IL SALOTTO DEL VINO

Il “Salotto del vino” porta con sé due concetti: atmosfera raccolta ed eleganza. Quindi non possono mancare i vini del Collio friulano (Brda in sloveno), territorio a lungo diviso ma unito dalla passione vinicola. Più che un tasting un incontro di opinioni, chiacchiere, emozioni, secondo lo stile del racconto, sì perché i vini hanno una loro storia imprescindibile che prende forma ad ogni sorso, svelandosi poco alla volta. Due i requisiti per partecipare: passione e curiosità. L’appuntamento è al ristorante La Montecchia Alajmo, a Selvazzano Dentro (PD), mercoledì 26 aprile dalle 20.30. Sei territori, sei uve, sei produttori, sei stili. Ma soprattutto sei vini d’eccellenza scelti, raccontati e degustati da Stefano Cosma, scrittore ed esperto di vini friulani.

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E sei buoni motivi per scegliere i bianchi del Collio. Bastano i nomi qui sotto. Mi illumino d’immenso nel trovare Buzzinelli (Carlo di Pradis), un altro produttore che stimo moltissimo.

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(In foto Robert Princic di Gradis’ciutta)

Il Rebolium Sinefinis 2010 è il nome di ascendenza latina dello Spumante Brut Metodo Classico da Ribolla gialla di Sinefinis. Un vino delicato ma con carattere, espressione di un Collio senza frontiere, che nasce dall’avventura imprenditoriale del friulano Robert Princic e Matiaz Cetrtic di Kojsko, in Slovenia. Ribolla che sta dando risultati interessanti spumantizzata sia con Metodo Charmat sia con Metodo Classico, e i cui sviluppi futuri attendiamo fiduciosi. I vini “geniali” di Robert Princic sono frutto di una natura prorompente e sovrana. Il Friulano di Gradis’ciutta, da uva tocai friulano 100% coltivata nella ponca, è un signor vino. L’azienda di Robert Princic, nel cuore del Collio, può contare su terreni a diverse altezze che permettono di coltivare più varietà sia autoctone, come ribolla e friulano, sia internazionali, come pinot grigio e sauvignon.

Il Friulano 2010 di Carlo di Pradis è un’altra bella sorpresa. Per chi non conosce il territorio Pradis è una località tra Cormons e Capriva del Friuli, dove finisce la piana dell’Isonzo ed inizia il Collio. L’azienda fra tradizione e innovazione è portata avanti da Boris e David Buzzinelli, che ho già citato. I due fratelli scelgono l’olio di colza per i trattori, l’energia del sole per la cantina, la tecnologia del freddo per i vini. Particolarissimo il loro “Scusse” (bucce): un friulano 100% lasciato in fermentazione sulle bucce 18-25 giorni e poi in legno per uno o due anni.

Felice di trovare anche una Malvasia, quella de Il Carpino annata 2011 (con vigneti ad Oslavia). Il Carpino, di Anna e Franco Sosol, coadiuvati dai figli, è un’altra interessante novità con sede a San Floriano del Collio, vicino al confine sloveno. La loro malvasia è un vino che conserva l’aroma tipico primario dell’uva con sentori di pepe verde e una naturale predisposizione all’invecchiamento. Siamo di fronte a una Malvasia spiazzante per complessità olfattiva e persistenza.

La danza prosegue con il Conte Lucio Pinot grigio ramato 2009 Venezia Giulia Igt La Bellanotte (vigneti a Farra d’Isonzo e vigne di 60 anni). Un vino tipico, una delle loro migliori espressioni di sempre, senza sbavature o eccessi. Giuliana Guadagni e Paolo Benassi, di origini toscane, in Friuli non sbagliano un colpo, rispettando al tradizione locale con vini  dallo stretto rapporto territorio-qualità.

E poi da Dolegna arriva Jermann. Il geniale. Il fantasioso. Vignaiolo nell’anima prima che di testa. Il suo Capo Martino Venezia Giulia Igt Bianco prende il nome dalla collina acquistata nel Collio nel 1991. L’azienda è rinomata per i suoi bianchi straordinari e i rossi robusti. Questo vino è un uvaggio tra tocai friulano, ribolla gialla, malvasia e picolit, affinato in botti di rovere per 12-16 mesi, di splendida aromaticità e persistenza lunghissima. Un tripudio.

Altra chicca il Grand Pinot nero Doc Collio (2015) Castello di Spessa, di Loretto Pali, che si distingue per tipicità ed eleganza del vitigno (oltre che del terroir). Insomma, c’è di che sbizzarrirsi!