MADE IN ITALY AND EXPORT A VINITALY 2017

Giornate di dibattiti e convegni perché Vinitaly non è solo tempo di degustazioni ma anche l’occasione per fare il punto della situazione del sistema vino. Da quanto emerge da Outlook 2020 di Ismea-Vinitaly si stima da qui a quattro anni una crescita sia nella produzione (+2,4%) sia nei consumi mondiali di vino  (+4,3%), con punte in Cina (+21,6%), Russia (+6,1%) e Usa (+5,7%). Tra i produttori è l’Italia il paese che cresce di più, con un aumento delle vendite in valore del 10%, meglio di Francia e Cile (+6,1%), Usa (+4,3%) e Spagna (+3,6%). Da sottolineare è l’incremento dei consumi previsto in Cina, mentre quelli interni del nostro paese resteranno stabili (+0,9%). Sul fronte del valore medio all’esportazione, che rimane ancora basso rispetto alla Francia, c’è da sottolineare come l’Italia sia cresciuta del 20% nel biennio 2014-2016 rispetto al 2011-2013, contro il +9% della Francia. Per quanto riguarda l’export Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, commenta:<<C’è ancora molto da fare, non solo in Cina, ma anche negli Usa. Qui il vino è polarizzato sulla costa atlantica, mentre dobbiamo ragionare sul cuore dell’America, nelle aree centrali. Il nostro tallone d’Achille rimane il prezzo. Sul fronte Brexit è importante che 4-500 nuovi buyer inglesi abbiano deciso di essere presenti a Verona>>.

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(In foto lo stand di Bottega e alcuni dei suoi prodotti d’eccellenza. L’azienda nel 2015 si è classificata al 15° posto per incremento del fatturato estero).

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E la Brexit? <<È una sfida per le vendite dei vini italiani, anche perché Australia, Sudafrica, Nuova Zelanda saranno tra i primi paesi a istituire trattati bilaterali con il Regno Unito. L’unica soluzione a questa minaccia è consentire al regno Unito un periodo di dieci anni per condividere gli stessi oneri doganali dell’Unione e negoziare un trattato di libero commercio. Tutto dipenderà da come evolverà il negoziato post Brexit tra UK e UE>>, spiega Alex Canneti della Berkmann Wine Cellars di Londra. <<Le potenzialità del vino italiano nella Grande distribuzione britannica sono buone, e non solo per le bollicine ma anche per il vino rosso come Amarone, Cannonau, Chianti Classico, Veneto Classico e i vini siciliani e pugliesi. Prospettive interessanti si aprono anche per il Fiano, il Vermentino, il Pecorino e il Grillo.

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Da una ricerca Iri presentata in questi giorni a Vinitaly sui consumi nella Grande distribuzione risulta che gli italiani comprano il vino soprattutto al supermercato. Nel 2016 sono stati acquistati sugli scaffali 500 milioni di litri, spendendo un miliardo e mezzo di euro. Il 60% di questi vini indica un riferimento territoriale (Docg, Doc, Igt), sintomatico che i consumatori chiedono prodotti di qualità e legati al territorio. Diminuiscono, invece, gli acquisti di bottiglioni da un litro e mezzo, dei vini sfusi, delle damigiane e dei brik.  I vini fermi sono più richiesti di quelli frizzanti, che risentono del boom degli spumanti (+7% nel 2016). In crescita anche i vini biologici, proposta ancora di nicchia nella Grande distribuzione.