‘AVITA,VINO SENZA COMPROMESSI di Francesca Fiocchi

Le Cinque lettere di ‘aVita racchiudono il senso profondo di questo vino, la storia di Francesco e Laura. ‘aVita in calabrase significa ‘vite’ ed è la loro vita. Siamo sulle colline di Cirò Marina, in provincia di Crotone. I vini risentono delle influenze del mar Jonio e della Sila, otto gli ettari di Francesco De Franco vitati a gaglioppo e suddivisi in quattro vigne ad altitudini ed esposizioni al sole differenti.  Vini il cui richiamo alla vigna e al terroir è quasi carnale, così come la loro autenticità. Vini coraggiosi, di estrema personalità, scommesse vinte prima di tutto con se stessi. Oggi vi voglio parlare del Rosato di Calabria 2015 da gaglioppo biologico in purezza Igp. Un rosato che non ha nulla a che vedere con gli altri rosati, a cominciare dal colore. Un vino che strizza l’occhio un po’ a un rosso, un po’ a un bianco e un po’ a un macerato, per poi correre da solo, con un allungo onesto, straordinario solista dall’anima inafferrabile. Figlio di un rinascimento enologico che deve urlare al mondo la sua esistenza, la sua forza. De Franco in questi vini non utilizza enzimi, le fermentazioni sono spontanee, un metodo artigianale nel vero senso della parola. E il suo rosato è splendido, cangiante, vivo. Gli manca la parola, che a dir la verità sarebbe superflua perché sa raccontarsi molto bene anche da solo. Un vino da tutti i giorni nel significato più alto del termine. E un vitigno millenario che Francesco De Franco ha saputo rivalutare e interpretare senza tradirne l’essenza. La sua scelta, invidiabile, è stata quella di lavorare con autoctoni come il gaglioppo ma anche con piccole quantità di magliocco, greco nero e bianco, e sperimentare. Di continuo. Avevo letto qualche recensione di questo vino ma non lo avevo mai provato. Ancora una volta devo ringraziare gli amici di Hic Enoteche di Milano che mi sottopongono sempre cose molto particolari. Decisamente non per tutti. In questo caso dietro al vino c’è anche una bella storia d’amore, quella di una famiglia che ha scelto, rischiando, di vinificare in purezza un vitigno difficile come il gaglioppo, dalla tannicità da gestire, in un territorio dove la mancanza di acqua fa sperare nelle piogge pre vendemmia di agosto e settembre. Francesco e Laura volevano creare un unicum fortemente territoriale, un vino che in giro per il mondo parlasse calabrese. ‘aVita appunto. E ci sono riusciti.

dav

Si intuisce subito che non siamo di fronte a un vino immediato. Richiede tempo, pazienza, quindi l’assaggiatore non deve essere di fretta. È un vino che si rivela poco a poco, ma quando si concede è un’esplosione di aromi che portano dritto nel Sud Italia. Un’interpretazione del gaglioppo diversa da qualsiasi altra interpretazione perché è l’ interpretazione personale di Francesco e Laura, lui calabrese lei friulana, e come loro è un gioco di contrasti, sfumature, sovrapposizioni. A cominciare dal colore varietale, dalla vena sapida, dalle durezze. Francesco è un ex architetto cui il richiamo della natura e della sua terra ha imposto scelte diverse. Studi all’enologico di Conegliano, stage in Cile e in Friuli. Oggi la sua produzione maggiore è di Cirò Rosso. Il Magnum Riserva 2008, la loro prima riserva, è un gran bel bere, anche considerato il prezzo, con tannini eleganti di sapore langarolo. Un vino interessante, ma è un’altra storia. Magari da assaporare quest’estate al Cirò Wine Festival, promosso dal Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini Cirò e Melissa Doc.hdrDegusto il rosato con Francesco, calabrese doc, sommelier curioso di Hic Enoteche, che oggi gioca in casa, o meglio nella sua terra di origine. Le bottiglie aperte non sono mai banali. Il colore è cangiante, vira dall’ambrato all’aragosta con riflessi rosa antico. La mineralità al naso  è straordinaria, quasi prepotente, ed è la grande forza motrice di questo vino, fresco, che richiama il mare, il sole, la sua terra argillosa e calcarea. La vigna è vicina al mare, le viti giovani di 11 anni. Vendemmia a fine settembre, macerazione di 12 ore, affinamento di 9 mesi in acciaio per esaltare i profumi e gli aromi del gaglioppo. Al naso un che di terra, la nota sulfurea che arriva subito ma dopo un po’ si stempera e cede il passo alla roccia marina, al pompelmo rosa, alla frutta gialla matura e succosa – sembra quasi di tagliare pesca albicocca col coltello – che contrasta la mineralità, e questo è un connubio raro. Buona aromaticità da macchia mediterranea, sentori quasi di sottobosco come fosse un rosso. Chiude  con una nota floreale di rosa appassita molto elegante. Francesco serve il vino a 10 gradi e lo lascia scaldare lentamente nel bicchiere per sentirne e tastarne l’evoluzione al naso e in bocca, per capire come si smorzano le durezze. Al palato sulle prime è scontroso, poi si ingentilisce. Un rosato sicuramente di persistenza, con una nota terrosa importante. Il retrogusto amarognolo aggiunge sapore, personalità. Con un giusto equilibrio fra potenza e leggerezza. Emozionante ed emozionale. Un vino versatile che si sposa molto bene con un pesce balestra al forno con patate. Un pesce ricco di grassi che mineralità e acidità del vino controbilanciano egregiamente.  dav

Quando si è di fronte a persone autentiche, a un vino fatto bene, fatto col cuore, ma che meriterebbe di più, non c’entra se sei amico o meno del produttore, c’entra che a quel vino devi portare rispetto, senza dover trovare per forza criticità, che qui peraltro non ci sono. Per essere credibili non servono critiche gratuite. Serve essere intellettualmente liberi. Semplicemente onesti. Mettendoci la faccia in tutto quello che si fa. Un vino che forse non piace a tutti ma ha qualcosa da dire. ‘aVita! Orgogliosamente di Cirò.