VINITALY 51

Vinitaly scalda i motori. E sono 51. Raccontati in grande stile da Lucio Bussi e Carlo Delaini, attualmente capo ufficio stampa di Veronafiere, in un libro che sarà presentato domenica 9 aprile: un modo per ripercorrere gli ultimi 50 anni di storia del vino, che si intrecciano con il mondo politico e istituzionale, con il costume, la società, il nostro essere italiani. Oggi Vinitaly non è solo la fiera del vino, ma grazie alla collaborazione con Sol&Agrifood comprende anche la filiera dell’olio e l’agroalimentare. E poi Vinitaly and the City, il fuorisalone parallelo alla kermesse espositiva, organizzato da Veronafiere dal 7 all’11 aprile: cinque giorni di eventi all’insegna di arte, cultura e spettacolo che riuniranno gli enoappassionati, mentre in fiera si cerca di concentrare ancora più business. Un programma completo che unisce vino, cibo e intrattenimento, e che approda anche sul lago di Garda grazie alla collaborazione con Fondazione Bardolino Top. Fra gli ospiti Bruno vespa, Giuseppe Culicchia, Camila Raznovich, Joe Bastianich, Irene Grandi, Federico Zampaglione, Francesco Sarcina (Vibrazioni).

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Si è appena concluso il Prowein, l’altra grande fiera europea del vino, forse la più internazionale, più specificamente dedicata al winebusiness mondiale e solo per professionisti del settore, oltre 60 i paesi rappresentati. Al Vinitaly troviamo schierata l’Italia del vino al gran completo, forse qualche stretta di mano in più, qualche enoappassionato di troppo, ma da quest’anno con una maggior attenzione ai vigneron esteri e ai buyers. Mentre il pubblico dei wine lovers è sfoltito grazie all’ampio e interessante programma del fuorisalone. Insomma un Vinitaly che si rilancia e diventa più competitivo, anche per mettere a tacere voci (isolate) che caldeggiano la nascita di altre fiere del business, come la proposta di Angelo Gaja di una Biennale del vino a Milano. E un’Italia che ha raggiunto numeri importanti e si presenta con una quota di mercato del 21%, confermandosi secondo paese esportatore di vino al mondo per un valore registrato nel 2016 di oltre 5,6 mld di euro, con una crescita sull’anno precedente del 4,3%. Il vino è il prodotto agroalimentare che registra il miglior saldo commerciale con un surplus superiore ai 5,3 mld. <<Il nostro impegno diretto sul fronte dell’incoming dei trader è imponente>>, spiega il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, <<con una selezione che si è svolta in 35 paesi ritenuti dagli espositori più interessanti per l’export>>. Tutto questo nel contesto di una congiuntura internazionale che sta ridisegnando la geografia del mercato. Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, che quest’anno è riuscito a far tornare a Vinitaly anche un nome storico e prestioso come Gancia:<<Bisogna lavorare sul brand e quindi sul prezzo medio, ancora troppo basso e recuperare terreno sui mercati emergenti come la Cina, che vedrà aumentare i consumi di vino del 79% da qui al 2020>>. Cina che diventerà il secondo mercato mondiale del vino per volumi e valori. A questi temi è dedicato il focus di lunedì 10 aprile Il mercato mondiale del vino, Outlook 2020, organizzato da Ismea e Vinitaly.

