elegante ma ancora giovane, considerato il suo potenziale di invecchiamento. Chicca meravigliosa è il Moscato d’Asti Bricco Quaglia La Spinetta, un vino di un’eleganza e finezza che commuovono,  dolce ma senza sbavature esageratamente smielate, fragrante, con una vena minerale, acida e fresca di pera, pesca ed erbe aromatiche. Finale lungo. Impressionante. I risultati che si raggiungono con il moscato nell’Astigiano sono ineguagliabili.

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Sarà un piacere degustare in futuro le nuove interpretazioni degli spumanti millesimati, che saranno prodotti da uve dell’Alta Langa, rendendo Contratto svincolata da altri territori. Bollicine piemontesi al 100%. Questo grazie ai 40 ettari di pinot noir e chardonnay comprati a Bossolasco, in provincia di Cuneo, una  terra bianchissima, prima adibita a pascoli e noccioli, a 700-800 metri di altezza, con cloni selezionati da barbatelle provenienti dalla Champagne.

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A Canelli, sede storica aziendale, con cantina scavata nella marna della collina, ci aspetta Elisa, sommelier, per un rush finale. Qui degustiamo i due For England dosaggio zero (senza aggiunta di liqueur d’expédition), da pinot noir in purezza. L’altro spumante monovitigno è il blanc de blancs da uve chardonnay. Vini sapidi, di buona acidità e mineralità, che all’assaggio comunicano subito pienezza gustativa.

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Perlage fine e continuo, colore che è preludio di un momento speciale da condividere, il For England Rosé, un extra brut pas dosé da pinot nero in purezza, sboccato a settembre 2011, è l’unico spumante rosé della casa. Delicato e fragrante, morbido in bocca, avvolgente al naso con la sua dolce irruenza di panettone, frutta candita, arancio, uva passa, lieviti, e con un interessante retrogusto amaricante. Bella piacevolezza, che ritroviamo anche nel For England blanc de noir pas dosé 2012. Pinot nero in purezza, fermentato in acciaio inox,  36 mesi sui lieviti, anche qui zero residuo zuccherino e zero liqueur d’expédition, gioca su contrasti di crosta di pane, mela verde, fragole e floreali di rose. In bocca buona mineralità e freschezza accompagnano un intenso aroma di lievito. Rimandi eterei. Un vino sgarbato e garbato al tempo stesso. Tra un paio d’anni ancora meglio. Un pomeriggio entusiasmante.

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