VINITALY, IL FRIULANO DEL COLLIO SALE IN CATTEDRA di Francesca Fiocchi

Ho un debole per il Friuli e i suoi bianchi. Friulano, Ribolla, Malvasia istriana, vini del Carso e la loro agricoltura eroica, il Pinot grigio che, zona più o zona meno, trovo dia espressioni straordinarie, un esempio il Pinot grigio Collio Mongris Riserva Marco Felluga. Alla degustazione organizzata al Vinitaly, allo stand Ersa, dal Consorzio Tutela Vini Collio, dal titolo “Hill Friulano: espressioni e particolarità del Friulano Collio”, ho ritrovato fuoriclasse che già conoscevo, come il Tenuta Borgo Conventi e il Gradis’ciutta, accanto ad altri per me nuovi, come il Raccaro e il Terre del Faet, scoperte decisamente interessanti. Un solo rimpianto Maurizio Buzzinelli che apprezzo in più di un prodotto. Prima di parlare dei vini, in questo caso espressioni e stili diversi di Friulano in purezza, degustati secondo un crescendo di complessità aromatica, non si può non spendere due parole sul territorio, che meriterebbe più di un commento. Il Collio, che si estende fino ai confini con la Slovenia, è un crocevia di culture dai confini in movimento che ritroviamo nel bicchiere, di riconoscibile firma, è storia di persone e vitigni, di dolci colline e borghi di rara bellezza. È la  “Strada del vino e dei ciliegi”, che ne attraversa i vigneti: da San Floriano a Dolegna. Millecinquecento gli ettari vitati a Doc tra le Alpi Giulie e l’Adriatico, un microclima ideale che gode dei benefici influssi del mare e della protezione delle montagne a nord. L’area è ripartita tra otto dei venticinque comuni in provincia di Gorizia: Cormons, uno dei centri più importanti, Farra d’Isonzo, Dolegna del Collio, Capriva, San Lorenzo Isontino, Mossa, San Floriano del Collio, Gorizia. Il suolo, composto di marne e arenarie stratificate di origine eocenica che donano ai vini intense mineralità e distintive sapidità, è stato definito “una sorta di museo a cielo aperto”.

hdr

dav

dav

Otto i vini in degustazione da uva Tocai friulano, un vitigno che identifica il Friuli più di ogni altro: Humar, Zorzon, Raccaro, Tenuta Borgo Conventi, Fruscalzo, Gradis’ciutta, Toros, Terre del Faet. Premessa: tutti di qualità elevata, con prospettiva di miglioramento nel tempo: tra sei/sette anni saranno ancora meglio. Nella degustazione condotta da Stefano Cosma, esperto di vini friulani, possiamo sottolineare la maggiore complessità aromatica di Terre del Faet, la mineralità e la rotondità di Raccaro, l’ottimo equilibrio e la finezza di Gradis’ciutta. È proprio di quest’ultimo, annata 2015, che vorrei spendere due parole. Le uve provengono da vigneti diversi, lontani svariati chilometri tra di loro, ma anche le vigne sono di diversa altitudine, esposizione ed età, le più vecchie hanno più o meno cent’anni. L’azienda, il cui nome deriva dall’omonimo borgo vicino a San Floriano del Collio, conta su 30 ettari di terreno, 25 quelli vitati. Già nel 1780 la famiglia Princic produceva vino a Kozana. Vino e terroir (ponca) che qui si combinano per dare la principale impronta. Le uve sono macerate per 24-48 ore, la fermentazione avviene in acciaio, la conservazione “sur lie” fino ad imbottigliamento. Ricco e multisfaccettato il profilo aromatico: al naso predominano note vegetali di fieno, fiori di campo, ginestra, con un accenno di acacia. Di buona struttura percettibile sin dal primo sorso, pura esaltazione già in apertura di gradita mandorla amara ed erbe aromatiche come il timo, è pieno, morbido, di buona sapidità minerale, con ritorno di mela matura e idrocarburi. Evolve in una piacevole tannicità. Di persistenza e freschezza. Di Robert Princic mi hanno convinta anche il Collio Pinot grigio e il Collio Rosso (da Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc). I vini di questo straordinario terroir non deludono mai. Soprattutto se non consumati giovani. Fondamentale quest’ultimo aspetto per vincere una sfida internazionale.