TATEL MADRID di Francesca Fiocchi

Atmosfere retrò e design contemporaneo convivono. Il progetto che nel maggio del 2015 dà il via a quella che oggi è diventata una vera e propria catena di ristoranti extra lusso è una sorta di rivisitazione raffinata dei club di clandestini del proibizionismo. Siamo al Tatel di Madrid verso la una, che in Spagna, tradotto, è orario aperitivo. Il ristorante nasce al Paseo de la Castellana, uno dei quartieri più esclusivi della Capitale, zona dell’ alta finanza, del business  e dei migliori brand della moda. Con un piano di espansione nazionale e internazionale: Miami, dove ha appena aperto il secondo Tatel, Ibiza e nei progetti futuri anche Los Angeles, Londra, il Messico. Una sala centrale, cinque sale riservate dove si può tarare l’intensità della luce sul tipo di clientela, e un banco bar super scenografico. Carta vini fornitissima e cucina iberica di alto livello, con qualche rivisitazione moderna e d’avanguardia, in linea con la filosofia aziendale di promuovere la cultura e i valori spagnoli nel mondo attraverso il cibo e il vino. Non a caso i proprietari sono spagnoli. Un luogo perfetto sia per pranzare sia per cenare o per un semplice aperitivo. Ma veniamo alla mia degustazione, due bianchi e un rosato ideali in abbinamento con la tortilla trufada e, anche se si tratta di bianchi, con del saporito jamon iberico, che accosto praticamente a tutto. Il Tatel è una tappa obbligata per chi vuole vivere Madrid di notte.

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DSC_0413Vega Sicilia incanta in tutto quello che propone, ma anche Pingus, Emilio Moro, Bodegas Aalto, Pedrosa sono nomi che non possono mancare in un progetto  di internazionalizzazione della cultura iberica. La Spagna  vanta oltre 600 varietà di vitigni, ma ben il 75% del territorio è coltivato con 15 autoctoni:  la garnacha tinta è la più diffusa, il tempranillo il più prestigioso, con risultati ormai eccellenti da nord a sud.

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Devo ringraziare il Tatel per avermi fatto conoscere tre vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. A volte si possono trovare gioiellini molto competitivi sul piano commerciale, penso dipenda anche dalla serietà del produttore. Il primo vino degustato è il Chivite Finca Villatuerta D.O. Navarra, da uve chardonnay.  La bodega  vanta una storia nel vino dal 1647, undici generazioni. Ed è conosciuta anche per essere l’importatore per la Spagna della maison Taittinger. I vigneti sono in Tierra Estella, nel comune di Villatuerta, sui pendii di Granja de Legardeta. Centoventi ettari, suoli argillosi, limosi e calcarei, clima atlantico-continentale che si riflette sui vini contribuendo a regalare un’intensa mineralità e freschezza. Ottimo anche il Chivite las Fincas Rosado, D.O. Vino de la Tierra 3 Riberas, da garnacha, in maggioranza, e tempranillo, dall’intenso profumo di petali di rosa. Bella anche la bottiglia, che sembra quella di un liquore. La cantina, opera dell’architetto Rafael Moneo, è perfettamente integrata nel paesaggio. La famiglia Chivite ha inoltre acquistato la proprietà di Arinzano, uno dei pochi territori in Spagna ad aver ottenuto il riconoscimento dello status di Pago, di cui godono i vini provenienti da un unico specifico e rinomato vigneto le cui caratteristiche di alta qualità sono indiscusse. Il vino di Pago è all’apice della piramide qualitativa iberica, solo cinque bodegas se ne possono vantare, sotto abbiamo I.G., D.O. e D.O.Ca per Rioja e Priorat. Appartiene a Chivite anche bodegas Gran Feudo, nel cuore di Navarra, e Viña Salceda, in un caratteristico paese della Rioja Alavesa. Il Chivite Finca Villatuerta è un bianco con crianza, da chardonnay di un unico vigneto, parzialmente fermentato in barrique (6 mesi sui lieviti). Al naso sprigiona una bella aromaticità a nota fumé, con una interessante vena citrina e leggermente mentolata che fa da sfondo ad acacia, frutta secca, crosta di pane, nocciola. In bocca l’attacco è untuoso, saporito, denso, con retrogusto di verbena e un finale molto fresco. Buona capacità di evoluzione.

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Con il secondo e il terzo vino siamo nella Rioja Alta, dove il tempranillo raggiunge la sua massima espressione, ma si coltivano anche garnacha (grenache), mazuelo (carignan), graciano, viura (macabeo), malvasia. La Bodega Muga fu creata nel 1932 da Isaac Muga Martinez e da sua moglie, Auro Cano, e produce splendidi vini rossi, bianchi e rosati. Il Muga blanco con crianza, da uve malvasia (10%) e viura (90%) è fermentato in barrique. La malvasia apporta freschezza e un fine ritorno aromatico. Muga è uno dei pochi produttori che vinifica solo le sue uve. La cantina si trova  nello storico Barrio de la Estacion ad Haro. I suoli alluvionali sono argillosi e calcarei. Il vino merita attenzione (90 punti Parker): macerazione di 8 ore, fermentazione in barrique nuove di rovere francese dove riposa sulle fecce per 3 mesi. Al naso il ventaglio aromatico vira dai frutti bianchi ai fiori di campo, con tocchi finemente erbacei, note citrine, di pera e di pesca sul finale. In bocca il dolce della frutta è ben bilanciato dall’acidità. Vellutato. Interessante anche il Muga Rosado da uva garnacha, viura e tempranillo, all’inizio spiazzante per chi come me è abituato al rosato da pinot nero. Al Tatel ritrovo anche gli sherry di Jerez da palomino fino e pedro ximenez. Allegria!

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