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Novità che fa da termometro alla crescente importanza di Vinitaly nel mondo è l’ampliamento del 33% dello spazio espositivo di Vininternational, con vini e cantine da 30 paesi: dall’Australia all’Ungheria alla Spagna, dai vini simbolo del Mar Nero, vere rarità enologiche (come quelli della Cantina Guliev e dell’azienda vinicola aristocratica del principe P.N. Trubetskoy), al sud del Perù (si parte da Ica, vicino Lima, percorrendo la valle del Pisco). Ma anche la Slovenia, cresciuta in qualità soprattutto negli ultimi anni, il Sudafrica, la Cina. Gli scenari vinicoli mondiali stanno cambiando, ormai il vigneto è globale e la qualità si sta alzando in ogni angolo del pianeta, basta pensare che anche nel deserto del Negev fanno vini, e di buona qualità. Tutto questo rappresenta una minaccia concreta per il nostro export (ad oggi trainato dalle bollicine) e deve portare a ripensamenti delle strategie di marketing (incognita Trump a parte), a manovre economiche che aiutino veramente le imprese. Oggi ottimi Metodo Classico, dall’acidità più tagliente, li possiamo bere anche in Gran Bretagna. Per la prima volta ci sarà il Kosovo, che affiancherà la Georgia, patria ancestrale del vino, e sarà presente una delegazione di viticoltori russi organizzata dal ministero dell’agricoltura di Mosca. Debutto per il Giappone, con diverse aziende produttrici di sakè, per un totale di un centinaio di etichette, sakè che viene prodotto, ricordiamolo, dalla fermentazione e non dalla distillazione del riso (esiste anche la figura del  sakè sommelier). Giappone che si sta sforzando di accreditare la sua identità enologica e capitalizzarla, ma oggi manca ancora un grande vino giapponese (o cinese), interessanti ma nulla più sono quelli macerati di Eishi Okamoto. Dalla Polonia arrivano le tipologie di vodka di Torunskie Wodki Gatunkowe e dalla Cina i vini del Ningxia (da vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, che rappresenta due terzi del totale coltivato). Ningxia è una zona vitivinicola non molto distante dalla Mongolia, la cui qualità è cresciuta ad alta velocità, tanto da essere paragonata a Bordeaux, ma il vino è ancora un prodotto di nicchia considerando il totale della popolazione, ossia 1,3 miliardi di persone. Un paese ad alta velocità, basta ricordarsi che a settembre 2016 il Guardian scriveva di un nuovo laboratorio cinese nello spazio con a bordo vitigni di cabernet sauvignon, merlot e pinot nero con l’obiettivo di suscitare mutazioni da renderli adattabili a climi più ostili, sviluppando nuove forme di resistenza al freddo, alla siccità e ai virus.

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Atteso l’incontro con Bob Yango, il fondatore e CEO di 1919, il più grande rivenditore cinese di vini, la più grande piattaforma O2O di alcolici e la terza più grande online, con oltre 1000 negozi in 500 città, che diventeranno 6mila nel 2019. Altra novità sarà la presentazione di The Wine Net, una rete di impresa vitivinicola per la cooperazione internazionale e per presidiare meglio il mercato italiano, aperta ad altre realtà e fondata da tre cooperative del vino di Valpolicella, Valdobbiadene e Barbaresco, rispettivamente Cantina Valpolicella Negrar, Cantina Produttori di Valdobbiadene-Val d’Oca, Cantina Pertinace. La rete a oggi consta di 1671 ettari di vigneti e 920 soci distribuiti fra le tre cooperative fondanti. Appuntamento da non perdere è con le Donne del Vino, l’associazione nazionale presieduta da Donatella Cinelli Colombini (Doc Orcia), che promuove due degustazioni guidate, per un totale di 24 vini da vitigni autoctoni in via di estinzione (meno di 50 ettari vitati per varietà), con Ian D’agata, direttore di Vinitaly International Academy e autore del libro “Native wine grapes of Italy”. L’Italia, patria dell’autoctono, vanta numerosi vitigni rari in fase di studio e sperimentazione, un immenso patrimonio ampelografico nazionale da tutelare e valorizzare: si va dal picolit e dal pignolo del Friuli al magliocco calabrese, passando per l’asprinio e il pallagrello nero campano, dalla freisa piemontese al minutolo pugliese al frappato siciliano, ma non mancheranno degustazioni di Falangina delle produttrici campane e la tavola rotonda sui vini toscani complementari del Chianti in alternativa ai vitigni internazionali. Da non perdere anche quella guidata da Kerin O’ Keefe (Wine Enthusiast) sul Brunello prodotto da donne. Sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni continua l’impegno di Vinibuoni d’Italia, che a Enoteca Italia porterà in degustazione 335 vini italiani e 29 spumanti Metodo Classico.

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Tra le novità 5Star Wines The Book 2017, la guida alle migliori etichette firmata da Veronafiere, dove sono inseriti i vini che hanno ottenuto un punteggio superiore a 90 centesimi. Da non perdere domenica 9 aprile La nuova disciplina organica sulla vite e il vino: luci e ombre. Ma si parlerà anche di Brexit nel corso della tavola rotonda su vino e Gdo, con focus sulle prospettive per il vino italiano nella Grande Distribuzione in Gran Bretagna dopo l’uscita dall’Ue. Più vari focus sui mercati esteri e sui cambiamenti climatici in vigneto. E il nuovo museo del Marsala. Segnalo anche la presentazione del  libro Divino Andino. Viaggi e assaggi all’ombra della Cordigliera (Polaris), di Francesco Antonelli, all’Arsenale di Verona, sabato 8 aprile, in collaborazione con la Libreria Gulliver di Luigi Licci, nell’ambito del fuorisalone. Un viaggio al limite che ha portato l’autore in Sudamerica per cinque mesi. Insomma tanta carne al fuoco, non solo degustazioni!